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Giovedì, 25 Ottobre 2018 10:12
Emergenza lavoro

Il “caso” del supermercato Iperdì finisce in Parlamento In evidenza

Presentata un’interrogazione che chiede al governo cosa intende fare per tutelare i lavoratori che sono rimasti senza lavoro: quaranta erano occupati a Trezzano

Nell'immagine, l'insegna del supermercato Iperdì di via Curiel a Trezzano Nell'immagine, l'insegna del supermercato Iperdì di via Curiel a Trezzano

“In merito ai fatti descritti, quali iniziative urgenti il Governo abbia già adottato e intenda adottare in futuro per tutelare lavoratori e imprese di fronte alla grave crisi della Nuova distribuzione s.p.a” si chiude così un’interrogazione parlamentare presentata durante la seduta della Camera dei deputati di martedì 23 ottobre.

Situazione drammatica

Il documento, sottoscritto da Fabio Boniardi, deputato della Lega e altri cinque suoi colleghi, riporta al centro dell’attenzione la drammatica situazione  venutasi a creare a danno di centinaia di lavoratori dell’Iperdì e Superdì, le catene di supermercati che hanno chiuso i battenti le scorse settimane. Uno dei punti vendita sorgeva a Trezzano, all’angolo tra via Curiel e via Leonardo Da Vinci. Ci sono ex dipendenti che da mesi non percepiscono quanto loro dovuto e sono al limite del collasso finanziario. La condizione di molti di loro è drammatica.

I libri in tribunale

Il 13 agosto 2018 scorso, la Nuova distribuzione s.p.a., società di Monza controllata dalla famiglia Franchini (tramite GCA General Market s.r.l.), proprietari dell’Iperdì è stata ammessa al concordato in bianco dal tribunale di Monza, che ha concesso i canonici 60 giorni di tempo per presentare il piano concordatario definitivo. La società dava lavoro a 1045 dipendenti, quaranta dei quali a Trezzano.

Crisi di liquidità

Nel 2017 la società ha dovuto far fronte a una pesante crisi di liquidità imputabile, secondo i vertici dell’azienda, non solo a problemi di carattere organizzativo, ma anche alla crisi della Banca popolare Veneta e della Popolare di Vicenza. Lo scorso 1° ottobre  si è svolta una riunione al Ministero dello sviluppo economico durante la quale è stato rivelato che alcuni dei punti vendita saranno acquistati da player che hanno manifestato un interesse, altri sono ancora oggetto di trattative e altri sono destinati alla chiusura.

Nessuna certezza

Tutto bene? Nemmeno per sogno. Il dramma è che a tutt’oggi non c’è ancora alcuna certezza sulla reale cessione dei punti vendita tra i quali è compreso quello di Trezzano. Molti dei dipendenti, se non la stragrande maggioranza, stanno vivendo una situazione ai limiti della disperazione. Tragica per alcuni. Da mesi non prendono lo stipendio. In molti casi, i pochi risparmi si sono esauriti per sopravvivere e, secondo Giuseppe Sellino, ex dipendente ormai, della filiale di Trezzano, “se al più presto non si trova una soluzione, o adottando alcuni ammortizzatori sociali, o imponendo alla società di pagare gli stipendi arretrati, si è arrivati al limite della disperazione e si rischia qualche dramma".

Famiglie in crisi

L’assoluta precarietà riguarda la vita di decine di famiglie, soprattutto quelle monoreddito, quelle formate da mamme single con figli a carico, famiglie in cui entrambi i membri lavoravano all’Iperdì che devono riscuotere sette mesi di stipendi arretrati: spesa da fare, affitti o mutui e assicurazioni da pagare. Emblematico è il caso di una ragazza con un figlio, terrorizzata dall’idea che  non potendolo accudire, i servizi sociali glielo portino via. Per mettere un freno a questa situazione, lunedì 29 ottobre, i lavoratori di tutte le filiali della catena di distribuzione, delusi dai sindacati,  scenderanno in piazza autonomamente per rivendicare i propri diritti. L’appuntamento è alle 9,30 nella piazza dove sorge la filiale Iperdì di Cologno Monzese.

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