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Mercoledì, 03 Ottobre 2018 11:06
La manifestazione

Presidio davanti a San Vittore per la Rimaflow e Riace: “Mimmo e Massimo liberi”

I manifestanti hanno espresso solidarietà nei confronti del sindaco Lucano e dell’ex presidente della fabbrica trezzanese da pochi giorni trasferito nel carcere milanese

Nell'immagine una panoramica del carcere di San Vittore a Milano Nell'immagine una panoramica del carcere di San Vittore a Milano

Circa 300 persone, secondo gli organizzatori, hanno manifestato ieri sera fuori dal carcere di San Vittore a Milano per solidarietà con due protagonisti delle cronache italiane: il sindaco di Riace, Mimmo Lucano, arrestato  con l'accusa di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, e del presidente di RiMaflow, Massimo Lettieri, detenuto dalla scorsa estate per un'indagine sul traffico illecito di rifiuti in Lombardia.

Manette in vacanza

Lettieri, arrestato a fine luglio nel Salernitano dove si trovava in vacanza, è stato trasferito da pochi giorni nel carcere milanese. Il presidio, organizzato dalla rete nazionale “Fuori mercato” e dalla fabbrica 'recuperata' RiMaflow di Trezzano, si è mosso in corteo sulle note della Banda degli ottoni a scoppio lungo le mura di San Vittore in viale Papiniano scortato dalla Digos.

Reinvetarsi un lavoro

"Mimmo paga oggi le sue scelte di favorire l'accoglienza e di restare umano in un paese dove le paure diffuse ad arte e il vento del razzismo sembrano dominanti – ha spiegato Gigi Malabarba di RiMaflow -, così come Massimo è accusato di associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti per aver tentato con altre lavoratrici e lavoratori, lasciati letteralmente in mezzo a una strada, di reinventarsi un lavoro, un reddito, una dignità".

Farsi sentire

"Mimmo libero! Massimo libero. Freedom, hurriya, libertà!" è lo slogan della manifestazione, durante la quale sono stati accesi fumogeni colorati in direzione del carcere. Non si sono verificate tensioni con la polizia. Obiettivo dei manifestanti "era farsi sentire da Massimo", ha concluso  Malabarba.

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