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Giovedì, 06 Settembre 2018 10:04
Il comunicato

RimaFlow: lanciata una raccolta fondi per le spese processuali

Lo scorso 26 luglio un’inchiesta della Procura di Milano ha portato all'arresto di Massimo Lettieri, presidente della cooperativa, accusato con la cooperativa stessa di "traffico illegale di rifiuti", accuse respinte dai lavoratori

 Lo scorso 26 luglio un’inchiesta della Procura di Milano ha portato all'arresto di Massimo Lettieri, presidente della RiMaflow Lo scorso 26 luglio un’inchiesta della Procura di Milano ha portato all'arresto di Massimo Lettieri, presidente della RiMaflow

Attestato di solidarietà, strategie difensive, raccolta fondi per sostenere le spese legali. Sono il fulcro attorno al quale i componenti della Rimaflow stanno chiamando a raccolta i soci e i simpatizzanti della cooperativa trezzanese (che rappresenta un caso unico di tentativo di salvataggio di un’azienda decotta, nel panorama lombardo).

L'arresto di Lettieri

I guai non vengono mai da soli. Lo scorso 26 luglio un’inchiesta della Procura di Milano aveva portato all'arresto di Massimo Lettieri, presidente della RiMaflow, accusato con la cooperativa stessa di "traffico illegale di rifiuti" e "associazione per delinquere". Una vicenda che aveva lasciato sconcertati i residenti che guardavano con simpatia a quell’esperimento di autogestione.

La difesa dei lavoratori

I lavoratori avevano subito diffuso un comunicato in cui assicuravano di non centrare alcunché “con lo smaltimento illecito di rifiuti per cui sono implicati altri soggetti”. Per Lettieri, avevano chiesto la sua messa in libertà e la restituzione di “ tutta la dignità per il lavoro che ha sempre fatto per tutti i lavoratori e le lavoratrici e anche per la città di Trezzano sul Naviglio”.

Accuse infamanti

Oggi, in un documento diffuso sui social ribadiscono che quelle contro Lettieri sono “accuse che noi consideriamo infamanti, perché colpiscono l'esperienza autogestita della fabbrica recuperata RiMaflow in uno dei settori importanti del suo impegno: quello per il recupero e il riciclo, per salvaguardare territorio e ambiente”.

Spazio aperto

Nel comunicato sottolineano che “Mentre Massimo, dopo 40 giorni, è ancora in carcere a Salerno, le lavoratrici e i lavoratori della fabbrica recuperata Ri-Maflow - tra mille difficoltà conseguenti all'inchiesta (in particolare al sequestro preventivo del conto corrente della cooperativa) continuano il loro lavoro e anzi lo rilanciano. E la fabbrica di via Boccaccio a Trezzano SN è ancora uno spazio aperto per tante iniziative artigiane, culturali, sociali”.

L'appello

“Per difendere Massimo Lettieri e la Cooperativa Ri-maflow, - continuano i lavoratori- e per ristabilire le nostre ragioni, il nostro impegno, la nostra credibilità etica e sociale - centinaia di persone e realtà associative hanno promosso un appello (https://rimaflow.it/index.php/2018/09/03/appello-rimaflow-vivra-firme-pervenute/) e una sottoscrizione per sostenere la Cooperativa, Massimo e la difesa processuale”.

L’assemblea pubblica

Per discutere come “rispondere collettivamente alle accuse che gli vengono rivolte e costruire insieme la campagna di sostegno”, domenica 9 settembre alle 16, si terrà un’ assemblea pubblica alla quale sono invitati tutti coloro che hanno a cuore  Rimaflow e la sua esperienza sociale. Poi alle 19.30 è prevista una cena/buffet di sottoscrizione.

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