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Venerdì, 27 Luglio 2018 08:47
L'inchiesta

RiMaflow, tutte le carte dell’inchiesta che ha portato agli arresti di ieri In evidenza

L'indagine è iniziata nel 2016, dopo il sequestro di due capannoni colmi di rifiuti pericolosi senza che ci fosse alcuna certificazione su provenienza e destinazione dei materiali stoccati

I sequestri, effettuati dal Nucleo tutela forestale e ambientale dei carabinieri, hanno riguardato anche aree dedicate alla gestione dei rifiuti e divenute poi vere discariche I sequestri, effettuati dal Nucleo tutela forestale e ambientale dei carabinieri, hanno riguardato anche aree dedicate alla gestione dei rifiuti e divenute poi vere discariche

"Se ci fanno un controllo ci blindano tutti". È in questa frase, intercettata durante la conversazione di uno degli amministratori delle società di smaltimento rifiuti arrestati dai carabinieri, la sintesi dell'attività illecita scoperta dall’inchiesta sullo smaltimento illegale di rifiuti che vede coinvolta la RiMaflow di Trezzano. Tra le 9 persone ammanettate, infatti, c'è il presidente della cooperativa, Massimo Lettieri, factotum dell’azienda trezzanese, molto conosciuta non solo a livello locale dopo che gli operai l’hanno rilevata e riconvertita (operai che non risultano coinvolti nella vicenda).

Nove aziende sotto sequestro

Sono 8 oltre alla RiMaflow le società e cooperative coinvolte (alcune delle quali sequestrate) per le quali ieri è stato nominato un curatore per la loro gestione. Si tratta della Nuova Cartaria Natale, Immobiliare Natale area 2 e area 3, Area Nicas srl, Altieri A. srl, Impianto Porcelli, Impianto Polirecuperi, Piemonte Recuperi. Quasi tutte hanno sede nell’hinterland milanese e nel pavese. Secondo gli inquirenti molte avevano anche un'attività legale, oltre a utilizzare capannoni per lo stoccaggio di materiale proibito e macchinari per il confezionamento e la triturazione abusiva. I sequestri, effettuati dal Nucleo tutela forestale e ambientale dei carabinieri, hanno riguardato anche aree dedicate alla gestione dei rifiuti e divenute poi vere discariche come quella presente nella zona di via Campazzino di Milano, area che rientra nel Parco Agricolo Sud Milano, dove saranno svolti accertamenti per verificare l'eventuale inquinamento del terreno e della falda.

Tra i lavoratori RiMaflow

I lavoratori di RiMaflow, che hanno ricevuto molteplici attestazioni di solidarietà, ieri sera hanno diffuso un comunicato in cui assicurano di non centrare alcunché “con lo smaltimento illecito di rifiuti per cui sono implicati altri soggetti”. Per Lettieri, hanno chiesto che “deve essere rimesso in libertà e deve essergli restituita tutta la dignità per il lavoro che ha sempre fatto per tutti i lavoratori e le lavoratrici e anche per la città di Trezzano sul Naviglio”. “La sperimentazione sul riciclo hanno sottolineato - è stata condotta acquisendo materiali (scarti di produzione di carta da parati) da ditte a cui lo restituivamo lavorato (con fatture di lavoro conto terzi) o vendute a ditte con regolari fatture. Non sappiamo l’iter successivo di questi materiali”.

Polemiche social

Polemiche ha suscitato, soprattutto sui social,  l’immediata presa di posizione di sindaco e vicesindaco di Trezzano sul Naviglio, Fabio Bottero e Domenico Spendio, che in un comunicato stampa congiunto hanno detto di essere “al corrente delle gravi irregolarità all'interno della Rimaflow riscontrate in seguito a sopralluoghi effettuati dai nostri funzionari”, e di essere “in fiduciosa attesa dell'intervento delle autorità competenti e ringraziamo la DDA di Milano, i Carabinieri forestali, i Comandi provinciali di Milano e Lodi, la Procura di Milano”.

#iostoconRimaflow

Spendio ha aggiunto: “Abbiamo provato più volte a dialogare con i rappresentanti della Rimaflow per spingerli a regolarizzare la loro situazione, anche coinvolgendo la Prefettura. Un tentativo sincero a salvaguardia del loro progetto di lavoro e del rispetto delle norme a tutela degli stessi lavoratori: spesso siamo stati fraintesi e siamo diventati ‘impopolari’, ma compito di un buon amministratore è trovare soluzioni a salvaguardia dei cittadini nel rispetto della legalità”. Sui social intanto è apparso l’hashtag #iostoconRiMaflow.

L'indagine

Come già scritto ieri da pocketnews.it (leggi qui), l'indagine è iniziata nel 2016 dopo il sequestro di due capannoni a Voghera (Pavia) della Recology e Gibiemme 2000, pieni di rifiuti senza che le due aziende avessero alcuna certificazione su provenienza e destinazione dei materiali stoccati. Si trattava in gran parte di carta da parati, un prodotto molto difficile da smaltire a causa delle componenti plastiche e chimiche. Seguendo un filo conduttore che ha portato ad altre aziende, ad altri imprenditori, ad altri autotrasportatori, gli inquirenti sono riusciti a trovare il bandolo della matassa.

Scarpe per bambini

Hanno scoperto infatti che gli imprenditori arrestati offrivano prezzi molto vantaggiosi ai produttori di rifiuti assicurando loro lo smaltimento legale ma poi, attraverso una tecnica particolare, estraevano dalla carta da parati un pvc scadente che vendevano in Italia e all'estero (Messico e Turchia principalmente) a un prezzo tre volte più basso del normale. Con quel materiale plastico tossico venivano realizzati prodotti di uso comune tra cui scarpe per bambini.

Balle di carta

Un altro modo per liberarsi di materiale plastico da parte della banda era inserirne una certa quantità all'interno di una balla di carta che poi vendevano ad aziende della filiera legale. In più occasioni queste ultime hanno subito danni ai macchinari per la presenza nascosta di plastica, ma le contestazioni alle ditte colpevoli finivano per lo più in una semplice interruzione dei rapporti.

Lombardia terra di traffici illegali

Sulla vicenda è intervenuta anche il presidente di Legambiente Lombardia secondo la quale la regione " continua ad essere una delle aree in cui si realizzano i più grandi traffici illeciti di rifiuti e la prima del nord Italia per numero di infrazioni nel ciclo illegale dei rifiuti. Solo nell'ultimo anno sarebbero stati accertati 400 illeciti e ordinati 21 arresti ". Con i 9 di ieri siamo a quota 30.

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1 commento

  • Link al commento Gaetano Martedì, 14 Agosto 2018 13:58 inviato da Gaetano

    Hanno fatto bene ad arrestarli, esattamente come è successo con altri, ma.........c'è un ma, perché non si chiedono il perche succede questo ?...........perche realmente non si mettono al posto di chi arrestano per capire il perché lo fanno, ATTENZIONE ! non sono dalla parte di chi sbaglia, sono dalla parte dei chiarimenti per un quieto e giusto vivere e quindi della legalità fatta dal intelligenza, non quella fatta dal ignoranza e menefreghismo, puntando al portafoglio per sistemare tutto...........il danno comunque rimane, anzi....creando ancora più danno ai contribuenti........chi li mantiene questi in galera ?? BISOGNA CHIEDERSI IL PERCHÉ HANNO FATTO QUESTO !

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