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Giovedì, 26 Luglio 2018 16:13
L'indagine

Arrestato il presidente della Rimaflow. Per i lavoratori: “è tutto in regola” In evidenza

L’accusa è di associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti, alla creazione di discariche abusive, alla frode in commercio e al falso nelle pubbliche registrazioni

Le operazioni di smaltimento venivane sempre effettuate in luoghi lontani da occhi indiscreti e causavano inquinamento idrico Le operazioni di smaltimento venivane sempre effettuate in luoghi lontani da occhi indiscreti e causavano inquinamento idrico

Una mazzata dalle proporzioni inaudite, quella caduta sul capo dei lavoratori della  Rimaflow di Trezzano. Questa mattina il presidente della cooperativa che gestisce l’ex fabbrica, Massimo Lettieri, è stato arrestato assieme ad altre nove persone, mentre uno dei capannoni interno all’area è stato posto sotto sequestro.

Traffico illecito di rifiuti

L’accusa è di associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti, alla creazione di discariche abusive, alla frode in commercio ed al falso nelle pubbliche registrazioni. Sono stati altresì accertati nel corso delle indagini un caso di estorsione a mano armata e l’incendio colposo di un capannone di rifiuti, che secondo indiscrezioni riguardano altri imputati. La notizia ha seminato sconcerto tra uomini e donne che presidiano Rimaflow. Che difendono la loro cooperativa e sottolineano, in un comunicato stampa, come “la sperimentazione sul riciclo è stata condotta acquisendo materiali (scarti di produzione di carte da parati) da ditte cui lo restituivamo lavorato o venduto a ditte con regolari fatture”.

Carabinieri al lavoro

La sede della Rimaflow in via Boccaccio a Trezzano

Pochi minuti fa, all’interno della struttura, c’erano ancora i carabinieri al lavoro per acquisire la documentazione sull’attività che si svolgeva. La loro presenza rappresenta l’ultima fase dell’indagine, coordinata dalla Dda di Milano, che, come detto, ha fatto scattare le manette attorno ai polsi di 9 italiani incensurati (7 custodie cautelari in carcere e 2 arresti domiciliari), tutti operanti nel settore della gestione dei rifiuti, nonché alla denuncia a piede libero di altri 12 indagati.

Organizzazione criminale

Il capannone di Trezzano non è l’unico cui sono stati apposti i sigilli. In totale, in provincia di Milano, sono stati sequestrati 9 siti tra impianti ed aree destinate al trattamento rifiuti e 12 automezzi. Sui conti correnti delle società è stato disposto il sequestro di 2.100.000 euro, ritenuti illecito profitto dell’attività illegale.  Secondo gli inquirenti “l’attività svolta nel capannone Rimaflow faceva parte di una organizzazione dedita al traffico illecito di ingenti quantitativi di diverse tipologie di rifiuti (sovente stipati in capannoni dismessi) ed in particolare della carta da parati, che richiede  costi elevati di smaltimento a causa delle diverse componenti chimiche e plastiche che lo caratterizzano”.

Lontano da occhi indiscreti

Uno dei capannoni utilizzati per lo smaltimento dei rifiuti sequestrato dai carabinieri

Le operazioni di triturazione poi, sempre effettuate in luoghi   abusivi e lontano da occhi indiscreti, causavano inquinamento idrico, per la mancanza di idonei apparati di scarico, rischio incendio, per la mancanza di sistemi antincendio, e davano come residuo un materiale cartaceo che veniva ulteriormente smaltito occultandolo in altre tipologie di rifiuti ovvero inserendolo in balle di rifiuti di carta e cartone idonei al recupero.

Il "caso" Voghera

“Nel capannone sotto sequestro”, si legge nel comunicato Rimaflow “abbiamo invitato a più riprese molti enti tra cui Città metropolitana Amsa e A2a, con la massima trasparenza rispetto ai nostri progetti”. Sta di fatto che secondo gli inquirenti “è stata documentata la sussistenza di un articolato sodalizio, composto da ditte autorizzate compiacenti, privati “tuttofare” e trasportatori conniventi, tutti i soggetti che, a diverso titolo (trasportatori, dipendenti, conferitori), avevano a che fare con le due ditte Recology e Gibiemme 2000 di Voghera, in cui, nel 2016 data d’inizio dell’indagine,  furono trovati stipate tonnellate e tonnellate di rifiuti ad alto rischio.

La presa di posizione del Comune

"Eravamo al corrente delle gravi irregolarità all'interno della Rimaflow – ha dichiarato  il sindaco di Trezzano Fabio Bottero con una nota stampa – riscontrate in seguito a sopralluoghi effettuati dai nostri funzionari che ringraziamo. Eravamo in fiduciosa attesa dell'intervento delle autorità competenti e ringraziamo la DDA di Milano, i Carabinieri forestali, i Comandi provinciali di Milano e Lodi, la Procura di Milano. Ora confidiamo che siano ripristinate le condizioni di sicurezza all'interno delle strutture e non si verifichino più illeciti. Rispetto delle regole e legalità devono valere sempre e per tutti, non si può derogare soprattutto se ci sono pericoli per la salute dei cittadini e dei lavoratori. Ai primi di settembre, con informazioni più complete, convocheremo un Consiglio comunale per trattare l’argomento".

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1 commento

  • Link al commento Gaetani Martedì, 14 Agosto 2018 14:04 inviato da Gaetani

    OK........perfetto........d'accordo con tutti e tutto...........ma.........chi pensa agli operai delle altre imprese chiuse?
    Si parla solo di RimaFlow.......gli altri possono? Chi se ne frega........giusto !

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