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Giovedì, 19 Aprile 2018 09:31
Nuove regole

Dopo lo scandalo Facebook, cambia il concetto di privacy

Se ne è parlato a Trezzano. Sotto la lente di pubblico e relatori è finito il nuovo regolamento europeo in materia di protezione dei dati che entrerà in vigore entro il prossimo 25 maggio

Il convegno organizzato dalla Fondazione Le Vele al Centro socio culturale di Trezzano Il convegno organizzato dalla Fondazione Le Vele al Centro socio culturale di Trezzano

Privacy e protezione dei dati. Dallo scandalo che ha coinvolto Facebook alla tutela dei dati sensibili che un’azienda o un ente pubblico raccolgono mentre svolgono la loro attività. È argomento di stretta attualità, di cui si è discusso l’altro pomeriggio nel Centro socio culturale di Trezzano, in un convegno organizzato dalla Fondazione Le Vele, ente che si occupa di formazione, ricerca e sviluppo del lavoro, presieduta dall’ex senatore Nadir Tedeschi.

Nuove regole

Sotto la lente di pubblico e relatori, padrone di casa il sindaco Fabio Bottero, è finito il nuovo regolamento europeo in materia di privacy e protezione dei dati che entrerà in vigore entro il prossimo 25 maggio. Certo lo scandalo che ha rischiato di travolgere Mark Zuckerberg  è scoppiato solo qualche settimana fa, mentre il regolamento è stato approvato dall’Ue nel 2016. Di certo c’è che le nuove regole riguardano tutti: enti pubblici, aziende, datori di lavoro, professionisti e dipendenti, nella sostanza chiunque abbia un minimo di relazione con il mondo esterno.

I relatori

Che cosa bisogna fare per adattarsi al meglio al nuovo regolamento? Lo hanno spiegato, Lara Botta, vicepresidente dei giovani imprenditori di Confindustria, Maria Giovanna Guglielmini, segretario generale responsabile del settore comunicazione del comune di Trezzano, Oscar Pinna, avvocato giuslavorista, e Fabio Zambianchi, responsabile della protezione dati della Fondazione Le Vele. L’incontro è stato moderato da Marco Salvadeo, vicepresidente Confindustria Pavia.

Consenso informato

Tutto ruota attorno al consenso, anzi al consenso informato, che deve essere esplicito (a richiesta va dimostrato che si è ottenuto) e rendere chiara la volontà di chi lo ha espresso. Informative con voci che impediscono a chi affida i propri dati a un ente o al proprio datore di lavoro, che impediscano di esprimere correttamente la propria volontà sono vietate.

Nuove figure professionali

Imprese e amministrazioni pubbliche si devono adeguare. Al loro interno nasce una nuova figura, il Dpo (data protection officier). Che cosa fa? Ha il compito di garantire che i diritti e le libertà degli interessati non siano pregiudicati dalle procedure adottate per la raccolta e il trattamento dei dati. La nomina di un Data Protection Officer è sempre obbligatoria per le pubbliche amministrazioni e per le aziende che regolarmente compiano attività di monitoraggio sistematico di informazioni su soggetti o gruppi di soggetti, a partire dai dati personali sensibili,  quelli giudiziari, sanitari, genetici o biometrici.

La formazione

Le amministrazioni pubbliche, i comuni in modo particolare, rispetto ai privati, hanno ancora più vincoli visto che accompagnano i cittadini dalla culla alla tomba e grazie alle informazioni che raccolgono potrebbero svelare attitudini sociali o di orientamento anche sessuale. Per loro sarà necessario formare del personale prima ancora di definire le procedura di raccolta e di protezione.

Il principio di pertinenza

Sul fronte aziendale c’è l’obbligo di fornire un’informativa il meglio possibile dettagliata sulla “pertinenza” delle informazioni custodite (dei propri dipendenti o dei propri fornitori o consulenti) se, in caso di contenzioso,  non si vuole trovare un giudice che dica: “il lavoratore non è stato edotto sul rapporto con l’azienda perché l’informativa non è chiara” ed essere condannati.

Dati protetti

Una curiosità. Secondo l’avvocato Pinna i dati raccolti su Facebook si possono acquisire legittimamente perché la giurisprudenza ritiene il social una “piazza aperta” in cui circolano informazioni a disposizione di tutti. Lara Botta, dal canto suo,  ha sottolineato come l’industria 4.0 utilizzi sempre più dati, dati che rappresentano un patrimonio per le aziende, dati che vanno gestiti e regolamentati perché possono dare valore competitivo alle imprese. Dati che devono essere protetti e non utilizzati in modo improprio, come appunto a fatto da Facebook tramite Cambridge Analytica.

Sotto sanzioni

Dal 25 maggio, quindi, cambierà il concetto di privacy e chi non è pronto dovrà adeguarsi perché le nuove regole prevedono sanzioni sia di carattere economico, sia penale.

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