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Giovedì, 28 Febbraio 2019 10:49
Costume & Società

Campionato Juniores Regionale: sudore, polvere e porte... che salgono o scendono

Nell'ultimo mese due casi di misure non regolamentari delle porte, giudicati all'opposto. Il gioco del calcio ha 17 regole, ma spesso ci si dimentica della più importante: il buon senso

Le porte di calcio per regolamento devono essere alte 2 metri e 44 centimetri Le porte di calcio per regolamento devono essere alte 2 metri e 44 centimetri

di Antonio Casa  

Dimenticate il Var, il Glt, le moviole e il replay. Non fate caso all'assenza degli assistenti di porta e degli arbitri addizionali. Nei campi di periferia, anche se a pochi chilometri in linea d'aria dagli stadi di serie A, sudore e passione accomunano calciatori e direttori di gara nel mezzo di terreni polverosi, dove l'erba è sempre meno verde perché la pioggia latita e l'impianto di irrigazione non funziona tanto bene.

Porte che… scendono, porte che… risalgono

Capita così di vedere stranezze già a partire dalla regola numero 1 del calcio: il terreno di gioco. Nel campionato Juniores regionale B under 19 girone H, per esempio, nell'arco di un mese sono stati registrati due casi di porte che... scendono e risalgono, come ascensori. Il primo in ordine di tempo, prima della gara Fissiraga-Corsico. Gli ospiti chiamano l'arbitro e gli fanno notare che la porta è corta. Come sia successo, non si sa. L'arbitro controlla e, in effetti, mancano circa dieci centimetri rispetto ai 2 metri e 44 centimetri regolamentari. Cosa si fa, allora?

Metodi antichi

Il regolamento non ne fa cenno. Si ricorre ad antichi metodi: si scava una fossa lungo la linea di porta e si riporta il terreno alla misura regolamentare. I giocatori del Corsico, primi in classifica, guardano la scena, ma non sono mica umarell (i vecchietti che non avendo nulla da fare guardano tutto e tutti). Quel solco, poi, non dà per niente sicurezza a chi si trova ne paraggi, portiere in prima battuta. Si corre il rischio di infortunarsi. S'innervosiscono, perdono concentrazione. Perdono. La società a fine gara presenta ricorso scritto all'arbitro. Il giudice sportivo non si commuove e omologa il risultato della partita: 2-0. Stop? Quasi!

Secondo caso, niente scavi

Perché il diavolo, però, mette lo zampino. Chissà, vuole creare il caso perché si ricorda che il Corsico è innanzitutto “Red Devil”. Quindi poche settimane dopo, a Siziano Lanterna stessa sorte. Solo che stavolta l'arbitro prende le misure, attesta che una delle due porte ha una misura irregolare – sempre più corta rispetto ai 2,44, ndr – e non fa nemmeno iniziare la partita. Il giudice conferma la decisione del direttore di gara designato: sconfitta a tavolino per il Siziano e vittoria per la Frog Milano.

Quella regola non scritta

Ora, tra porte che scendono e risalgono come i risultati omologati dallo stesso giudice sportivo ci vorrebbe il buon senso, la regola n. 18, quella che non in realtà non esiste ma che viene spesso invocata. Quel buon senso che quasi esorta i gestori dei polverosi campi di periferia a controllare queste benedette porte, anche perché altrimenti il pallone non entra e non rende merito al tiro prodigioso appena sotto la traversa.

Il controllo diventa di moda

A proposito. Martedì sera il Corsico ha vinto per 2-1 il recupero contro l'Audax, portando a 4 i punti di distanza dalla seconda in classifica, l'Assago. Indovinate cosa hanno chiesto di fare controllare i dirigenti dell'Audax all'arbitro prima della gara?

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