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Martedì, 29 Settembre 2020 10:37
La sentenza

Troppi debiti? Ecco l’alternativa al suicidio sociale In evidenza

Sentenza della Seconda sezione del Tribunale di Milano a favore di una famiglia di Rozzano soffocata da troppi debiti

È una sentenza che farà storia. Una sentenza che adesso diventa punto di riferimento per le migliaia di famiglie soffocate dal sovraindebitamento e che possono trovare una via di uscita dal suicidio sociale. È stata adottata lo scorso 9 luglio e resa pubblica nei giorni scorsi.

Di cosa si tratta? Nel merito, il diritto di una qualsiasi famiglia su cui gravano debiti accumulatisi causa di forza maggiore (incolpevole) di godere di un trattamento che le permetta di sopravvivere con dignità all’interno della sua rete di relazioni e contemporaneamente di ripianare il debito, o parte di esso, con un piano di rientro concordato con i debitori.

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Come detto, la famiglia oggetto della sentenza è di Rozzano. In questa vicenda, è stata assistita dall’avvocato Oteri, che si è avvalso della collaborazione della Libas, l’associazione consumatori rozzanese. Dopo due anni di dibattimento, di contestazioni, di memorie difensive e quant’altro, i giudici hanno accolto il piano  di “esdebitamento” e le sue “pianificazioni debitorie”.

Il debito complessivo accumulato nel confronti di Aler e altri creditori ammonta a 128.545,23 euro. Non disponendo il debitore di un patrimonio o cespiti liquidabili, pagherà un  importo mensile di 525 euro calcolato in rapporto ai redditi accertati. Si tratta di una cifra ritenuta accettabile da parte della maggioranza dei creditori. L'unico che abbia presentato una  memoria che pur non contestando la natura chirografaria del debito (affitto) reclamava il 100% del pagamento anziché nella medesima percentuale prevista per i restanti creditori (27,40%) è stato proprio l’Aler. Il motivo? La decisione dei magistrati milanesi, se accolta da altri loro colleghi, potrebbe inficiare una gran quantità di recupero delle morosità, attualmente e in un prossimo futuro, avviate o da avviare.

Nell’emettere la sentenza, i giudici hanno preso come punto di riferimento la legge sul sovraindebitamento approvata nel 2012 che definisce le caratteristiche che deve avere il debitore a cui viene accordata “la fondatezza e i requisiti meritori per l'accoglimento della richiesta”. I magistrati hanno messo un paletto in difesa del reddito capiente per la famiglia (soglia di sussistenza) e, stabilito  la cifra mensile pianificata per 7 anni a cui il capofamiglia dovrà attenersi per non inficiare il piano di “esdebitamento” nei confronti dei creditori sia pubblici che privati.

“Questa sentenza – secondo la Libas -  dimostra l'attendibilità dell'incolpevole debitoria dovuta a motivi  gravi e contingenti, ma nello stesso momento mette sul piatto “l'eccesso di credito” di tanti istituti finanziari  che  distribuiscono finanziamenti in modo scorretto e senza adeguata istruttoria di valutazione di rischio. Spesso le stesse persone poi cadono vittime delle famigerate società di recupero credito, che sollevano le banche da certi costi e, in cambio, organizzano vere e proprie campagne di terrore e vessazioni nel debitore”.

Si tratta comunque di una decisione storica. D’ora in poi, chiunque abbia accumulato debiti incolpevolmente (naturalmente da dimostrare), nei confronti di Aler o qualsiasi altro ente, pubblico o privato che sia, può presentare un ricorso e ottenere dai giudici il ripianamento dello stesso debito secondo delle precise linee guida.

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