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Mercoledì, 18 Settembre 2019 14:48
L'inchiesta

Fadil, il Pm chiede l’archiviazione del fascicolo per omicidio volontario

La Procura di Milano, che indagava sulla morte di Imane Fadil, deceduta l'1 marzo scorso alla clinica Humanitas di Rozzano, ha chiesto l'archiviazione del fascicolo

Fadil era una delle testimoni del cosiddetto “Ruby ter”, il processo a carico dell’ex presidente del consiglio Silvio Berlusconi Fadil era una delle testimoni del cosiddetto “Ruby ter”, il processo a carico dell’ex presidente del consiglio Silvio Berlusconi

Era una delle testimoni del cosiddetto “Ruby ter”, il processo a carico dell’ex presidente del consiglio Silvio Berlusconi, per le vicende legate alle olgettine e all’ormai famoso (in senso planetario) “bunga bunga”. Imane Fadil è deceduta l'1 marzo scorso alla clinica Humanitas di Rozzano.

I sospetti

La sua morte aveva subito sollevato una montagna di sospetti su cause, mandante (immaginate chi era finito nel mirino?). L’unica cosa che sembrava chiara era il movente: è stata fatta fuori perché non testimoniasse. Bene, dopo mesi di indagini, la Procura di Milano, che indagava per omicidio volontario sulla sua morte, ha deciso di scrivere la parola fine sull’inchiesta e ha chiesto l'archiviazione del fascicolo.

Nubi sull'Humanitas

L’annuncio, questa mattina in un'affollata conferenza stampa tenuta a Palazzo di Giustizia. Durante l’incontro con i giornalisti, il procuratore aggiunto Tiziana Siciliano e i pm Luca Gaglio e Antonia Pavan hanno anche precisato che "la cartella medica di Imane Fadil mostra che le terapie praticate alla paziente alla clinica Humanitas sono state puntuali" e che nei confronti della paziente "c'è stata assoluta attenzione" da parte dei medici della clinica di Rozzano, diradando in questo modo alcune nubi che si erano addensate sull’istituto sanitario rozzanese. Nubi che, secondo la famiglia, non si sono affatto dissolte.

Metalli pesanti nel sangue

La diagnosi dell'aplasia midollare è arrivata il 25 di febbraio e Imane Fadil è morta cinque giorni dopo, quindi per la paziente 35enne di origini marocchina che aveva rivelato ai magistrati milanesi tutti i retroscena della serate del "bunga bunga" di Arcore, non c'era praticamente più nulla da fare. L'indagine era stata avviata per omicidio volontario sulla base di alcuni esami diagnostici che avevano accertato la presenza di massicce quantità di metalli pesanti nel sangue della ragazza.

Malattia rara

A sciogliere ogni dubbio sono stati i risultati dell'autopsia condotta dal pool di esperti dell'istituto di Medicina legale di Milano guidati dall'anatomopatologa Cristina Catteneo. Fadil, ha stabilito l'accertamento autoptico, è stata uccisa da un'aplasia midollare, malattia rara di cui, come ha precisato il procuratore Francesco Greco in conferenza stampa, "non è stato possibile accertare le cause". In particolare, ha precisato ancora il procuratore aggiunto Tiziana Siciliano, "non è stato accertato l'agente aziologico" che ha scatenato la malattia e allo stato attuale "i medici e gli scienziati non sono in grado di dirlo".

Nessuna traccia di radioattività

Dopo i primi accertamenti su un campione di urine di Imane Fadil, era stato "individuato un movimento positivo relativo alle onde alfa con una frequenza radioattiva vicina a quella del polonio".   Il risultato dell'esame, a quanto hanno sottolineato i pm, era compatibile con un'esposizione a "radiazioni". Esami successivi, però, hanno escluso una qualsiasi "traccia di radioattività". Ulteriori accertamenti disposti dalla procura, poi, hanno mostrato come negli organi e nel sangue della ragazza ci fosse "in quantitativi elevati la piridina, una sostanza tossica contenuta in un antibiotico che le era stato somministrato".

La battaglia sulle responsabilità mediche

I pm hanno però escluso qualsiasi responsabilità mediche. Di parere opposto  legale della famiglia Fadil: «Sbagliate le terapie». Dalla consulenza medico legale sulla morte di Imane Fadil, secondo l'avvocato Mirko Mazzali, sarebbe invece emerso che «le scelte terapeutiche non sono state azzeccate», «la consulenza ha sì escluso la colpa medica, ma questo fronte delle terapie deve essere approfondito e la famiglia farà di tutto per sapere come è morta Imane».  È probabile che i familiari, che avevano già parlato di una nuova perizia da fare, si oppongano alla richiesta di archiviazione della Procura.

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