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Mercoledì, 17 Ottobre 2018 14:12
Il caso del giorno

Follia Aler: impedisce ai separati di tornare con la famiglia originaria

Oltre al dramma del fallimento della vita coniugale, il regolamento dell'ente gestore degli alloggi popolari vieta a un figlio o a una figlia di riprendere la residenza in casa dei genitori. Così il giovane resta senza dimora ufficiale, praticamente un fantasma della società

Nella foto ecco, secondo il regolamento Aler, come dovrebbero vivere i separati che volessero ritornare nelle famiglie di origine Nella foto ecco, secondo il regolamento Aler, come dovrebbero vivere i separati che volessero ritornare nelle famiglie di origine

di Antonio Casa

Succede a Rozzano, ma vengono segnalati altri casi: uno a Cesano Boscone. Un giovane si separa dalla compagna e vuole tornare a vivere con i genitori che abitano in un alloggio popolare. Ma in quella casa è come se fosse un fantasma, perché non riesce a ottenere la residenza dal Comune. Il motivo? Il regolamento dell'ente gestore, l'Aler, impedisce ai figli di ricongiungersi al nucleo familiare e chiedere la residenza nello stesso luogo.

Situazione ingarbugliata

Una misura chiaramente varata per impedire eventuali trasferimenti di padre in figlio della casa di proprietà pubblica, che viene assegnata in base a criteri oggettivi e non certamente in “eredità”. Solo che in questo modo si impedisce di fatto un diritto costituzionale: avere una dimora ufficiale, aggiornare i documenti anagrafici e ricevere la tessera elettorale. Una situazione ingarbugliata, sulla quale non si riesce a trovare una soluzione o un compromesso. Succede a Rozzano.

Padre e figlio

Protagonisti della vicenda sono Antonio Maggio, residente in un appartamento di edilizia popolare in via Genziane e il figlio Raffaele, che dopo l’interruzione della sua vita coniugale e la separazione dalla moglie, aveva deciso di tornare dai suoi genitori. Niet, nein, forbitten. A causa di un codicillo di un regolamento regionale non può. Il bello è che il giovane non ha un altro posto dove andare. Dovrebbe dormire per strada, non avere una residenza, diventare, appunto, un fantasma.

Esposto ai carabinieri

L'assegnatario dell'alloggio, suo padre, non si arrende. Si è presentato nella Tenenza dei carabinieri della città e ha depositato un esposto contro in cui chiede testualmente ad Aler e Comune di porre fine “alla discriminazione nei confronti della mia famiglia, accordando il ricongiungimento e la stessa residenza come diritto di cittadinanza, altrimenti sarò costretto a rivolgermi ai Tribunali ordinari per fare riconoscere i miei diritti sanciti dalla Costituzione”.

Assistenza Libas

La famiglia è assistita dall'associazione Libas consumatori. Il responsabile, Francesco Belluscio, descrive la sofferenza del giovane: “Non può rientrare in casa dell'ex coniuge che ha minacciato il ricorso agli assistenti sociali, in teoria non può nemmeno andare a votare. Attenderemo 20-30 giorni, poi anche noi presenteremo denuncia formale contro l'Aler. Siamo davanti a un caso paradossale e in zona non è neanche l'unico. So infatti di un caso analogo a Cesano Boscone”.

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