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Giovedì, 05 Aprile 2018 17:21
Il processo

Pedofilia a Rozzano, lo psichiatra conferma: “il ragazzo mi disse che il prete lo toccò” In evidenza

Così un medico del San Paolo ha descritto la presunta violenza sessuale subita nel 2011 da un ragazzino da parte di don Mauro Galli

Lo psichiatra ha sottolineato le sue difficoltà a seguire il ragazzo Lo psichiatra ha sottolineato le sue difficoltà a seguire il ragazzo

La testimonianza è arrivata questa mattina davanti ai giudici della Quinta sezione penale del Tribunale di Milano. A parlare, lo psichiatra che ha avuto in cura il giovane che nel 2011 avrebbe subito violenza da parte del suo padra spirituale, don Galli, appunto. E si è trattato di una testimonianza drammatica.

Punto di riferimento

“Il ragazzo mi parlava di don Mauro come di un suo punto di riferimento - ha spiegato il teste che lo ha avuto in cura - e aveva preso come una gratificazione il fatto che lui l'avesse portato in camera sua mentre gli altri erano in una camerata in oratorio”. Non sapeva quel che l’aspettava.

Psiche sconvolta

Rispondendo alle numerose domande che gli sono state poste, anche dal giudice Ambrogio Moccia, lo psichiatra ha sottolineato le sue difficoltà a seguire il ragazzo perchè a un certo punto, dopo la denuncia alla magistratura dei familiari, si sono intrecciati il percorso psicologico, le indagini della Procura e del Tribunale Ecclesiastico e, infine, l'ipotesi, sollevata dalla famiglia, che il giovane avesse problemi psichici. Certo, ne aveva, ma erano stati provocati o aggravati da quel che gli era ssuccesso.

Il ruolo della Chiesa

Sulla vicenda regnano alcuni misteri. Il nuovo cardinale di Milano, Delpini, all’epoca della denuncia trasferì Don Mario a Legnano a occuparsi della pastorale giovanile. "Noi pensavamo - ha spiegato invece don Mantegazza, a quel tempo in servizio a Rozzano  - che don Mauro certamente andasse spostato a livello prudenziale, ma non in un contesto giovanile".

La smentita

Sempre stando agli atti, fu lo stesso Delpini ad avvertire don Mauro di un possibile procedimento penale, come confermato dallo stesso Arcivescovo: "Nell'incontro con lui, lo avvertii che c'era probabilmente un procedimento penale a suo carico".  Sono stati molti a sospettare invece che fosse in atto da parte della Chiesa un tentativo di insabbiare il caso. Dopo la pubblicazione del contenuto degli atti dell'inchiesta da parte del sito 'Rete abuso' e del 'Giornale', la Curia milanese in una nota aveva scritto che "né Delpini, né monsignor Tremolada, né il cardinale Angelo Scola hanno coperto o insabbiato alcun reato”.

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