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Giovedì, 29 Marzo 2018 16:11
Lotta alla criminalità organizzata

Frodi informatiche, sgominata banda che agiva sull’asse Rozzano - Milano-Bucarest - Calabria In evidenza

Oltre 100 poliziotti hanno eseguito venti arresti in diverse località  italiane e in Romania. In pochi mesi la banda aveva razziato oltre 1 milione e 200mila euro

E' stata interrotta una frode informatica che correva sul filo Tra Rozzano, Milano, la Romania e la Calabria E' stata interrotta una frode informatica che correva sul filo Tra Rozzano, Milano, la Romania e la Calabria

L'ordinanza di custodia cautelare è stata emessa, nei confronti di 12 indagati, dal gip del Tribunale di Milano su richiesta della Procura del capoluogo lombardo. L’accusa? “Associazione a delinquere finalizzata alla falsificazione del contenuto di informazioni informatiche, falsificazione di documenti di identità, frode informatica tramite furto ed utilizzo indebito di identità digitale nonché utilizzo indebito di carte di credito mediante accessi abusivi ai sistemi informatici di home banking di correntisti”.

Operazione "Bruno"

Così è stata interrotta una frode informatica che correva sul filo tra Rozzano, Milano, la Romania e la Calabria. Proprio a Bucarest, con la partecipazione degli investigatori della Polizia di Stato, sono state eseguite altre 8 misure cautelari.  L’operazione, che va sotto il nome di "Bruno", è ancora in corso in altri comuni dello Stivale: oltre che a Rozzano e Milano, a Monza, Sesto San Giovanni, Jesolo, Trieste, Verona, Roma, Napoli, Cosenza e Reggio Calabria.

174 vittime

Gli arresti sono stati decisi dopo le indagini condotte dal Compartimento Polizia Postale e delle Comunicazioni di Milano e sviluppate a livello internazionale dal Servizio di polizia postale e delle comunicazioni. Nel mirino, un'associazione per delinquere transnazionale dedita agli attacchi informatici e alle frodi su larga scala, compiute lo scorso anno ai danni di oltre cento vittime italiane titolari di conti accessibili via home banking e di 74 cittadini stranieri che hanno subito, all'estero, la clonazione delle carte di credito.

Il bottino

Gli investigatori, alla fine del 2016, si erano messi sulle tracce di due calabresi. Grazie a controlli incrociati si è riusciti a individuare le dimensioni della rete che l'organizzazione era riuscita a costruirsi “adottando un forte sistema di controllo interno per la gestione delle attività illecite, talvolta sfociato in azioni di intimidazione nei confronti di affiliati o di concorrenti e nella pianificazione di "spedizioni punitive". Solo durante il periodo delle indagini il gruppo aveva trasferito fondi per 1.200.000 euro.

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