
Seduta ad alta tensione quella di lunedì sera a Rozzano, dove il Consiglio comunale ha approvato la delibera per l’acquisto del cinema Fellini, destinato nelle intenzioni della giunta a diventare un presidio culturale per la città. Un passaggio politico tutt’altro che lineare, segnato da un duro confronto tra maggioranza e opposizione. Il nodo centrale ha due aspetti, uno politico, uno economico: il Comune accenderà un mutuo da 1,5 milioni di euro, da restituire in circa trent’anni per un totale di 2,7 milioni con gli interessi.
Sul fronte politico si tratta di un investimento contestato dall’opposizione, che ha sottolineato come l’immobile sia già di fatto pubblico, essendo di proprietà di Ama Rozzano, società controllata al 100% dallo stesso Comune. A guidare l’attacco è stato il capogruppo Pd Leo Missi, che ha parlato senza mezzi termini di un’operazione opaca: «Qui non si discute di Fellini ma dei debiti di Ama e di come l’amministrazione voglia tenerla in piedi». Missi ha paragonato la manovra a una celebre scena di un film di Totò, «in cui l’attore prova a vendere la Fontana di Trevi a un americano: Ama è Totò, il Comune è l’americano».
Secondo l’opposizione, si tratterebbe di un finanziamento mascherato per dare liquidità a una municipalizzata in difficoltà, con un passivo che avrebbe raggiunto i 17 milioni di euro e creditori sempre più pressanti. Sulla stessa linea anche il consigliere Pd Giuseppe Foglia, che ha accusato la giunta di «mistificazione», evidenziando come nella delibera «non si parli di cultura ma solo di acquisto di immobile, senza chiarirne le reali motivazioni».
Di tutt’altro avviso il sindaco Mattia Ferretti, che ha difeso la scelta parlando di un’occasione strategica per la città. «Avete perso un’opportunità per discutere di cultura», ha replicato alle opposizioni, rivendicando la volontà dell’amministrazione di rilanciare il Fellini attraverso una gestione più efficace e qualificata. L’obiettivo è trasformarlo in uno spazio vivo, capace di creare socialità e coinvolgere la comunità, anche grazie a una possibile ristrutturazione finanziata con fondi del Pnrr.
Nel dibattito si sono alternati toni duri e momenti più istituzionali, in un confronto che ha messo in luce due visioni opposte: da un lato chi legge l’operazione come un intervento necessario per salvaguardare un asset culturale e rilanciare il territorio, dall’altro chi la considera l’ennesimo tentativo di tamponare la crisi di Ama scaricandone i costi sui cittadini. Al termine della discussione, le dichiarazioni di voto hanno confermato la spaccatura: tutta la maggioranza a favore, tutte le opposizioni contrarie. La delibera è stata approvata, ma il caso Fellini resta destinato a far discutere ancora a lungo.













