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Raccolte 900 firme in poche ore per salvare dal licenziamento 7 dipendenti della Croce viola

Se non si trova una soluzione diversa, il pericolo è che la stessa associazione corre il rischio di morire

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Nella foto d'archivio, un gruppo di addetti della Croce viola Rozzano
Nella foto d’archivio, un gruppo di addetti della Croce viola Rozzano

È arrivata alla fase più delicata la vicenda dei sette dipendenti della Croce viola Rozzano che rischiano di perdere il proprio posto di lavoro a causa di un pasticcio sulle convenzioni Areu, l’agenzia regionale di tutela della salute. L’unica ciambella di salvataggio sembra essere la Regione Lombardia, unico ente che potrebbe intervenire per garantire la continuità operativa di tutto l’organico dell’associazione rozzanese che, altrimenti, a breve potrebbe chiudere i battenti.

E per sollecitare il suo ingresso in campo con una scelta definitiva, avantieri è stata lanciata una raccolta firme che in poche ore ha messo assieme più di novecento firme, segno che il problema anche a livello locale, anzi, soprattutto a livello locale, è più che sentito. Il pasticcio riguarda, come detto, la convenzione sottoscritta da Areu e Croce Viola Rozzano.

Quella in vigore sino al maggio scorso prevedeva una copertura del territorio dalle 7 del mattino alle 23 di sera e, in deroga, dalle 23 alle 7. Tutti erano convinti che il nuovo bando avrebbe confermato i contenuti del vecchio. Invece no! Il nuovo bando prevede una copertura notturna solo su Milano, precisamente con stazionamento in Piazza Brescia. Non è tutto. Il nuovo accordo proposto da Areu prevede che una serie di servizi vengano garantiti da personale dipendente e non da volontari. Il che significa un notevole aumento di costi.

Lunedì scorso la direzione della Croce Viola ha convocato un’assemblea durante la quale ha annunciato di “non aver trovato altre soluzioni”, che “se si va avanti così, a fine anno si chiude”. La scelta adottata? Rinunciare alla convenzione e tagliare i costi mediante il licenziamento di sette dipendenti. Che, naturalmente, non ci stanno. Si tratta di un duro colpo per chi ha passato gli ultimi due anni a lottare in prima linea contro il Covid.

Questo è solo l’inizio. Se il licenziamento fosse confermato, rimarrebbero solo altri sette dipendenti, si perderebbe in sostanza il 50% della forza lavoro. E c’è da vedere se quella che resta sarà sufficiente a mantenere in vita la struttura. Era la convenzione che garantiva la copertura 24 ore su 24 ad assicurare le risorse per il corretto funzionamento dell’intero gruppo. Non bisogna dimenticare che oltre che a Rozzano, la Croce viola garantisce anche interventi in molti comuni del Sud ovest milanese, Assago, Buccinasco, Corsico, Cesano.

Secondo Francesco Nucera, uno dei più attivi nel contrastare questo disegno, “Se non si trova una soluzione diversa, il pericolo è che la stessa Croce viola corre il rischio di morire”. Nucera ha così organizzato la raccolta di firme on line mediante la piattaforma https://www.change.org. La petizione ha lo scopo di sensibilizzare gli abitanti di Rozzano e far intervenire Regione Lombardia, l’unica a poter valutare la legittimità delle richieste dei dipendenti della Croce viola.

Dice Nucera: “Rozzano è una realtà in cui è semplice perdere la retta via e Croce Viola Rozzano, negli anni, è stata una valida alternativa alla strada. Un punto di riferimento per gente di ogni età. Senza contare che una città di 42000 abitanti merita un suo presidio d’ambulanza fisso, è impensabile che possa affidarsi alle postazioni limitrofe, già impegnate sul loro territorio.Basta una firma per salvare posti di lavoro e delle vite!”

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