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Parla Samanta Zacconi, comandante della Polizia locale di Rozzano: “Questo è il bilancio di 18 mesi di duro lavoro”

Intervista alla super poliziotta arrivata a Rozzano, suo grande trampolino di lancio, per tentare di mettere un po’ di ordine dove è difficile metterlo

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Ha quarantanove anni, due figli di 22 e 25 anni, un passato da concertista (suonava e suona ancora il pianoforte, tanto da averne in casa uno a mezzacoda). È stata anche impiegata alla Rinascente prima di affrontare un concorso per entrare nella Polizia locale di Milano dove ha fatto tutta la trafila, dall’autoradio all’investigativa, agli accertamenti tributari.

Nel frattempo si è laureata. Non un solo titolo, ma due: uno in scienze politiche, l’altro in scienze sociali e criminologiche. Più un master in criminalità e sicurezza e un corso in psicologia criminale. Vista di persona, Samanta Zacconi, da un anno e mezzo comandante della Polizia locale di Rozzano, è uno scricciolo di donna. Mai fidarsi delle apparenze. Il suo è un profilo da super poliziotta.

Una super poliziotta arrivata a Rozzano, il suo grande trampolino di lancio, per tentare di mettere un po’ di ordine dove è difficile metterlo. In una realtà che ha fatto venire più di un capello bianco a chiunque ci abbia provato prima. Guida un “esercito” di 41 persone, compresi otto ufficiali, che, se le finanze comunali lo permetteranno, arriverà a 45 unità.

I suoi uomini (e donne), all’inizio, non le hanno voluto molto bene. Come si fa a voler bene a qualcuno che ti costringe a lavorare molto di più di quanto tu non abbia mai fatto? Sottolinea con orgoglio questa specie di rivoluzione copernicana. “Adesso la polizia locale di Rozzano è impegnata 7 giorni su sette dalle 7 alle 24, escluso la domenica dove il turno va dalle 7 alle 20”. Prima si timbrava il cartellino dalle 7 alle 20 e gli uffici rimanevano chiusi il sabato, la domenica e le feste comandate”. Questa è l’intervista che ha concesso a pocketnews.it

Su cosa lavorano i suoi “uomini”? “Affrontano e a volte risolvono tantissime problematiche che riguardano i residenti (in collaborazione con la Protezione civile, per esempio, sono andati anche in Svizzera a prendere farmaci salvavita), si occupano dei rilievi degli incidenti stradali, di controlli in ambito commerciale, edilizio, ecologico. Collaborano anche con le altre forze dell’ordine di cui hanno le medesime qualifiche”.

Con un indice di incidenza criminale “elevatissimo”, Rozzano è tra i territori comunali più complessi dell’hinterland milanese. Come si affronta una realtà così controversa? “Con la collaborazione di tutti e con l’ausilio di supporti tecnologici e informatici che ci permettono di esercitare un costante controllo del territorio. Qui non hanno sedi i grandi clan mafiosi. La microcriminalità è, invece, uno dei problemi che affliggono Rozzano. Alza il livello della percezione di insicurezza tra i residenti che, anche causa delle restrizioni da Covid 19, in questi ultimi tempi ha portato l’intolleranza a livelli di guardia. Non solo nei confronti di chi commette qualche piccola o grande illegalità, ma anche nei confronti del proprio vicino di casa”.

Rozzano è al decimo posto nella ranking list della Polizia di Stato tra i Comuni che hanno beneficiato del finanziamento per realizzare impianti di videosorveglianza. Sono arrivati molti soldi. Sono stati spesi tutti? “Non so se sono stati spesi tutti o meno. Quel che so è che quello della videosorveglianza è un progetto precedente al mio arrivo a Rozzano. Ma è anche un progetto work in progress visto che abbiamo partecipato a due bandi per ottenere fondi da destinare a una più moderna centrale operativa e all’implementazione dei lettori di targhe”.

Come funziona il sistema? C’è un centro operativo e poi? “Nella sede c’è un grande “Video World” che ci permette di vedere in tempo reale le immagini di tutte le 256 telecamere installate sul territorio. Ogni postazione è dotata di tre o quattro telecamere orientate verso i punti di maggior interesse. Se accade qualcosa, si scaricano i video, altrimenti, dopo sette giorni vengono cancellati”

Quali sono gli episodi che avete avuto modo di rilevare? “Nella stragrande maggioranza, il sistema di videosorveglianza è stato utile per verificare le dinamiche degli incidenti stradali, ma abbiamo anche scoperto numerosi pirati della strada che non l’hanno fatta franca. Poi l’abbandono di rifiuti, la ricerca di veicoli segnalati dalle altre forze dell’ordine. Un dato curioso? Abbiamo scoperto decine di simulazioni di incidenti, prequel di probabili truffe alle compagnie di assicurazioni”.

Come si contrasta la microcriminalità quindi e quali sono le aree o i quartieri più a rischio? “Il tessuto sociale incide molto sul fenomeno microcriminalità. Poi ci sono i bulletti locali. I quartieri più a rischio, oggi come ieri, sono quelli popolari: viale Lazio, Viale Lombardia, via Mimose, via Gerani, qualcosina a Quinto Stampi. Le frazioni sono più tranquille. La microcriminalità, come i bulletti, oltre a interventi nel sociale, si combatte con il controllo del territorio e con la collaborazione della parte sana della popolazione”.

Cosa significa? È vero che i cittadini, o almeno parte di loro, sono diventati più virtuosi? Che partecipazione e denunce sono in aumento? “C’è da parte di molti residenti una grande voglia di collaborare. Ci forniscono segnalazioni, informazioni, ci danno una mano. Dal 2019 ad oggi, abbiamo notato che il livello di collaborazione si è elevato. Ci sono persone che sono molto attente a quel che accade loro intorno e che sono diventate i nostri occhi sulla città”.

A che livello è la percezione di insicurezza dei residenti? “È molto alta e i fattori sono molteplici. Non riguarda solo l’aspetto sociale ma anche il livello psicologico. Il Covid ha portato l’intolleranza al primo posto. Tutto viene inteso come pericolo da affrontare e magari denunciare. Anche un gruppo di ragazzi che giocano a basket sotto casa, senza mascherine. Il virus ha inasprito gli animi delle persone. In molti hanno perso il lavoro, i parenti, gli amici e vivono in questo limbo di insicurezza guardando con sospetto la vita che gli passa accanto”.

L’abbandono dei rifiuti è una delle altre piaghe di questo territorio. Come viene contrastato? “Quello dell’abbandono dei rifiuti sta diventando un fenomeno ripetitivo. Negli ultimi 3/2 mesi abbiamo registrato un numero di casi più elevato, e diffuso in ogni parte della città, rispetto ai periodi precedenti. Le uniche armi che abbiamo sono, come in altre tipologie di reato, il controllo del territorio, la videosorveglianza e le segnalazioni dei residenti. Proprio nei giorni scorsi, grazie alle telecamere, abbiamo individuato e denunciato due persone che avevano abbandonato rifiuti sulla pubblica via”.

Utilizzate anche fototrappole? “No, perché è un sistema arcaico. Essendo dotato di un sensore di movimento scatta foto anche se di lì passa un gatto o un uccellino. Una volta riempita la memoria, non riprende più immagini e quindi se arriva qualcuno ad abbandonare rifiuti non ne conserva traccia. Il decoro urbano si mantiene utilizzando la piattaforma ecologica. Basta chiamare e gli addetti vengono a ritirare gli oggetti ingombranti. È un servizio gratuito. Recuperare quelli abbandonati, invece, ha un costo che poi si riversa sulla tassa rifiuti che tutti i rozzanesi devono pagare”.

Oltre ai rifiuti, a Rozzano si abbandonano anche molte auto? “In media come gli altri comuni delle stesse dimensioni. Nel 2020 abbiamo recuperato circa 140 veicoli cui abbiamo applicato le procedure previste dalla legge. Abbiamo notificato ai proprietari le sanzioni e nel caso non fossero reperibili abbiamo inviato gli automezzi alla demolizione. Dall’ottobre del 2020 abbiamo istituito un servizio permanente dedicato a questa problematica”.

Ha un quadro delle multe elevate in un anno e delle tipologie? “La stragrande maggioranza è per i divieti di sosta (ne sono state elevate 110mila 237, quasi tre per ogni abitante compresi i neonato, un indice di disciplina invero molto basso n.d.r.) e per il transito con il semaforo rosso (6287). La polizia locale a Rozzano c’è, non fa solo multe ma affronta i problemi della città e dei suoi residenti. Chiunque può venire da noi e trovare ascolto. In quest’ambito, è la più grande conquista cui una città come la nostra possa aspirare”.

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