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Mensa di Trezzano: dopo le proteste per l’aumento delle tariffe, il comune restituirà alle famiglie 32 centesimi a pasto

Dopo mesi di tira e molla, con una raccolta di firme sottoscritta da oltre seicento residenti, l'ultima novità è arrivata alla conclusione della Commissione comunale

mensa

 

La montagna ha partorito il topolino? Forse. A Trezzano si torna a parlare di mensa e di tariffe che le famiglie degli alunni delle scuole comunali pagano per poter usufruire del servizio. Dopo mesi di tira e molla, con una raccolta di firme sottoscritta da oltre seicento residenti, l’ultima novità è arrivata alla conclusione della Commissione comunale che doveva esaminare le relazioni tecniche su costi, gestione e quant’altro. Orbene alle famiglie che durante quest’anno hanno pagato le tariffe imposte dal Comune saranno restituiti 32 centesimi a pasto, cifra derivante dall’ammortamento delle attrezzature del centro cottura, che non essendo ancora in funzione, non doveva essere addebitata.

Per mesi, le polemiche sugli aumenti delle tariffe per la mensa scolastica dove il costo del pasto singolo era passato da 5,02 euro a 6,11 hanno avvelenato il clima politico. Famiglie e partiti di opposizione erano scesi in piazza, organizzando sit in davanti al comune e raccolte di firme. L’Amministrazione aveva risposto spiegando le motivazioni che avevano determinato questo cambiamento. Il costo del singolo pasto, con il nuovo appalto, aveva spiegato l’assessore Mattia di Bisceglie, passa da 5,02 euro a 6,11, con un aumento del 21% circa.

Erano state individuate sette fasce di reddito con valore Isee: la prima, da 0 a 3mila euro, conta 52 alunni che non hanno pagato il costo del pasto. Sono 60 i bambini in famiglie con Isee tra 3mila a 5mila euro; 107 quelli da 5mila a 7.500, mentre 96 e 124 sono riferiti rispettivamente alla quarta e quinta fascia (da 7mila a 10mila e da 10mila a 12mila euro). Ultime due fasce: da 12mila a 15mila euro, con 128 alunni, e oltre 15mila euro di reddito, che corrispondono a 957 bambini. Negli asili nido mentre prima si pagava una tariffa fissa di 3,17 euro per tutti, con l’introduzione delle fasce Isee, aveva registrato, per la fascia più alta, un aumento di quasi il 60%”.

Sempre l’assessore Mattia Di Bisceglie aveva sottolineato come le tariffe relative al servizio mensa scolastica, fossero ferme dal 2016. Oltre all’aumento dei costi delle materie prime alimentari e dei costi energetici “il capitolato di gara, che abbiamo ereditato dalla precedente amministrazione, prevedeva già un costo maggiore del pasto, inserendo nel menù diversi prodotti biologici. Per garantire la sostenibilità del servizio, siamo stati costretti ad adeguare le tariffe in modo proporzionale all’incremento dei costi”.

Nonostante le spiegazioni, genitori e partiti di minoranza avevano chiesto di azzerare gli aumenti sino al prossimo giugno e di rivedere le fasce Isee. Si sono aspettati tre mesi per ottenere alcuni pareri tecnici sulla possibilità di rivedere tutta la questione. L’altra sera si è riunita la Commissione che nelle aspettative di Pd e alleati avrebbe dovuto esaminare i dati. Invece, accusa il capogruppo del Pd, Claudio Albini, si è discusso del nulla perché non è stato prodotto alcun documento, ma solo pareri verbali che lasciano il tempo che trovano. “Non è stato dato alcun riscontro alle domande dei cittadini” è stata la chiosa di Albini, “ma solo la promessa che saranno restituiti 32 centesimi a pasto”.

É toccato ancora a Mattia di Bisceglie replicare. “ Voglio iniziare spiegando con chiarezza cosa è successo, cosa vogliamo e possiamo fare e cosa non vogliamo né possiamo fare – e soprattutto perché. Siamo stati eletti a giugno 2024. Quando ci siamo insediati, l’appalto mensa era già stato assegnato. Tutto era già deciso: dalla scelta del nuovo centro cottura a Trezzano, all’aumento dell’incidenza del biologico, fino alla decisione di scaricare il costo delle attrezzature, circa 600mila euro, direttamente sul costo del pasto. Parliamo di una trasformazione importante, da pasto trasportato a pasto cucinato in loco, il tutto ha determinato un aumento di circa il 20% del costo del singolo pasto, pari a 1 euro al giorno per le fasce più alte”.

“Non possiamo – ha proseguito – coprire l’intero aumento con fondi comunali vorrebbe dire investire altri 300.000 euro ogni anno, che si aggiungono ai circa 300.000 euro che già oggi il Comune spende per coprire le tariffe agevolate e la gratuità dell’ ultima fascia più debole”. “Il centro cottura, – ha poi accusato – previsto per luglio 2024, non è stato attivato a causa della paralisi amministrativa che abbiamo trovato. Solo a dicembre, con l’arrivo del nuovo responsabile ai lavori pubblici, i cantieri sono ripartiti. E ci siamo accorti che il progetto era incompleto: sistemato solo l’interno, ma non l’esterno, ci pioveva dentro”.

Infine ha concluso: “nonostante il nuovo centro cottura non sia ancora attivo, le famiglie hanno già iniziato a pagare un servizio che nei fatti non c’è. Per questo, abbiamo deciso di restituire i 32 centesimi al giorno pagati in più, finché il centro cottura non sarà operativo”. Si parla di una spesa di circa 60mila euro per la casse comunali che copre circa il 30% dell’aumento. Una cinquantina di euro a famiglia, se i conti sono giusti. Per il resto se ne parla l’anno prossimo.

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