
Clima sempre più teso attorno alla Fondazione Ikaros (con sedi a Buccinasco e Trezzano) che eroga corsi di formazione a oltre 200 ragazzi. I sindacati hanno proclamato lo stato di agitazione per il personale denunciando una situazione definita «insostenibile». Al centro della protesta ci sono i ritardi nei pagamenti degli stipendi: secondo quanto riferito dalle organizzazioni sindacali, mancano all’appello due mensilità per i dipendenti diretti e i collaboratori, mentre per i lavoratori somministrati risulta non pagata una mensilità. Una condizione che coinvolge oltre un centinaio di persone, a cui si aggiungono numerosi professionisti a partita Iva.
La vicenda si inserisce in un contesto già complesso, segnato dal recente scontro tra le fondazioni e Regione Lombardia. Da un lato, Ikaros sostiene di vantare crediti nei confronti del Pirellone senza i quali sarebbe difficile garantire la continuità delle attività; dall’altro, la Regione ha ribadito di aver rispettato gli impegni, segnalando però criticità contabili e amministrative. Nonostante l’apertura di un tavolo di confronto nelle scorse settimane, la situazione non si è sbloccata, soprattutto per i lavoratori. I sindacati hanno denunciato anche un peggioramento delle condizioni operative: carenza di personale, supplenze sempre più frequenti, mancanza di materiali per i laboratori e assenza di docenti nelle materie tecniche.
Una situazione che, avvertono le sigle, rischia di ripercuotersi direttamente sulla qualità dell’offerta formativa e sul percorso degli studenti. Il timore è che, senza interventi rapidi, possano verificarsi dimissioni per giusta causa da parte dei docenti, con conseguenze pesanti sulla conclusione dell’anno scolastico. Della questione è stata investita anche l’assessora regionale all’Istruzione Simona Tironi e la commissione consiliare competente. I sindacati ricordano inoltre che le nuove disposizioni regionali prevedono la sospensione dell’accreditamento per gli enti che non rispettano gli obblighi retributivi.
È stata quindi richiesta la convocazione urgente di un incontro entro cinque giorni. In assenza di risposte concrete sui pagamenti e sulle prospettive future, i sindacati annunciano possibili iniziative di protesta, fino allo sciopero generale del personale. «La continuità educativa – avvertono – non può reggersi sul sacrificio di lavoratori che non ricevono lo stipendio».














Che chiudesse!