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Mercoledì, 19 Luglio 2017 11:10
Il dibattito

Mozione di censura su Di Mino, è ancora scontro in Consiglio In evidenza

Il documento è stato presentato da Roberto Masiero che ha accusato l’assessore alle politiche sociali di Corsico di comportamenti “incompatibili con il ruolo istituzionale che ricopre”

Nell'immagine d'archivio, l'assessore alle politiche sociali del comune di Corsico, Pietro Di Mino Nell'immagine d'archivio, l'assessore alle politiche sociali del comune di Corsico, Pietro Di Mino

Eh sì, il Consiglio comunale di Corsico non smette mai di sorprendere e offre sempre nuovi spunti di “riflessione”. È accaduto anche nell’ultimo, celebrato ieri notte. Tra assestamenti di bilancio e interrogazioni su farmacie e affini, è andata in scena l’ennesima commedia delle parti che ha messo, ancora una volta, la maggioranza che governa la città in imbarazzo.

Mozione di censura

La scintilla che ha fatto scoppiare l’ennesima polemica è stata una “mozione di censura” presentata da Roberto Masiero e integrata con un emendamento di Stefano Iregna nei confronti di Pietro Di Mino. Oggetto del contendere, il comportamento dell’assessore alle politiche sociali che in due occasioni si è dimostrato essere “incompatibile con il ruolo istituzionale che ricopre”. Nel primo caso, Di Mino è uscito dall’aula in occasione del minuto di silenzio chiesto per ricordare il partigiano Moscatelli, nel secondo, in occasione delle celebrazioni del 2 Giugno, festa della Repubblica”, ha postato sul suo profilo Facebook la frase: “L’unica Repubblica è quella sociale”.

Opportuni provvedimenti

La mozione, come detto è stata presentata da Roberto Masiero secondo il quale, se il comportamento di Di Mino è di assoluta mancanza di rispetto nel caso del ricordo di Moscatelli, il successivo è ancora più grave perché fa riferimento alla Repubblica sociale di Salò che tanti lutti ha provocato durante la Seconda Guerra Mondiale. “Si tratta – ha detto Iregna – di comportamenti incompatibili con la carica che ricopre”. Masiero ha quindi chiesto che l’intero Consiglio comunale si associasse in un voto unanime di censura nei confronti dell’assessore affetto da “nostalgite acuta”. Non solo. Lo stesso consigliere ha invitato il sindaco “a prendere gli opportuni provvedimenti”, non indicando quali, ma sottintendendo “fallo dimettere”.

Chiedere scusa

Apriti cielo. Il capogruppo della Lega, Mauro Gilardi, ha chiesto una sospensione del Consiglio e ha indetto una riunione urgente tra maggioranza e Di Mino per decidere sul da farsi. Michele Valastro ha spinto affinché l’assessore spiegasse i motivi del suo comportamento e in ultima analisi chiedesse scusa al Consiglio. Alla riapertura della seduta, lo stesso Valastro ha reso pubblica la sua posizione. A questo punto, ecco il colpo di scena. Ha fatto il suo ingresso sul palcoscenico, l’assessore alla sicurezza e alla legalità Sergio Di Giovanni che ha attaccato Valastro, sostenendo che “trovo umiliante e non è corretto, pretendere da un assessore delle scuse perché la richiesta calpesta la dignità della persona”, e si è dissociato da tutta l’iniziativa.

Impellente bisogno fisiologico

La situazione già di per sé kafkiana si è arricchita di ulteriori elementi. Il capogruppo di Forza Italia, Fioravante Cetrangolo e i fuoriusciti della Lega hanno abbandonato l’aula. Lo sconcerto nella maggioranza è diventato sempre più evidente. Di Mino ha preso la parola e, a modo suo, si è difeso. Sul caso Moscatelli, ha detto di essere uscito dall’aula per un “impellente bisogno fisiologico”, per l’infelice espressione sulla repubblica sociale, ha confessato di aver sbagliato e ha concluso con “chi non ha mai scagliato scagli la prima pietra”.

La lettera fantasma

Di pietre l’opposizione ne avrebbe scagliate ancora molte e molto volentieri, viste le difficoltà di Errante (che ha accusato Facebook di essere responsabile della vicenda), a gestire la discussione.  “In realta – ha detto il sindaco – Di Mino ha già scritto una lettera di scuse, lettera che ho girato al prefetto”. “Se la lettera esiste – ha sottolineato con perfido piacere Masiero – perché non è stata resa pubblica?”
 La mozione di censura è stata messa ai voti. Anna Vignola, di Fratelli d’Italia, si è astenuta, l’opposizione ha votato compatta a favore. Il documento è stato respinto con soli 11 voti, quelli dei resti della maggioranza presenti in aula. L’impressione però è che il destino di Di Mino è segnato. Alla prima occasione, saranno i suoi stessi compagni di partito a chiedergli di fare un passo in dietro.

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