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Lunedì, 20 Gennaio 2020 15:12
Il documento integrale

La radiografia della criminalità organizzata in Lombardia secondo la Dia

La Direzione investigativa antimafia ha inviato al Parlamento la “Relazione semestrale” sull’attività svolta e sui risultati conseguiti nel contrasto ai vari gruppi criminali (‘ndrangheta, mafia, camorra, sacra corona e affini) in Lombardia e nell’hinterland milanese

È un documento che presenta la radiografia della criminalità organizzata in tutti i suoi aspetti e il lavoro svolto dalle forze dell’ordine per impedire che i clan  mettano radici in una società civile, quella lombarda, con la quale non ha alcunché da spartire. È un documento prezioso che pocketnews.it pubblica integralmente per tutti i suoi lettori che vogliono capire le dimensioni di un fenomeno che da sempre inquieta le coscienze. Buona lettura.

GENERALITA’

I gruppi criminali storici operanti in Lombardia vedono attualmente operare, tra le loro file, le nuove generazioni. Tuttavia, come negli anni passati, punto di forza di questi gruppi sembra essere non tanto la proiezione operativa volta al controllo del territorio (come accade, invece, nelle aree d’origine), quanto piuttosto le consolidate capacità economiche e relazionali, che si proiettano anche sul piano internazionale.

I sodalizi organizzati più evoluti prediligono ormai da tempo una strategia “di basso profilo”, raramente palesando connotazioni “militari” ed utilizzando la violenza solo come risorsa aggiuntiva. Questa diventa, infatti, funzionale più al mantenimento delle posizioni economiche acquisite, che al controllo del territorio e all’assoggettamento delle vittime. Tali strategie, che si caratterizzano per il forte mimetismo, risultano per questo ancor più pericolose e soprattutto di difficile individuazione.

Agli imprenditori - che a seconda del loro coinvolgimento assumono la veste di collusi o vittime – l’associazione mafiosa si mostra come un’allettante opportunità imprenditoriale che si realizza, ad esempio, sia attraverso la disponibilità di liquidità ricevuta con interessi usurari (utili a superare una contingente crisi economica), sia con liquidità ricevuta in conto di assegni, bonifici e trasferimenti di denaro per la costituzione di “fondi neri”. Tali modalità, al pari di altre, creano un doppio vincolo, dove opportunità e asservimento all’organizzazione mafiosa diventano legami difficili da recidere. Con l’avvio di tale rapporto di scambio (quasi mai paritetico), infatti, il gruppo mafioso pretende in cambio prestazioni e servizi, che si collocano su una sottile linea di confine tra lecito e illecito. [Gli indicatori dell’ANBSC sui beni sequestrati e confiscati, aggiornati al 30 giugno 2019, attestano la Lombardia in una posizione rilevante della classifica nazionale. È, infatti, al 4° posto per numero di immobili confiscati (fra destinati e in gestione): 2.968 dopo la Sicilia (12.261), la Campania (4.857) e la Calabria (4.730)]

Proprio per arginare queste silenti contaminazioni dell’economia, il 2 aprile 2019 la Prefettura ed il Comune di Milano hanno sottoscritto il Patto per il rafforzamento della prevenzione ai fini antimafia, al fine di promuovere azioni integrate e progetti specifici in materia di prevenzione antimafia, volti al miglioramento dei controlli sulla legalità delle attività economiche. Il Patto, che si riverbera positivamente anche sul controllo della filiera agro- alimentare, ha esteso le informazioni antimafia al settore delle attività commerciali, richiamando il parere del Consiglio di Stato, Sez. I, n. 3088 del 17 novembre 2015 e aderendo alla sentenza del medesimo organo del 9 febbraio 2017, n. 565, circa l’applicabilità dell’art. 89 bis del codice antimafia anche ai regimi delle autorizzazioni, delle licenze ovvero quelli concernenti l’ambito operativo della S.C.I.A2 (segnalazione certificata inizio attività), al fine di individuare gli indicatori sintomatici del condizionamento mafioso e gli ulteriori, specifici fattori di rischio riferibili alla realtà locale (La natura del Patto è di carattere tecnico-operativo e prevede la costituzione di un tavolo tecnico composto, per la Prefettura di Milano, dal dirigente dell’Area I bis – Ufficio antimafia, per il Comune di Milano, dal Segretario Generale, dal dirigente del Settore Commercio e dai componenti del Gruppo Ispettivo Antimafia, deputato a creare un’azione sinergica in vista del raggiungimento degli obiettivi del patto).

In tale ambito, il monitoraggio delle attività imprenditoriali operato nel semestre dai Gruppi interforze istituiti presso tutte le Prefetture lombarde, ai fini dell’emissione di provvedimenti interdittivi antimafia o dell’iscrizione nelle cd “White List”, restituisce un quadro di analisi che evidenzia come l’infiltrazione mafiosa del tessuto imprenditoriale nel settore degli appalti pubblici e nel rilascio delle autorizzazioni, licenze e concessioni pubbliche sia diventata concreta e sempre più articolata: ristorazione, edilizia, autotrasporto di merci, gestione di parcheggi, servizi di pulizia ed altro, sono solo alcuni dei settori interessati, nel corso del semestre, dai numerosi provvedimenti interdittivi antimafia assunti dalle Prefetture lombarde.

Altrettanto insidiosi appaiono i rapporti collusivi, ancora una volta emersi nel semestre, intessuti dai sistemi criminali con esponenti della politica e della pubblica amministrazione, attraverso i quali vengono illecitamente ottenuti appalti, erogazioni pubbliche e assunzioni clientelari. In tale contesto, i reati di tipo corruttivo assumono una dimensione considerevole. Va anche detto che le rinnovate capacità relazionali e l’attitudine ad adattarsi ai mutamenti sociali sono evidentemente alla base dei meccanismi che consentono ad alcuni sodalizi di mostrare un’elevata resilienza nel tempo che consente loro di resistere sia alle misure restrittive che ai provvedimenti di confisca.

In questa sede appare necessario rimarcare l’importanza dalle numerose inchieste giudiziarie che negli ultimi anni hanno dato conto della ultradecennale, pervasiva operatività delle cosche in Lombardia, conclusesi con condanne. (Tra le varie inchieste giudiziarie concluse nel semestre con sentenze, anche definitive – più avanti segnalate - il 19 aprile 2019, nell’ambito delle operazioni “Crociata” (febbraio 2016) ed “Ignoto 23” (settembre 2017), il Tribunale di Como ha condannato nove imputati, responsabili, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, estorsione, detenzione e porto abusivo di armi, lesioni aggravate e danneggiamento con l’aggravante del metodo mafioso. Le indagini dei carabinieri, avviate nel 2015, avevano fatto luce sui rapporti criminali tra affiliati al locale di Limbiate (MI) e quelli del locale di Mariano Comense (CO) e, in particolare, sul compimento da parte di questi ultimi, prevalentemente nella cittadina di Cantù (CO), di una serie di eclatanti atti criminali, quali gambizzazioni, spari con armi da fuoco in pieno centro abitato e lanci di bottiglie incendiarie. Inoltre, in costanza di indagini era stato documentato un conflitto tra un referente della locale di Mariano Comense ed un affiliato che rivendicava per sé un ruolo di maggiore preminenza all’interno del sodalizio. La questione - in cui si inserisce anche un agguato con il ferimento del nipote del capo locale divenne oggetto di numerose “discussioni” fino ad essere portata all’attenzione dei vertici criminali in Calabria.

Scorrendo, ad esempio, i nomi degli imputati coinvolti in recenti investigazioni, ricorrono puntualmente i nomi di coloro da cui originarono le prime inchieste contro la criminalità organizzata di origine calabrese in Lombardia. Costoro, sebbene più volte inquisiti, hanno continuato a riproporre sul territorio regionale i tipici comportamenti mafiosi, risentendo solo parzialmente delle misure restrittive personali e patrimoniali. È possibile quindi che, nel tempo, il fenomeno mafioso sia stato osservato ed indagato nelle sue dinamiche emergenziali e non nei suoi aspetti strutturali, aumentandone così la capacità di resistenza sul territorio. Per gli appartenenti all’organizzazione mafiosa, questa situazione, seppur rischiosa in termini di perdita della libertà personale e dei patrimoni, deve essere considerata complessivamente premiante, atteso che continua a ripetersi senza modificazioni sostanziali (Si evidenzia che anche il Procuratore Aggiunto di Milano, d.ssa Alessandra Dolci, nel corso di una conferenza stampa rilasciata il 5 luglio 2019 a conclusione dell’operazione “Krimisa” (che ha riguardato il locale di Legnano-Lonate Pozzolo, attivo fra le province di Milano e Varese e più volte inquisito), ha rimarcato: “…emerge un quadro sconfortante … negli ultimi dieci anni, nonostante le indagini e gli arresti, non è cambiato nulla. Le cosche sono ancora padrone del territorio … non è cambiato assolutamente niente, ci sono state scarcerazioni, hanno ripreso il controllo del territorio che non è mai sfuggito di fatto dalle mani della ‘ndrangheta che esercita la giurisdizione dell’antistato…nonostante gli arresti che ci sono stati negli anni scorsi, l’intervento non si è mostrato efficace…”. https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/07/04/ndrangheta-in-lombardia-la-procuratrice-della-dda-indagini-e-arresti- ma-e-tutto-come-10-anni-fa-padroni-del-territorio/5300743/).

Un’ulteriore costante nelle inchieste giudiziarie che hanno toccato la Lombardia è rappresentata dalla disponibilità di professionisti compiacenti, asserviti nel nome di convergenze affaristico-criminali, risultati determinanti per l’operatività della criminalità mafiosa. In tale contesto è importante ricordare che il 18 febbraio 2019, il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere (CE) ha condannato un medico di Pavia - considerato un luminare del settore oculistico - alla pena ad anni dieci e mesi sei di reclusione (Con interdizione dall’esercizio della professione per due anni, comminandogli inoltre, a pena espiata, la libertà vigilata per tre anni) per concorso esterno in associazione camorristica e false attestazioni all’autorità giudiziaria, per aver redatto, nel 2008, una falsa certificazione per una patologia inesistente a favore del boss del clan SETOLA, a capo dell’ala stragista del clan dei CASALESI.

Tale documentazione aveva consentito al camorrista di ottenere gli arresti domiciliari in una clinica privata, da cui poi fuggì dando inizio ad una stagione del terrore nel casertano, costata diciotto morti, tra i quali vittime incolpevoli come l’imprenditore Domenico NOVIELLO (16 maggio 2008) e i sei cittadini ghanesi uccisi nella cd. “strage di Castel Volturno” (18 settembre 2008). Altri due professionisti, coinvolti nel prosieguo dell’operazione “Linfa”7 - eseguita dalla DIA di Milano e coordinata dalla locale DDA - sono stati condannati il 30 maggio 2019 dal GUP di Milano, all’esito di giudizio abbreviato, unitamente ad altri coimputati, per estorsione aggravata dal metodo mafioso. Si tratta di due mediatori finanziari, una donna, condannata a sei anni reclusione, ed un uomo, a tre anni e quattro mesi di reclusione, perché ritenuti colpevoli di aver ordinato il pestaggio di un altro intermediario al fine di riscuotere un preteso credito.

In quella ed in successive occasioni, gli indagati richiamavano minacciosamente le proprie origini e la contiguità con la ‘ndrangheta, attesa la loro riconducibilità alle cosche PESCE e BELLOCCO di Rosarno (Le indagini avevano fatto luce sulla possibile riorganizzazione del locale di Legnano. In tale ambito, il 26 gennaio del 2018, la DIA ha eseguito una misura cautelare in carcere emessa dal GIP presso il Tribunale di Milano nell’ambito del p.p. n. 23308/17 RGNR e 13035/17 RG GIP (già n. 44840/15 RGNR e 12533/15 RG GIP), per traffico di sostanze stupefacenti. Il soggetto tratto in arresto è il figlio del reggente della struttura di ‘ndrangheta denominata “La Lombardia”, appartenente alla cosca NOVELLA di Guardavalle (CZ), ucciso in un agguato mafioso il 14 luglio 2008 a San Vittore Olona (MI). Nel corso dell’attività investigativa, già a luglio del 2017, la DIA aveva eseguito un’OCCC nei confronti di altre 10 persone (prevalentemente di origine calabrese), indagate, a vario titolo, per associazione finalizzata al narcotraffico).

La presenza dei professionisti si inserisce in una più ampia strategia mafiosa (sempre meno incline a manifestazioni eclatanti) che si avvale dei processi di globalizzazione. Un fenomeno, quest’ultimo, che se da una parte ha potenziato le opportunità di sviluppo per le imprese legali, di contro ha facilitato l’espansione delle mafie sui mercati internazionali, che hanno sfruttato la disomogeneità normativa dei diversi Paesi. Sul punto, anche in diversi consessi di studi sulla criminalità organizzata che si sono tenuti, nel semestre, in Lombardia, è stato evidenziato come la sfida alle mafie debba puntare ad individuare gli obiettivi “imprenditoriali” delle organizzazioni in una visione internazionale, cercando di combatterle con una strategia sinergica condivisa tra tutti i Paesi anche al di fuori dell’Unione Europea (In tale ottica, il 3 maggio 2019, a Milano, si è svolta la prima giornata del convegno dedicato alla Convenzione delle Nazioni Unite contro il crimine organizzato transnazionale (c.d. Convenzione di Palermo). Il convegno - al quale ha preso parte anche il Direttore della DIA - ha proposto una riflessione sulla Convenzione e sulla vicenda storica, sociale, legislativa ed istituzionale di impegno dell’Italia contro il fenomeno mafioso, da cui originarono gli orientamenti politici internazionali per il contrasto alla criminalità organizzata, mettendo anche l’accento sull’adeguatezza e l’efficacia dei principali pilastri della legislazione antimafia - dall’art. 416 bis c.p., introdotto nel 1982, agli sviluppi più recenti (misure di prevenzione patrimoniali, riforma del codice antimafia, ecc.) - anche nella prospettiva di un eventuale aggiornamento della Convenzione, del consolidamento del suo ruolo e delle sue potenzialità, sia nell’attualità che per la futura armonizzazione degli ordinamenti giuridici nazionali).

Passando, più nello specifico, alla mappatura criminale del territorio lombardo, l’azione di contrasto di Magistratura e polizia giudiziaria ha registrato, nel corso degli anni, l’operatività di 25 locali di ‘ndrangheta nelle province di Milano (locali di Milano, Bollate, Bresso, Cormano, Corsico, Pioltello, Rho, Solaro - Legnano), Como (locali di Erba, Canzo-Asso, Mariano Comense, Appiano Gentile, Senna Comasco, Fino Mornasco - Cermenate), Monza- Brianza (locali di Monza, Desio, Seregno, Lentate sul Seveso, Limbiate), Lecco (locali di Lecco e Calolziocorte), Brescia (locale di Lumezzane), Pavia (locali di Pavia e Voghera) e Varese (Lonate Pozzolo).

La mappa delle 'ndrine locali dei clan calabresi

A fattor comune tra le diverse consorterie, il settore degli stupefacenti resta il primario canale di finanziamento. Un settore particolarmente esteso in Lombardia, dove operano non solo narcotrafficanti di chiara matrice mafiosa, ma anche altri gruppi organizzati italiani e stranieri. Basta considerare quanto riportato nella “Relazione Annuale 2019” della Direzione Centrale per i Servizi Antidroga: “Nel 2018 in Lombardia è stato registrato il 16,02% delle operazioni antidroga svolte sul territorio nazionale, il 7,21 % delle sostanze sequestrate (kg) e il 14,05% delle persone segnalate all’Autorità Giudiziaria…In provincia di Milano è stato registrato il 59,20% delle operazioni antidroga svolte sul territorio nazionale”.

Ne è esempio l’operazione “Buc”, conclusa il 4 aprile 2019 dai Carabinieri di Varese con il coordinamento della DDA di Milano e di Eurojust, che ha portato all’arresto9  per traffico internazionale di stupefacenti di sei italiani, tutti residenti a Milano. Tra febbraio e giugno 2018 gli stessi avrebbero importato in Italia più di 1,1 tonnellate di hashish acquistata in Marocco, che andava a rifornire le piazze di spaccio lombarde. Altri 200 kg. della stessa sostanza sono stati sequestrati il 25 giugno 2018 a Nocera Inferiore (SA). L’attività d’indagine è stata portata a compimento con la collaborazione delle autorità di polizia spagnole10, atteso che figura cardine della consorteria criminale è risultato un italiano residente a Milano, ma con domicilio in Spagna.

Un cenno in questa sede va riservato anche alla tematica ambientale. Tra il 2017 ed il 2018 si è assistito, in diverse province lombarde (innanzitutto Milano, Pavia, Cremona), ad una lunga sequela di casi incendiari, che hanno riguardato depositi di stoccaggio rifiuti - alcuni di notevoli dimensioni. Nel semestre in esame, invece, si è registrata una contrazione degli episodi eclatanti che avevano contraddistinto l’ultimo triennio11. In parallelo, di particolare rilevanza è stata l’azione di contrasto sviluppata nel periodo dalla Polizia di Stato (operazione “Venenum” del 27 febbraio 2019) e dall’Arma dei carabinieri (operazione “Bianco & Nero” del 4 giugno 2019).

CRIMINALITA’ ORGANIZZATA CALABRESE

In provincia di Milano e, più in generale, in tutta la Lombardia la criminalità organizzata calabrese è l’organizzazione che, più di altre, ha nel tempo rinforzato il suo radicamento e la sua presenza sul territorio. Una presenza che si basa, però, sulla stretta connessione tra i locali presenti e la “casa madre” del Crimine reggino, attraverso l’organo di coordinamento delle relazioni e delle attività illecite, giudiziariamente conosciuto come “la Lombardia”. Le attività di indagine concluse nel semestre confermano, peraltro, come le organizzazioni calabresi presenti sul territorio, oltre ai tradizionali settori illeciti, si siano progressivamente insinuate in altri ambiti, soprattutto del mondo imprenditoriale, in cui riciclare e reinvestire capitali.

Tra le attività tradizionali, il narcotraffico internazionale, resta il primario settore di interesse del brand ‘ndrangheta. In tale ambito la provincia di Milano è stata interessata da diverse inchieste antidroga coordinate non solo dalla DDA locale, ma anche da quelle calabresi. In proposito, appare significativa l’operazione “Ossessione”12, coordinata dalla DDA di Catanzaro e conclusa dalla Guardia di finanza il 28 gennaio 2019, che ha fatto luce su una rotta del narcotraffico gestito dalla ‘ndrangheta attraverso il territorio iberico. È stata così disarticolata un’organizzazione criminale, costituita nei quadri da alcuni esponenti di spicco della famiglia MANCUSO di Limbadi (VV) - alcuni dei quali radicati in Lombardia, nelle province di Monza Brianza e Como – operanti tra Italia, Colombia, Venezuela, Repubblica Dominicana, Spagna, Olanda e Marocco. Questi avrebbero importato direttamente dai luoghi di produzione, e commercializzato sulle varie piazze di spaccio, ingenti quantitativi di cocaina e hashish. Già nel mese di marzo del 2018 era stato individuato a Milano un deposito nel quale era occultati kg. 430 di hashish, di provenienza marocchina, e una pistola.

È del 13 giugno 2019, poi, l’operazione “Edera”13, coordinata dalla DDA di Reggio Calabria e conclusa dall’Arma dei carabinieri, con il coordinamento internazionale della D.C.S.A., in collaborazione con la Polizia antinarcotici colombiana, la statunitense D.E.A., la Polizia Nazionale olandese e la Gendarmeria francese. In Calabria, Lombardia, Emilia Romagna e in Veneto, nonché in Olanda, Francia e Colombia è stata eseguita una misura cautelare nei confronti di 31 indagati per associazione finalizzata al traffico ed alla detenzione di sostanze stupefacenti. In Lombardia sono state interessate le province di Milano, Bergamo e Brescia, dove, tra il febbraio e maggio 2011, hanno operato i componenti del ramo lombardo del sodalizio ai quali, tuttavia, non è stata contestata l’aggravante del metodo mafioso.

In gran parte residenti nel milanese e soliti incontrarsi in una rivendita di generi alimentari di Corsico, sono accusati di aver smerciato carichi ragguardevoli di cocaina, tra cui una partita giunta nel febbraio 2011 dalla Calabria a Rudiano (BS), fornita da un componente della famiglia sanlucota dei GIORGI-ciceri, il quale importava cocaina dal Sudamerica tramite due latitanti calabresi, poi catturati nell’aprile 2013 in Colombia.
 
Particolarmente vocate ai traffici di stupefacenti anche le nuove leve riconducibili a storiche cosche calabresi stanziate in Lombardia. Il 24 giugno 2019, nell’ambito dell’operazione “Last Generation”14 della DDA di Catanzaro, a Milano, presso il suo indirizzo di residenza, un cittadino etiope è stato raggiunto da un provvedimento di fermo notificatogli dai Carabinieri di Soverato (CZ) per traffico di sostanze  stupefacenti, aggravato dal metodo mafioso. L’indagato è indiziato di aver ceduto, nell’ottobre 2017, mezzo chilogrammo di cocaina ad un trafficante milanese, gestore di una propria piazza di spaccio nell’hinterland del capoluogo. Il dato rilevante è determinato dalla provenienza dello stupefacente che sarebbe stato fornito al corriere africano da una organizzazione costituita dalle nuove leve (da cui il nome attribuito all’operazione) del gruppo ‘ndranghetista riconducibile ai GALLACE di Guardavalle (CZ).

Una vasta eco mediatica, poi, si è avuta il 26 giugno 2019, a seguito dell’esecuzione di un sequestro ad opera della Polizia di Stato milanese16, che ha riguardato beni mobili e immobili tra i quali un’attività di somministrazione di alimenti e bevande, storico luogo di incontro di un gruppo ultras di calcio - del valore di circa un milione di euro, riconducibili ad un capo tifoseria. Questi, il 4 giugno 2018 era stato raggiunto da un provvedimento cautelare emesso nell’ambito dell’operazione “Mongolfiera”17 per traffico di stupefacenti. Il sequestro in parola rappresenta la prima applicazione in Lombardia di una misura di prevenzione patrimoniale nei confronti di un esponente ultras legato al mondo del calcio e si inserisce nell’ambito delle attività di contrasto alle commistioni tra tale ambito e la criminalità organizzata.

Nel suo percorso evolutivo, la ‘ndrangheta - capace non solo di integrarsi con l’economia legale ma anche di anticiparne le opportunità - ha perfettamente imparato a rendere sempre più labili i confini tra attività illecite e lecite, inquinando il sistema economico attraverso metodiche corruttive finalizzate ad infiltrare la Pubblica Amministrazione - ed il relativo “mondo” dei pubblici appalti - anche grazie alla disponibilità di professionisti compiacenti. Proprio l’operazione “Mensa dei Poveri”18, conclusa il 7 maggio 2019 dai Carabinieri di Monza e dai Finanzieri di Busto Arsizio (VA), ha fotografato un flusso costante di relazioni illecite tra imprenditoria, pubblica amministrazione e politica del panorama lombardo, incentrandosi su plurimi episodi orbitanti attorno alla conduzione illecita di appalti nei settori dell’edilizia, del movimento terra, del trattamento dei rifiuti e della gestione ambientale.

Quarantatré soggetti sono stati raggiunti da misure cautelari, di cui dodici in carcere, in quanto partecipi di due gruppi attivi fra le province di Milano e Varese, che hanno visto il coinvolgimento di esponenti politici, amministratori pubblici e imprenditori, accusati a vario titolo di associazione per delinquere, corruzione, turbata libertà degli incanti, finanziamento illecito ai partiti, emissione di fatture per operazioni inesistenti, autoriciclaggio e abuso d’ufficio. L’inchiesta ha fatto emergere l’intreccio di interessi fra il principale indagato, un imprenditore attivo nel settore dei rifiuti, ed esponenti del gruppo ‘ndranghetista MOLLUSO di Corsico, collegati ai BARBARO-PAPALIA, anche loro presenti a Corsico e a Buccinasco (Nell’ambito dell’inchiesta “Cerberus”, conclusa dalla Guardia di finanza nel luglio 2008, si è concluso, nel semestre, l’iter processuale nei confronti di alcuni esponenti dei BARBARO-PAPALIA, da anni stanziati a Buccinasco (MI) e a Corsico (MI), i quali avevano ottenuto una posizione dominante nel settore del movimento terra, avvalendosi del metodo mafioso per intimidire operatori del settore ed amministratori pubblici del Comune di Buccinasco. Con sentenza n. 4815/17-52302/17 RG della Corte di Cassazione, l’11 gennaio 2019 sono stati condannati per associazione di tipo mafioso un esponente di vertice della cosca BARBARO, residente a Buccinasco (MI) ed altri affiliati).

Allo stesso imprenditore è stata altresì contestata l’aggravante di cui all’art. 416 bis.1 c.p., per aver agevolato il citato sodalizio mediante diverse condotte. Tra queste, l’aver assunto nella propria azienda, su segnalazione del referente dei MOLLUSO (già condannato per associazione di tipo mafioso, nell’ambito della nota inchiesta “Infinito”), operai addetti al movimento terra (molti dei quali con rilevanti pregiudizi penali), ma anche per aver versato contribuzioni, aiuti economici e reperito commesse lavorative - anche in violazione della normativa antimafia - in favore dell’azienda di riferimento del citato gruppo criminale. Peraltro, riuscendo ad aggiudicarsi importanti procedure ad evidenza pubblica attraverso rapporti di corruttela, l’imprenditore contestualmente “girava” parte delle commesse alla famiglia MOLLUSO con la modalità dei “noli a caldo”. Contestualmente all’esecuzione dei provvedimenti cautelari, sono state eseguite numerose perquisizioni, anche presso sedi di enti pubblici, tra i quali il Comune di Milano, e società di servizi del capoluogo lombardo, di Varese e di Novara.
 
L’infiltrazione in Lombardia non è stata sempre “silente”. In alcune occasioni ha infatti esteriorizzato il metodo mafioso - mettendolo “a sistema” esattamente come nei territori di origine – compiendo, negli anni, taluni omicidi nella regione, che sono risultati funzionali alle dinamiche evolutive dei sodalizi, esattamente come il pressing intimidatorio ed estorsivo sulle fasce produttive, sovrapponibile a quello praticato nelle aree di provenienza. È proprio questo il contesto in cui è maturato l’omicidio di Cataldo ALOISIO, al vertice della cellula dei FARAO-MARINCOLA in Lombardia, avvenuto a Legnano (MI) il 27 settembre 200820 e realizzato nell’ambito dei contrasti all’epoca insorti all’interno della stessa cosca cirotana. Le indagini, che si sono avvalse anche del supporto di un collaboratore di giustizia, hanno portato, il 28 maggio 2019, nel corso di ulteriori sviluppi della nota inchiesta “Stige”, curati dalla DIA e dai Carabinieri di Milano, all’esecuzione di una misura cautelare21 nei confronti di 4 soggetti, al vertice dei FARAO-MARINCOLA, indicati come mandanti ed esecutori del delitto.

Altro ambito da monitorare con particolare attenzione - relazionabile ad una parte del mondo imprenditoriale sicuramente malsana - è la compravendita clandestina di farmaci ad uso umano e di provenienza furtiva. Il fenomeno è stato esplorato dai Carabinieri del NAS di Milano, nell’ambito dell’indagine “Partenope” 22, che ha individuato due distinti gruppi operanti nella distribuzione illecita dei medicinali, uno dei quali attivo nella provincia di Milano23. Gli indagati, raggiunti da un provvedimento restrittivo il 24 gennaio 2019, sono indiziati di associazione per delinquere finalizzata al furto di farmaci, truffa ai danni di privati e enti pubblici, ricettazione, falsificazione, riciclaggio di specialità medicinali e autoriciclaggio. Dopo aver sottratto i farmaci ad un’azienda di Carpiano (MI), il gruppo criminale milanese li reimmetteva nel circuito legale seguendo lo schema ideato da un imprenditore bresciano, risultato in rapporti, nel 2017, con due soggetti originari della Locride.

Nell’ambito di una precedente attività di indagine, proprio i due interlocutori calabresi erano risultati inseriti nella compagine societaria di una farmacia milanese - colpita, il 26 aprile 2018, da una interdittiva antimafia emessa dal Prefetto di Milano - e di una società ad essa collegata, al centro dell’operazione dei Carabinieri denominata “Contramal” (In tale contesto, i Carabinieri avevano tratto in arresto 13 soggetti indagati a vario titolo per associazione per delinquere finalizzata alla truffa ai danni dell’Erario, truffa ad aziende farmaceutiche, autoriciclaggio, ricettazione di farmaci, somministrazione di medicinali in modo pericoloso per la salute pubblica ed emissione di fatture per operazioni inesistenti. Le indagini, avviate nel gennaio 2017, hanno consentito di individuare un sodalizio riconducibile al citato soggetto originario di Locri (RC), titolare di una nota farmacia ubicata nel centro di Milano. Gli indagati, tutti operatori del circuito ufficiale di distribuzione del farmaco, hanno posto in essere molteplici condotte illecite che garantivano all’organizzazione un margine di guadagno ingentissimo derivante sia dalla vendita dei farmaci, che dall’illegittimo rimborso del credito IVA e dalla truffa ai danni di alcune case farmaceutiche. La stessa farmacia, peraltro, era già stata al centro di indagini coordinate dalla DDA di Milano e condotte dalla Polizia di Stato, che, nel marzo 2016, trasse in arresto il direttore di un ufficio postale della provincia di Reggio Calabria, indiziato, in concorso con altri indagati, di aver reimpiegato il probabile provento del traffico di stupefacenti delle famiglie di ‘ndrangheta MARANDO, ROMEO e CALABRO’, nell’acquisto dell’esercizio in argomento), conclusa il 9 aprile 2018. In questo caso gli indagati, tra i quali i due soggetti citati, avevano consegnato ad alcuni extracomunitari, senza prescrizione medica, farmaci che erano stati successivamente immessi su mercati esteri clandestini26.

È utile sottolineare, in ultimo, che uno dei due soggetti calabresi è risultato anche coinvolto, il 5 dicembre 2018, nella nota inchiesta “Pollino-European ‘ndrangheta connection”, perché ritenuto tra gli intestatari di un bar-gelateria sito nella località tedesca di Bruggen, riconducibile ad alcune cosche del mandamento jonico, tra cui i ROMEO- STACCHI. Anche nel resto del territorio della Regione la presenza di attività investigative di rilievo hanno messo in luce la intensa operatività della criminalità calabrese. L’azione di contrasto di Magistratura e polizia giudiziaria, sia lombarde che extraregionali, anche di natura patrimoniale, conferma l’operatività, nella provincia di Como dei locali di Como, Erba, Canzo-Asso, Mariano Comense, Appiano Gentile, Senna Comasco, Fino Mornasco e Cermenate); nella provincia di Monza-Brianza dei locali di Monza, Giussano, Desio, Seregno, Lentate sul Seveso e Limbiate; nella provincia di Lecco, del locale di Lecco e Calolziocorte; in quella di Brescia del locale di Lumezzane; nella provincia di Pavia dei locali di Pavia e Voghera, ed in quella di Varese, dei locali di Varese e Lonate Pozzolo. Resta sempre elevato l’interesse delle cosche verso il narcotraffico, sebbene le indagini degli ultimi  anni  continuino  a  dar  conto  della  spiccata  vocazione  ad  infiltrare  il  mondo imprenditoriale.

Particolarmente significativa la cattura, a Suzzara (MN), il 29 maggio 2019, del boss della cosca MANNOLO di San Leonardo di Cutro (KR), legata ai GRANDE ARACRI, nell’ambito dell’operazione “Malapianta”, coordinata dalla DDA di Catanzaro (Fermo di indiziato di delitto emesso dalla DDA di Catanzaro il 29 maggio 2019, nell’ambito del p.p. n. 5065/2017, nei confronti di 35 esponenti della citata cosca, i quali dovranno rispondere di traffici di stupefacenti e di estorsione, ad opera della Guardia di finanza di Crotone) . Non casuale è risultata la presenza dei MANNOLO nel mantovano, verosimilmente per acquisire nuovi spazi a seguito delle condanne subite dai GRANDE ARACRI, nell’ambito dell’inchiesta “Pesci”. Infatti, il 28 marzo 2019, la Corte d’Appello di Brescia ha pronunciato la sentenza di condanna nei confronti di esponenti della cosca cutrese, radicatisi anche nel tessuto economico delle provincie di Mantova e Cremona.

Tra gli imputati, condannati per associazione mafiosa ed altri reati aggravati dal metodo mafioso, emergono dieci esponenti di primo piano della predetta cosca componenti di “ un’associazione che si radica e si sviluppa nel nord nell’ambito della folta comunità calabrese, progressivamente insediatasi da decenni sul territorio e tradizionalmente introdottasi nelle attività economiche direttamente o indirettamente connesse con l’edilizia, ma è legata con vincolo stretto e legame ferreo con la terra di origine ed in particolare con la cosca ’ndranghetista facente capo a Grande Aracri Nicolino” (va, altresì, aggiunto che, nell’ambito dell’operazione “Rimpiazzo” della DDA di Catanzaro, eseguita il 9 aprile 2019 dalla Polizia di Stato, con la cattura di trentuno persone, è emerso il ruolo di un bresciano residente ad Orzinuovi (BS), indagato per traffico di sostanze stupefacenti. Le indagini si sono incentrate sulla cosca vibonese dei cd. PISCOPISANI, che puntava a competere e sostituirsi alla cosca MANCUSO di Limbadi, ampliando le forniture di stupefacenti (OCCC n. 1588/10 RGNR-1459/10 RGGIP-52/19 RMC, emessa dal GIP del Tribunale di Catanzaro l’1 aprile 2019).

Proprio i GRANDE ARACRI sono stati duramente colpiti, nel semestre, anche sul fronte patrimoniale. Il 12 marzo del 2019, la Guardia di finanza di Crotone ha eseguito la confisca di mobili ed immobili per un valore complessivo di circa 40 milioni di euro, in seguito alla condanna definitiva di esponenti di spicco della cosca coinvolti nell’operazione “Aemilia”. La confisca ha interessato 253 immobili industriali, commerciali e di civile abitazione in Lombardia, Emilia Romagna, Liguria, Veneto e in Calabria. In particolare, nel mantovano sono stati confiscati dodici immobili tra Viadana (MN) e Goito (MN), intestati a prestanome riconducibili ad un personaggio di rilievo della cosca.

Un altro soggetto stanziato a Viadana (MN), contiguo ai GRANDE ARACRI, è stato arrestato il 25 giugno 2019, nel corso dell’operazione “Grimilde”33, dalla Polizia di Stato di Bologna, coordinata dalla DDA felsinea. Questi dovrà rispondere, unitamente ad altri sodali, ramificati anche a Bologna, Modena, Reggio Emilia, Parma e Piacenza, di associazione di tipo mafioso, estorsione, tentata estorsione, trasferimento fraudolento di valori, intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, ed altri reati aggravati dalle finalità mafiose.

Non solo nel milanese ma anche nelle altre province lombarde la nefasta e pervasiva presenza ‘ndranghetista è sempre alla ricerca del giusto interlocutore nel mondo politico ed imprenditoriale. L’11 febbraio 2019, nell’ambito dell’inchiesta “Metastasi”34 della DDA milanese incentrata sulle infiltrazioni della cosca COCO TROVATO nel tessuto economico e politico del lecchese, la Corte d’Appello di Milano ha condannato35 alcuni degli imputati (L’indagine aveva fatto luce sui tentativi d’infiltrazione, nel mondo economico, politico e amministrativo della provincia di Lecco, dell’associazione capeggiata da TROVATO Mario, fratello del boss TROVATO Franco. Il sodalizio, mirava a imporre la propria egemonia in alcuni settori produttivi (ristorazione e distribuzione di terminali per il gioco all’interno dei locali pubblici) e lo faceva avvicinando e condizionando appartenenti ad enti pubblici locali).

Nella sua fase esecutiva l’indagine aveva portato, nell’aprile 2014, all’arresto dei presunti referenti del locale ai  cui  vertici erano stati individuati, oltre al boss TROVATO, un consigliere comunale di Lecco che aveva optato, insieme ad altri due indagati, per il giudizio abbreviato. In quella sede il GUP di Milano, derubricando il reato di associazione di tipo mafioso in associazione per delinquere, aveva condannato i tre imputati a pene che andavano da un minimo di tre ad un massimo di anni sei di reclusione. Tuttavia, la Corte di Cassazione, su ricorso della DDA di Milano, annullava la sentenza del GUP, rinviando gli atti alla Corte d’Appello di Milano, che ha deciso - argomentando sulle modalità di utilizzo della forza intimidatrice e sulla riconducibilità del sodalizio all’organizzazione ‘ndranghetistica “La Lombardia” - per la sussistenza, in capo ai tre imputati, dell’associazione mafiosa, condannando il predetto politico ad anni dieci e mesi quattro di reclusione.

Di particolare rilievo, inoltre, l’operazione “Papa”, conclusa l’11 marzo 2019 dai Carabinieri di Bergamo con l’esecuzione, tra la Lombardia e la Calabria, di un provvedimento restrittivo38, su richiesta della DDA di Brescia, nei confronti di sedici persone responsabili di associazione di tipo mafioso, estorsione aggravata dal metodo mafioso, danneggiamento a seguito d’incendio, riciclaggio e frode. A Bergamo, in particolare, sono stati arrestati due fratelli, entrambi imprenditori bergamaschi, ed un crotonese residente a Predore (BG), referente di un’organizzazione criminale calabrese dedita ad attività di recupero crediti e alle estorsioni. L’inchiesta ha evidenziato l’infiltrazione del gruppo criminale in vaste aree del nord Italia, nel settore del commercio di prodotti ortofrutticoli, realizzata attraverso un’offerta di servizi ad alcuni settori del mondo imprenditoriale particolarmente sensibili al metodo mafioso.Tra gli arrestati figura un parente del “braccio destro” del boss deceduto Paolo DE STEFANO.

CRIMINALITA’ ORGANIZZATA SICILIANA

Sebbene meno visibile nel territorio regionale, la criminalità organizzata siciliana non è da ritenersi meno influente di quella calabrese, per importanza e per capacità di penetrazione. Analoghe considerazioni valgono per la criminalità organizzata campana nel territorio lombardo. La presenza di esponenti della criminalità organizzata siciliana nel milanese, sono intervenuti, nel semestre, gli esiti giudiziari di importanti inchieste degli ultimi anni. Ad esempio, il 15 gennaio 2019, il Tribunale Ordinario di Milano ha condannato39 11 soggetti, in relazione alla tranche dell’operazione “Security”, riguardante reati fiscali commessi dagli associati, già condannati, nel novembre 2018, per reati associativi aggravati dalla finalità di agevolare la famiglia catanese dei LAUDANI-MUSSI ‘E FICURINIA. La sentenza ha, altresì, condannato per illeciti amministrativi, ai sensi della legge n. 231/2001, cinque società con sede a Milano e provincia, a Monza e a Novara attive nel settore della vigilanza privata e della logistica, disponendo, per tutte, la confisca del profitto del reato.

Allo stesso contesto mafioso è ascrivibile il prosieguo della operazione “Miracolo”40, vasta operazione antidroga conclusa tra ottobre e novembre 2018 dalla Polizia di Stato di Milano. Il 5 aprile 2019, al termine di ulteriori approfondimenti sviluppati dopo il primo step investigativo, due degli indagati (uno dei quali affiliato ai LAUDANI), entrambi di origine catanese e già detenuti per traffico transnazionale di cocaina gestito dal gruppo CADEMARTORI-PONZO, sono stati raggiunti da una seconda misura cautelare41. Infatti, è stata loro contestata la cessione di kg. 24,5 di marijuana in territorio spagnolo ad altri catanesi a loro volta arrestati il 5 aprile 2019, tra i quali la figlia di un imprenditore siciliano condannato per mafia nell’ambito dell’operazione “Fico d’India”, poiché associato alla famiglia etnea dei LAUDANI (Tra i mesi di ottobre e novembre 2018, a conclusione dell’operazione “Miracolo”, la Polizia di Stato ha eseguito una misura restrittiva nei confronti di 39 soggetti dediti al traffico internazionale di stupefacenti. In una prima tranche sono stati arrestati affiliati al gruppo CILIONE, originario di Melito Porto Salvo-RC, attivo principalmente nello spaccio di droga nel quartiere milanese di Bonola e a Robbio; nonché soggetti affiliati al gruppo CADEMARTORI-PONZO (contiguo ad alcuni sodalizi mafiosi etnei, in particolare ai clan PILLERA-Puntina, LAUDANI, CURSOTI che avevano il compito di organizzare l’importazione dello stupefacente) e al clan napoletano GIONTA. In una seconda tranche, sono stati tratti in arresto gli uomini legati ai gruppi LUONGO di Manfredonia (FG) e BARBARO di Platì (RC), protagonisti dello spaccio di droga nel quartiere milanese di San Siro. Le indagini hanno posto in risalto l’estrema capacità di tali gruppi di entrare in connessione tra loro per il raggiungimento di un obiettivo comune)

Altro decreto di sequestro è stato eseguito dalla Polizia di Stato, il 9 aprile 2019, nell’ambito dell’operazione “Coffee Break” coordinata dalla DDA di Palermo, nei confronti di un appartenente alla famiglia mafiosa palermitana dell’ACQUASANTA. Il provvedimento ha riguardato tre unità immobiliari in zona residenziale, sei rapporti finanziari per circa 50 mila euro, nonché preziosi custoditi all’interno di una gioielleria, ubicata a Milano, nel cosiddetto “quadrilatero della moda”, intestata alla convivente del proposto, per un valore complessivo di oltre un milione di euro. Il 13 maggio 2019 è stato poi eseguito un ulteriore provvedimento cautelare personale e reale emesso dall’A.G. palermitana nei confronti di altre sei persone, riconducibili alla
stessa famiglia palermitana dell’ACQUASANTA (due dei quali, residenti a Milano e a Rozzano, sono poi stati scarcerati il 13 giugno 2019 dal Tribunale del Riesame), accusate di aver reinvestito i cospicui proventi delle attività illecite, perpetrate nella zona di influenza in due società appositamente create in Sicilia per la produzione e distribuzione di caffè, formalmente intestate a prestanome.

Il 13 febbraio 2019 la DIA di Caltanissetta ha eseguito un provvedimento cautelare emesso da quel Tribunale siciliano nei confronti di due coniugi, residenti a Lonato del Garda (BS). L’uomo, sorvegliato speciale di P.S. e fiancheggiatore del clan gelese dei RINZIVILLO, è stato indicato quale “imprenditore e consulente finanziario specializzato in molteplici settori finanziari…totalmente asservito alle relative esigenze operative”, al fine di assicurare la realizzazione del predominio imprenditoriale, anche attraverso meccanismi di “pulitura” di ingenti quantità di denaro proveniente dalle attività illecite. In tale contesto è emerso, altresì, il ruolo della moglie, la quale, accanto al marito, era intestataria di attività commerciali. Il provvedimento ha riguardato attività con sedi a Roma, Gela, ma soprattutto a Milano e Brescia (con unità locali a Bergamo, Torino ed in provincia di Verona), beni immobili ubicati in provincia di Brescia, diversi autoveicoli e numerosi rapporti finanziari collocati presso istituti di credito lombardi e siciliani, per un valore di circa 15 milioni di euro, dei quali una parte cospicua, circa 6 milioni di euro, ha riguardato beni ubicati nella provincia bresciana.

In ultimo, i gruppi organizzati siciliani hanno confermato un alto livello di specializzazione nei reati contro il patrimonio, realizzati anche con forme di “pendolarismo” criminale. Il 18 marzo 2019, i Carabinieri di San Donato Milanese  hanno eseguito una misura cautelare personale nei confronti di tre individui, tutti pregiudicati di origine gelese da tempo residenti nel basso milanese e nel lodigiano, per i reati di concorso in rapina aggravata continuata, detenzione e porto illegale di armi e ricettazione. I tre, bloccati mentre stavano raggiungendo il Veneto per partecipare all’assalto al mezzo blindato di un istituto di vigilanza, sono stati fermati in quanto ritenuti responsabili anche di altre rapine a banche e a portavalori.

CRIMINALITA’ ORGANIZZATA CAMPANA

Importanti sviluppi giudiziari hanno riguardato, nel semestre, anche l’infiltrazione economica della camorra nel milanese. L’11 marzo 2019, nell’ambito dell’inchiesta giudiziaria denominata “Mozzata”49, condotta nel 2015 dalla Guardia di finanza di Milano, il Tribunale di Napoli Nord ha condannato, tra gli altri, un esponente di spicco del clan NUVOLETTA di Marano (NA)50, trasferitosi in provincia di Milano dal 2010, da dove avrebbe continuato a gestire gli affari illeciti della famiglia occupandosi, in particolare, di riciclaggio. Con l’indagine erano state sequestrate alcune aziende, ubicate nell’area di Pogliano Milanese (MI) e Baranzate (MI), attive nel campo alimentare, della ristorazione e della produzione casearia (Tra le ditte oggetto di sequestro figuravano anche società di diritto statunitense attraverso le quali il pregiudicato esportava prodotti caseari a Miami in Florida).

Nel corso del semestre, la Prefettura di Milano ha emesso un’informazione antimafia interdittiva nei confronti di una società che gestisce un ristorante- pizzeria nel capoluogo meneghino, collegata ad ambienti malavitosi campani. Le operazioni di polizia condotte negli anni in Lombardia hanno riguardato i clan napoletani MARIANO,   LO   RUSSO,   LICCIARDI,   CONTINI,   DI   LAURO,   MAZZARELLA,  FABBROCINO, MOCCIA, GIONTA, NUVOLETTA, POLVERINO ed il cartello casertano dei CASALESI. Questi gruppi si sono dimostrati in grado di trovare agganci per la gestione delle  attività  illecite  nel  Nord  Italia  e  in  Lombardia  in  particolare,  come  accertato dall’operazione “Scugnizza 2”, coordinata dalla DDA di Napoli e conclusa nell’aprile 201853.

CRIMINALITA’ ORGANIZZATA PUGLIESE

Passando alla presenza nella provincia meneghina di criminali di origine pugliese, si evidenzia come questi operino, da anni, soprattutto nel traffico di sostanze stupefacenti, spesso realizzato in condivisione con criminali di matrici mafiose o con trafficanti stranieri, specialmente balcanici. Oltre che negli stupefacenti, i gruppi pugliesi sono attivi nel traffico di armi e nelle rapine ai danni di caveau, depositi e furgoni blindati. Con riferimento a queste ultime fattispecie delittuose, la criminalità organizzata pugliese è da ritenersi tra le organizzazioni più specializzate, efficaci e pericolose a livello nazionale, con la messa a punto di tecniche operative paramilitari negli assalti a bancomat o a furgoni portavalori.

È questo il contesto in cui, il 25 gennaio 2019, la Polizia di Stato di Milano, in collaborazione con gli omologhi uffici delle province di Foggia, ha eseguito in territorio pugliese un provvedimento cautelare nei confronti di 7 pregiudicati, originari delle predette province pugliesi - tre dei quali indicati come organici al gruppo mafioso garganico ROMITO-GENTILE – ritenuti autori di una rapina ad un furgone blindato, commessa il 15 ottobre 2016 a Bollate (MI) da un commando composto da una decina di banditi armati e travisati, che erano riusciti ad impossessarsi di numerosi plichi di preziosi, per un valore di circa 4 milioni di euro. Particolarmente significativo, poi, è risultato l’arresto - avvenuto a Milano il 7 giugno 2019 - del reggente del clan CARBONE-GALLONE di Trinitapoli (FG), colpito, con altre sette affiliati, da un provvedimento cautelare emesso dall’A.G. barese sulla base di indagini dei Carabinieri di Foggia, nell’ambito dell’operazione “Nemesi”55. Il pregiudicato si sarebbe trasferito a Milano per sfuggire alle possibili rappresaglie dei gruppi criminali rivali.

Le indagini, infatti, hanno arginato la scia di sangue iniziata nel 2003 - che ha visto contrapposti ai CARBONE-GALLONE i MICCOLI-DE ROSA e i VALERIO-VISAGGIO per il controllo
dei traffici illeciti in quel territorio - culminata, il 14 aprile 2019, nell’omicidio del boss del clan CARBONE. Per tutti gli indagati è stata riconosciuta l’aggravante del metodo mafioso e della finalità di agevolare, attraverso l’utilizzo delle armi, la compagine mafiosa riconducibile al citato reggente dei CARBONE-GALLONE, che aveva già pianificato agguati da eseguire a Trani, Trinitapoli, San Ferdinando di Puglia ed anche a Milano.

Più in generale ed in relazione a possibili collegamenti tra eventi delittuosi registrati nel capoluogo lombardo e la criminalità pugliese, sono tuttora in corso indagini sul ferimento, avvenuto il 14 gennaio 2019 a Milano, in un bar in zona Baggio, di un pregiudicato di origine pugliese, colpito in modo grave da un ignoto che, dopo averlo fatto stendere a terra, l’ha ferito ad una gamba con un colpo di fucile sparato a distanza ravvicinata, per poi allontanarsi a bordo di un’utilitaria insieme a due complici che lo attendevano all’esterno. Il ferito è l’“erede” di un violento gruppo familiare che da anni controlla i palazzi “ALER” della zona Baggio di Milano, gravitante intorno al clan di origine pugliese dei MAGRINI, attivo nel traffico di sostanze stupefacenti. Il fratello del ferito, nel 2007, era stato arrestato dei Carabinieri di Milano nell’ambito dell’operazione “White 2007”56, incentrata su un’associazione dedita al traffico di sostanze stupefacenti, nella quale ricopriva un ruolo di assoluto rilievo un altro soggetto che, sempre a Milano, nella mattina del 12 aprile 2019, è stato a sua volta vittima di un tentato omicidio.

Per quanto concerne l’azione criminale di matrice pugliese – non sempre riconducibile ad organizzazioni mafiose - si segnala l’esecuzione, il 15 febbraio 2019, da parte dei Carabinieri di Gallarate, nell’ambito dell’operazione “Marmotta”, di un provvedimento cautelare eseguito nei confronti di 3 pregiudicati di origine foggiana, uno dei quali residente a Casale Litta (VA), ritenuti responsabili di alcuni assalti contro gli sportelli automatici bancomat di istituti di credito della provincia di Varese, consumati tra novembre-dicembre 2017, due dei quali andati a buon fine. Nella regione, peraltro, si sarebbe stabilito, da tempo, il vertice del clan PIARULLI (già PIARULLI-FERRARO), originario di Cerignola (FG), già attivo nel traffico di sostanze stupefacenti, estorsioni, nel riciclaggio di denaro in attività commerciali, nei furti di autovetture a scopo di estorsione e riciclaggio, in assalti ai portavalori e rapine ai tir, anche fuori Regione.

CRIMINALITA’ STRANIERA

Nel territorio lombardo la criminalità straniera manifesta la sua operatività attraverso attività illecite diversificate, evidenziando modalità d’azione che, pur incidendo in modo elevato sul senso di sicurezza percepita dalla cittadinanza, non sono necessariamente riconducibili a contesti organizzati. Appaiono tuttavia consistenti anche i dati afferenti a fenomeni di associazionismo criminale nella gestione delle attività illecite, tanto in ambito etnico quanto anche interetnico, dove risultano partecipi anche gli italiani. Sodalizi più stabili e strutturati risultano attivi nel traffico degli stupefacenti, nell’immigrazione clandestina, nello sfruttamento della prostituzione e nei delitti contro il patrimonio, come verrà più avanti evidenziato.

Tra le indagini che hanno riguardato, nel semestre, le matrici straniere operanti nella regione, vale la pena di richiamare, sin da ora, l’operazione “Foreign Fighters”, coordinata dalle DDA di Brescia58 e Cagliari, conclusasi il 10 maggio 2019 con l’arresto di dodici cittadini siriani e marocchini, organici a due distinti gruppi criminali attivi in Lombardia e in Sardegna. Gli arrestati sono ritenuti responsabili di associazione per delinquere con finalità di terrorismo, intermediazione finanziaria abusiva, riciclaggio e raccolta di fondi finalizzata al finanziamento delle attività terroristiche. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, almeno due milioni di euro sarebbero stati raccolti e trasferiti all’estero con il sistema dell’hawala, destinati alla finanziamento del gruppo jihadista salafita armato “Al Nusra” o “Jabhat Fateh al Sham”.

La criminalità di origine straniera presente nella regione trae il suo maggior interesse economico dal traffico di sostanze stupefacenti, dallo sfruttamento della prostituzione e dai reati contro il patrimonio. Numerose sono state, anche nel semestre, le indagini concluse che hanno evidenziato l’operatività di gruppi di origine balcanica ed est-europea nei citati settori illeciti. Ad esempio, nel mese di gennaio 2019, a Sant’Angelo Lodigiano (LO), nell’ambito dell’operazione “Madame”, coordinata dall’A.G. tarantina, la Polizia di Stato di Lodi ha tratto in arresto un cittadino romeno, ritenuto membro di un’organizzazione criminale di tipo familistico composta da propri connazionali, indiziati di associazione per delinquere, induzione, sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione. La struttura, principalmente attiva tra il 2017 e il 2018 nei territori di Taranto, San Giorgio Jonico (TA) e Foggia, reclutava giovani donne anche in Lombardia.

Per quanto concerne i traffici di droga, il 22 gennaio 2019, a conclusione dell’operazione “Buslijnen” della Guardia di Finanza di Firenze, in varie località lombarde sono stati tratti in arresto tre italiani e cinque albanesi (tutti domiciliati nelle province di Milano e Lodi), organici ad una associazione dedita al traffico internazionale di stupefacenti in Toscana, ma con base logistica, direzionale e di pianificazione ad Amsterdam (Olanda) e in Albania. L’organizzazione ha importato in Italia, dal Nord Europa, consistenti carichi di marijuana e cocaina, occultando lo stupefacente su autobus turistici che coprivano la tratta Olanda- Belgio-Milano. I mezzi erano condotti dai cittadini italiani, arrestati, tutti residenti o dimoranti in provincia di Milano. Ad approvvigionare abitualmente il gruppo criminale erano sodalizi albanesi stanziali in territorio olandese, che inviavano lo stupefacente in Lombardia, ed in particolare su Milano, fino ad arrivare in Toscana.

Analogo modus operandi registrato nel corso della citata operazione “Buslijnen” è stato rilevato in un’altra indagine, coordinata dalla Procura di Sondrio e conclusa il 13 febbraio 2019 nei confronti di un sodalizio italo-albanese, che tra dicembre 2016 e il 2017 aveva organizzato un traffico internazionale di cocaina sulla rotta Olanda, Svizzera e Italia61. Lo stupefacente, proveniente dall’Olanda, veniva trasportato nelle zone di Sondrio, Lecco e Torino, a bordo di autovetture appositamente modificate per l’occultamento in un’officina di Rotterdam (NL) e condotte da corrieri italiani, assoldati da due cittadini albanesi, ai quali è stata contestata l’aggravante della transnazionalità.   Il provvedimento restrittivo è stato notificato anche ad alcuni acquirenti italiani, residenti nelle province di Sondrio, Como e Lecco.

Ancora, il 12 febbraio 2019, nell’ambito dell’operazione “Fiori di primavera”, condotta dalla Guardia di finanza di Lecce nei confronti di tre distinti gruppi criminali implicati in un traffico internazionale di sostanze stupefacenti dall’Albania verso le coste pugliesi, è stato notificato un provvedimento restrittivo in carcere nei confronti di un cittadino albanese, già agli arresti domiciliari a Cantù, perché già arrestato in flagranza di reato nel corso dell’indagine. Lo stesso è ritenuto partecipe, con il ruolo di scafista, dell’associazione criminale italo-albanese capeggiata da un suo connazionale. Il sodalizio è accusato di avere importato in Puglia, tra il novembre 2016 e il luglio 2017, ingenti quantitativi di marijuana e cocaina, provenienti dall’Albania, dalla Calabria e da Rimini. Parte dello stupefacente, stoccato in alcuni depositi ricavati anche a Rho (MI) e Cantù (CO), ha poi rifornito alcune piazze di spaccio lombarde e svizzere.

La vocazione transnazionale delle organizzazioni straniere operative nell’Italia settentrionale è emersa anche dagli esiti dell’operazione Metropolis”64, conclusa il 26 febbraio 2019 dai Carabinieri di Brescia con l’arresto di 30 cittadini albanesi, 2 tunisini e 7 italiani, attivi nel traffico e nello spaccio di stupefacenti nella zona del bresciano, nell’area metropolitana di Milano, a La Spezia e a Venezia, con estensione delle attività illecite in Olanda. È di più recente esecuzione l’operazione condotta dalla Polizia di Stato di Milano, in collaborazione con la Polizia albanese, che ha portato nel maggio 2019 all’arresto di 8 soggetti albanesi - legati tra loro da stretti vincoli di parentela - responsabili di traffico di sostanze stupefacenti e sfruttamento della prostituzione, praticata, nell’hinterland milanese e nella provincia di Monza, da giovani donne, quasi tutte di origine rumena. Si segnala, in ultimo, l’operazione “Sabbia”, condotta dai Carabinieri di Firenze e coordinata da quella DDA toscana, conclusa il 31 maggio 2019 con l’arresto dei componenti di un’associazione criminale italo-albanese, attiva principalmente in Toscana nel traffico internazionale di marijuana. Lo stupefacente, introdotto tra il dicembre 2017 e l’aprile 2018 dall’Albania in Puglia a bordo di natanti con approdo sulla costa del brindisino, era trasferito mediante corrieri anche verso la piazze di spaccio milanesi.

Le indagini hanno peraltro dato conto, ancora una  volta, dell’operatività, sul territorio lombardo, di sodalizi di matrice est-europea anche in gravi reati contro la persona. Nel giugno del 2019, i Carabinieri di Bergamo hanno sottoposto a fermo di indiziato di delitto di 8 soggetti (di cui 7 romeni e un albanese), rintracciati in Italia e in Romania, i quali dovranno rispondere di associazione per delinquere finalizzata alla tratta di esseri umani, alla riduzione in schiavitù e al favoreggiamento e allo sfruttamento della prostituzione, anche minorile, con l’aggravante transnazionale. L’organizzazione, a partire dal 2014, con la promessa di un posto di lavoro, avrebbe trasferito in Italia dalla Romania (in particolare dalle zone rurali più povere) giovani ragazze poi avviate alla prostituzione sulle strade della bergamasca, trattate come schiave, private di denaro, della libertà di movimento e della possibilità di poter rientrare nel Paese d’origine. L’organizzazione, inoltre, retribuiva un soggetto albanese per gli spazi utilizzati per l’esercizio dell’attività di meretricio.

Il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, il traffico di esseri umani nonché il traffico e lo spaccio di stupefacenti - svolto anche in sinergia con altri gruppi criminali, sia stranieri che italiani - sono i settori illeciti nei si confermano gli interessi illeciti anche dei sodalizi provenienti del Continente africano, con quelli di origine marocchina e tunisina che sono risultati tra i più attivi. In proposito si segnala che il 6 febbraio 2019, in provincia di Milano, la Polizia di Stato ha tratto in arresto un cittadino marocchino trovato in possesso di circa kg. 250 di hashish occultati all’interno di una autovettura67. Il successivo 14 maggio 2019, nell’ambito delle operazioni “Sciattaba” e “Niagiah”, sempre la Polizia di Stato ha eseguito un provvedimento restrittivo nei confronti di 17 cittadini marocchini, ritenuti responsabili di produzione e traffico illecito di sostanze stupefacenti. Uno dei gruppi individuati importava la cocaina dall’Olanda, acquistandola da un proprio connazionale stanziale nella citta di Rotterdam, occultandola all’interno di una intercapedine di una autovettura.

L’8 febbraio 2019, a Mantova, la Polizia di Stato ha sequestrato oltre kg. 7 di hashish all’interno dell’abitazione di un cittadino marocchino già fermato dalla Polizia Ferroviaria di Milano per detenzione di stupefacenti. Il 5 giugno 2019 i Carabinieri di Desio (MB) hanno eseguito il fermo di indiziato di delitto, emesso dalla Procura della Repubblica di Monza il 4 giugno precedenti, nei confronti di otto cittadini marocchini, un libico, due tunisini e una italiana, appartenenti a tre distinti gruppi criminali nordafricani, ritenuti responsabili di spaccio di sostanze stupefacenti. Uno dei tre gruppi era risultato anche in contrasto con gli altri due gruppi per il controllo della piazza di spaccio, sino a giungere all’uso di armi da fuoco. Il 28 marzo 2019 la Polizia Locale di Brescia ha arrestato un cittadino tunisino, irregolare, trovato in possesso, all’interno di un appartamento nella periferia ovest della città, di kg. 2,5 di eroina e gr. 200 di cocaina.

Negli ultimi anni le organizzazioni criminali nigeriane si sono evidenziate, nella regione, per attività illecite spesso realizzate in forma associativa anche di tipo mafioso. Le attività criminali, principalmente orientate al traffico di stupefacenti, al traffico di esseri umani e allo sfruttamento della prostituzione, ma anche alle estorsioni, agli omicidi e al traffico di armi, sono controllate e coordinate all’interno dell’organizzazione con modalità che possono mutare da gruppo a gruppo e da zona a zona. Nel semestre in esame diverse sono state le risultanze investigative che hanno evidenziato come, in Lombardia, tale matrice criminale abbia avuto sicuramente un ruolo non secondario rispetto alle altre consorterie di origine straniera.

Infatti, nel gennaio 2019, a Vigevano, la Polizia di Stato di Pavia ha arrestato una cittadina nigeriana, ricercata per associazione per delinquere finalizzata alla tratta di esseri umani, riduzione in schiavitù, alienazione di schiavi, induzione, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, immigrazione clandestina e contraffazione di documenti. Ancora, il 23 gennaio 2019 la Corte di Assise di Brescia ha condannato un’altra cittadina nigeriana69 per sfruttamento della prostituzione e riduzione in schiavitù. La donna ospitava alcune ragazze, giunte dall’Africa, costringendole a prostituirsi per riscattare la loro libertà, ricorrendo a diversi strumenti di coercizione, anche psicologici. Tali evidenze testimoniano, ancora una volta come, nell’ambito della criminalità nigeriana, il ruolo femminile sia spesso di primissimo piano. Nello stesso mese di gennaio, nell’ambito della vasta operazione “Catacata-Norsemen”, coordinata dalla DDA di Catania, la Polizia di Stato di Bergamo ha dato esecuzione a un fermo di indiziato di delitto nei confronti di un cittadino nigeriano ritenuto organico ad una associazione mafiosa nigeriana71, operante principalmente all’interno del C.A.R.A. di Mineo (CT), che avviava, anche nel territorio bergamasco, giovani connazionali alla prostituzione.

Nel sondriese, il 21 febbraio 2019, nel corso dell’operazione “Aria Pulita”, i Carabinieri di Morbegno hanno eseguito un provvedimento restrittivo nei confronti di 25 soggetti (18 dei quali nigeriani), indiziati, a vario titolo, di traffico e spaccio di sostanze stupefacenti. Quasi tutti gli arrestati risultavano domiciliati in strutture di accoglienza per immigrati in attesa della valutazione del loro status di rifugiati. Dalle indagini è emerso che gli spacciatori si rifornivano dello stupefacente anche da intermediari residenti in Brianza i quali, a loro volta, l’acquistavano da un nigeriano stabilitosi a Roma e spesso in viaggio tra la Capitale, Castel Volturno (CE) ed alcune località della Puglia.

L’11 aprile 2019 i Carabinieri di Borgo Virgilio (MN) hanno tratto in arresto un cittadino nigeriano, risultato tra i destinatari di un provvedimento restrittivo emesso dal Tribunale di Torino73 nei confronti dell’associazione mafiosa denominata EIYE o SUPREME EIYE CONFRATERNITY. Nel provvedimento restrittivo l’indagato è indicato quale promotore e organizzatore della suddetta associazione mafiosa, con il compito di impartire direttive per dirimere le controversie tra gli associati. Infine, a Dervio (LC), nel mese di giugno la Guardia di finanza di Palermo ha eseguito il fermo di indiziato di delitto74 di un altro cittadino nigeriano, responsabile, unitamente ad altri 3 soggetti, di sfruttamento della prostituzione e tratta di esseri umani (Si segnala, inoltre, che l’1 aprile 2019, presso l’aeroporto di Malpensa (VA), la Polizia di Frontiera ha arrestato un cittadino ghanese, proveniente dalla Nigeria, mentre tentava di far entrare illegalmente all’interno dei confini dell’UE una donna e due bambine in possesso di documenti contraffatti. Durante il controllo il passeur è stato trovato in possesso di ulteriori documenti di identità tedeschi intestati a minori nati in Germania. Da successivi accertamenti è emerso che il medesimo indagato, in precedenti occasioni, era stato sottoposto a controllo di frontiera, nello stesso aeroporto, sempre in coincidenza di voli provenienti dal Ghana o dalla Nigeria).

Passando ai comportamenti criminali registrati all’interno della comunità asiatica, in particolare quella cinese, si segnala un consolidamento nel traffico e nello  spaccio di metamfetamine e, come evidenziato da operazioni del semestre, nelle estorsioni, realizzate in forma intra-etnica. L’importazione di shaboo - principale sostanza stupefacente trattata dai gruppi di origine cinese soprattutto nella città metropolitana - li vede ancora protagonisti, non solo nello spaccio all’interno della propria comunità, ma anche nella vendita a pusher filippini. Per gli spacciatori cinesi, le piazze privilegiate per la vendita al dettaglio delle sostanze sono rappresentate dai locali pubblici ove si svolgono eventi riservati alla comunità. È proprio in tale contesto che il 27 marzo 2019, la Squadra Mobile di Milano ha arrestato due cittadini cinesi ritenuti responsabili, in concorso, di estorsione, minacce e lesioni. Tali reati sarebbero da ricollegare anche ad un tentativo, posto in essere dagli indagati, di gestire, in esclusiva, il controllo dello spaccio di sostanze stupefacenti nel corso degli eventi organizzati nei citati locali pubblici.

Per quanto attiene all’operatività della criminalità sudamericana, nell’area di Milano si riscontra la presenza di bande di latinos (c.d. pandillas) composte prevalentemente da giovani di origine ecuadoregna e peruviana, con la sporadica presenza anche di italiani e nordafricani. Le organizzazioni criminali centro-sudamericane risultano attive principalmente nella gestione del traffico di droga dall’America latina.  Proprio in tale ambito si segnala l’operazione, condotta il 18 giugno 2019 dalla Guardia di finanza di Pavia, che ha dato esecuzione ad un provvedimento restrittivo77 nei confronti di dieci cittadini peruviani e due italiani ritenuti responsabili di traffico e spaccio di sostanze stupefacenti. La cellula criminale, operante nel capoluogo lombardo, era capace di importare consistenti quantitativi di cocaina dal Perù e di smerciarla, poi, sulla piazza di Milano, attraverso operazioni di vendita al dettaglio. Le indagini hanno consentito il sequestro di oltre kg. 20 di cocaina, avvenuto anche grazie alla collaborazione della Direzione Antidroga della Polizia Nazionale del Perù.

CONTROLLO DEGLI APPALTI

La prevenzione delle infiltrazioni criminali, nonché più in generale, la trasparenza nel settore dei lavori pubblici e degli appalti rappresentano tematiche alle quali la DIA riserva una particolare attenzione, continuando ad interpretare un ruolo propulsivo e di supporto alle attività dei Prefetti ai fini del rilascio della documentazione antimafia (comunicazione e informazione interdittiva antimafia). La comunicazione e informazione interdittiva antimafia sono provvedimenti concepiti per scardinare i tentativi di infiltrazione mafiosa nell’economia. Alle imprese, infatti, dopo la loro adozione, è preclusa possibilità di intrattenere rapporti con le pubbliche amministrazioni, non solo di tipo contrattuale, ma anche per quanto concerne i provvedimenti autorizzatori di carattere generale, le concessioni etc. Tali provvedimenti rappresentano, allo stato, il momento più avanzato del sistema di prevenzione per contrastare i menzionati tentativi di infiltrazione della criminalità organizzata negli appalti pubblici. Questi ultimi costituiscono, infatti, uno degli obiettivi di interesse strategico delle organizzazioni mafiose, in quanto consentono non solo di reinvestire, in iniziative legali, le ingenti risorse economiche derivanti dalle molteplici attività criminali, ma soprattutto rappresentano un’ulteriore fonte di guadagni, e soprattutto il migliore sistema di “pulizia” del denaro sporco.

L’esperienza investigativa maturata nel tempo ha dimostrato come una delle modalità utilizzate dall’impresa mafiosa per aggiudicarsi gli appalti più consistenti – superando così l’ostacolo dei requisiti fissati dal bando per la partecipazione alla gara – sia la tecnica dell’“appoggiarsi” ad aziende di più grandi dimensioni, in grado di far fronte, sia per capacità organizzativa che per quella tecnico-realizzativa, anche ai lavori più complessi, dai quali risulterebbe altrimenti esclusa. Tra le modalità d’infiltrazione praticate attraverso l’utilizzo di forme societarie giuridicamente lecite, è emersa recentemente anche quella della partecipazione a “Consorzi di Imprese”, secondo la prassi della scomposizione di un lavoro in vari sub-contratti, allo scopo di eludere l’obbligo della preventiva autorizzazione.

In questo senso, particolari sforzi investigativi sono stati profusi proprio nel settore dei sub - affidamenti i quali, attraverso le collaudate metodiche dei subappalti, dei noli a caldo e a freddo, del movimento terra, del trasporto e della fornitura dei materiali e delle materie prime, rappresentano, per definizione, le principali tecniche utilizzate per annullare ogni possibile forma di concorrenza, estromettendo dal mercato, le aziende “pulite”. Anche il ricorso alla turbativa dei sistemi legali di scelta del contraente, attuata dalle mafie allo scopo di accaparrarsi appalti e contratti pubblici, è risultata una strategia spesso praticata al fine di condizionare in concreto, la partecipazione delle imprese alle gare pubbliche. Quelli appena citati rappresentano solo alcuni dei diversi metodi di infiltrazione nel settore dei  “lavori pubblici” e degli appalti, riscontrati dalla DIA nel corso dell’attività di prevenzione e contrasto.

MONITORAGGIO DELLE OPERAZIONI FINANZIARIE SOSPETTE

La Direzione Investigativa Antimafia, in conformità a quanto previsto dal D.Lgs. 21 novembre 2007, n. 231, riveste un ruolo determinante in materia di analisi e approfondimento investigativo delle segnalazioni di operazioni sospette. L’impegno della Direzione è rivolto costantemente al miglioramento delle procedure finalizzate a rendere più efficaci ed efficienti le attività nell’ambito del settore della prevenzione dell’utilizzo del sistema economico-finanziario legale a scopo di riciclaggio dei proventi illeciti. A tal proposito, nella prospettiva di affinare i processi di selezione dei target connotati da una maggiore valenza operativa, è stata avviata una complessa attività progettuale per la creazione di nuovi modelli di analisi.
Tale processo si concretizza nella creazione e sperimentazione a livello centrale di nuove procedure attraverso l’utilizzo integrato di tutti i patrimoni informativi disponibili e nella strutturazione di una piattaforma informatica per consentire ad ogni Articolazione della DIA di replicare “in via autonoma” i nuovi modelli di analisi progettati.

In una prima fase sperimentale, infatti, è stato creato un modulo di analisi che ha consentito di intercettare circa 19.000 posizioni soggettivamente qualificate. Di queste, circa 2.000 rivestono un maggiore interesse investigativo riguardo sia all’operatività finanziaria sospetta segnalata, sia alla tipologia di precedenti rilevati. Successivamente, i potenziali target individuati sono stati condivisi con le Articolazioni periferiche per consentire ulteriori, puntuali approfondimenti in merito alla sussistenza dei requisiti per la proposizione di misure di prevenzione patrimoniali ovvero per l’avvio di specifiche attività giudiziarie. Parallelamente all’attività progettuale sopra descritta, inoltre, si è provveduto al potenziamento della piattaforma informatica utilizzata per la gestione delle segnalazioni (denominata EL.I.O.S. - Elaborazioni Investigative Operazioni Sospette) creando una serie di moduli di ricerca che consentono a tutti gli operatori abilitati di selezionare i potenziali contesti investigativi in base a vari parametri di ricerca:
* geografici:
- luogo di nascita o di residenza delle persone fisiche segnalate;
- stato estero di nascita delle persone fisiche;
- sede legale/amministrativa delle società;
- luogo di effettuazione delle operazioni sospette;
* soggettivi:
- condizione lavorativa;
- attività economica svolta;
- tipologia di precedenti di polizia o di archivio rilevati;
* oggettivi:
- tipologia e importo delle operazioni sospette effettuate;
- frequenza delle operazioni sospette;
* temporali: periodo di effettuazione delle operazioni.

Tali parametri possono essere utilizzati in modalità singola o multipla, in funzione degli obiettivi dell’analisi che si intendono perseguire. Nel periodo in esame sono state, inoltre, sviluppate singole progettualità focalizzate su taluni fenomeni, la cui complessità ha richiesto l’adozione di modelli di analisi “relazionale” delle informazioni disponibili (persone fisiche, società, operazioni, rapporti finanziari, etc.) al fine di rilevare:
* schemi/modelli di operatività finanziaria sospetta che vengono replicati;
* origine e destinazione dei flussi finanziari e relative tipologie;
* collegamenti tra soggetti che sottendono a strutture criminali organizzate, altrimenti non rilevabili.
Nel comparto in esame, nel primo semestre 2019, la Direzione Investigativa Antimafia ha analizzato 49.104 segnalazioni di operazioni sospette, che ha comportato l’esame di 238.177 soggetti segnalati o collegati, di cui 161.863 persone fisiche e 76.314 persone giuridiche, correlate a 255.229 operazioni finanziarie sospette.

S.O.S. ATTINENTI ALLA C.O.

Tale analisi ha consentito di selezionare 6.113 segnalazioni di interesse della DIA di cui 1.231 di diretta attinenza alla criminalità mafiosa e 4.882 riferibili a fattispecie definibili reati spia/sentinella. Si tratta di reati ritenuti maggiormente indicativi di dinamiche riconducibili alla supposta presenza di aggregati di matrice mafiosa tra i quali sono ricompresi impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, usura, estorsione, danneggiamento seguito da incendio, etc.

ANALISI S.O.S PER SEGNALANTI

L’analisi condotta su tali segnalazioni ha confermato che la maggior parte è stata effettuata da enti creditizi (57%), mentre ancora poco significativo risulta essere il contributo dei professionisti (5%).

ANALISI S.O.S PER OPERAZIONI FINANZIARIE

Le operazioni finanziarie riconducibili alle s.o.s. analizzate sono per la maggior parte riferibili a operazioni di trasferimento fondi (31%) e per una percentuale altrettanto significativa riferibile a bonifici a favore di ordine e conto (17%).

ANALISI PER AREA GEOGRAFICA

Area Geografica    Nr. SOS     %
Nord                    26.701      44%
Sud                     16.468      27%
Centro                 12.394      20%
Isole                     4.052        7%
n.d.                      1.043        2%
Totale                 60.658  100,00%

Il maggior numero di tali operazioni è stato effettuato nelle regioni settentrionali (26.701), a seguire le regioni meridionali (16.468) e centrali (12.394) ed ultime le regioni insulari (4.052).

ANALISI PER REGIONE

REGIONE          CO            Reati spia     Totale
N.D.                 222                 821        1.043
ABRUZZO         415                 524           939
BASILICATA      130                 222           352
CALABRIA        504                 794         1.298
CAMPANIA     3.669              7.369       11.038
E.ROMAGNA  1.037              4.179         5.216
F.V. GIULIA      103                 500            603
LAZIO          1.186               6.338         7.524
LIGURIA         103               1.274         1.377
LOMBARDIA 2.158           9.925      12.083
MARCHE         223                 915         1.138
MOLISE           44                  192           236
PIEMONTE     602               2.872         3.474
PUGLIA         495               2.110         2.605
SARDEGNA     63                  379            442
SICILIA     1.050                2.560         3.610
TOSCANA    406                 2.754         3.160
T.A.DIGE       30                   348            378
UMBRIA      170                   402            572
V. D'AOSTA   39                     41              80
VENETO     663                 2.827         3.490
Totali      13.312              47.346       60.658













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