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Martedì, 07 Maggio 2019 14:21
Affari sporchi

Tangenti, le accuse dei giudici a Tatarella e Altitonante

Secondo la procura milanese, Tatarella, avrebbe incassato cinquemila euro al mese da Ecol service, dell’imprenditore Daniele D’Alfonso. Altitonante 20mila per una pratica edilizia

Nella foto, a sinistra in alto, Pietro tatarella, in basso, Fabio Altitonante. A destra le intercettazioni della guardia di finanza Nella foto, a sinistra in alto, Pietro tatarella, in basso, Fabio Altitonante. A destra le intercettazioni della guardia di finanza

È un quadro desolante quello che emerge dalla conferenza stampa sull’inchiesta condotta dal procuratore aggiunto Alessandra Dolci e dai pm Silvia Bonardi, Adriano Scudieri e Luigi Furno che ha portato all’arresto di 43 persone tra cui Pietro Tatarella (considerato uno degli enfant prodige di Forza Italia in Lombardia), commissario a Corsico, candidato alle europee del prossimo 26 maggio, di Fabio Altitonante sottosegretario alla Regione Lombardia e di un’altra decina di esponenti politici locali e nazionali .

Il video dell'operazione

L’accusa per tutti è di “associazione per delinquere di tipo mafioso, finalizzata a corruzione, finanziamento illecito ai partiti, false fatturazioni, auto riciclaggio e abuso d’ufficio”. Secondo la procura milanese, Tatarella, avrebbe incassato una provvidenza di cinquemila euro al mese da Ecol service, dell’imprenditore Daniele D’Alfonso, mascherata da una “consulenza professionale in realtà mai svolta”.

Non solo. Tatarella avrebbe usufruito anche di “una serie di utilità tra cui pagamenti di biglietti aerei, di viaggi di piacere, uso di varie autovetture, la disponibilità di una carta di credito American Express”.  Sembra la replica delle accuse che hanno mandato dietro le sbarre l’ex presidente della Regione Lombardia, Formigoni.

In cambio di cosa, Tatarella riceveva tutti questi benefit? Sempre secondo gli inquirenti, “metteva D’Alfonso in contatto con i vertici dell’Amsa”, l’azienda che gestisce il servizio di raccolta dei rifiuti a Milano, “indicandogli di volta in volta i soggetti politici destinatari delle illecite erogazioni” cioè tangenti. In questo modo, Tatarella avrebbe assicurato a D’Alfonso un canale preferenziale quando doveva partecipare a gare pubbliche.

Invece, Fabio Altitonante, secondo l’ordinanza sottoscritta dai magistrati inquirenti, avrebbe ricevuto da D’Alfonso 20mila euro per fare ottenere il rilascio di un permesso a costruire, relativo a un immobile a Milano in via Allegrenza. La tangente si sarebbe resa necessaria perché l’edificio, di proprietà della moglie dello stesso imprenditore, è sottoposto a vincoli paesaggisti.  

In questa operazione sarebbe coinvolto anche un dirigente della direzione urbanistica del Comune di Milano, Franco Zinna, che per gli investigatori, avrebbe consentito ad  Altitonante, “di ingerirsi sistematicamente nelle scelte di sua competenza, ottenendo, in violazioni dei doveri d’ufficio, informazioni sullo stato della pratica urbanistica”.

Daniele D'Alfonso,  "in occasione della campagna 2018 per le consultazioni politiche e regionali" avrebbe versato fondi per  finanziare le campagne elettorali di Fabio Altitonante, sottosegretario all'area Expo della Regione Lombardia, Diego Sozzani parlamentare di Forza Italia e leader degli azzurri a Novara, e Angelo Palumbo, coordinatore vicario di Forza Italia in provincia di Varese.    

Anche Fratelli d’Italia avrebbe preso la sua parte di mazzetta. Sempre secondo la Procura della Repubblica, Damiano Belli "legale rappresentante della Ambienthesis spa" e Andrea Grossi "amministratore di fatto della stessa" avrebbero elargito "a Fratelli d'Italia Alleanza nazionale circa 10.000 euro, senza iscrivere la cifra nel bilancio d'esercizio".  L’elargizione sarebbe avvenuta  il 5 marzo del 2018 con un bonifico sul conto corrente intestato a Fratelli d'Italia Alleanza Nazionale, BPM filiale di Roma Montecitorio.  

Il procuratore - “Anche in questo caso emerge una sinergia tra cosche e imprenditori". Così si è pronunciato il procuratore di Milano, Francesco Greco, durante la conferenza stampa. "L'indagine - ha detto - ha fatto emergere due gruppi di affari: uno nella zona di Varese e uno a Milano. Sono spaccati di storie già visti e che la società fa fatica a cambiare, con faccendieri, politici e imprenditori". Figura di collegamento tra politici e  ‘ndrangheta, sarebbe serebbe stato sempre Daniele D’Alfonso che avrebbe agevolato il clan dei Molluso.

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