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Sabato, 26 Gennaio 2019 14:59
L'evento

‘Ndrangheta e Cosa nostra: i criminali della porta accanto

I clan hanno colonizzato il Sud ovest milanese e riciclano i soldi sporchi in attività apparentemente legali

Il Saloncino la Pianta di Corsico gremito di persone durante il convegno sulla mafia Il Saloncino la Pianta di Corsico gremito di persone durante il convegno sulla mafia

 Un caffè al mattino? Il rifornimento di carburante? L’acquisto del pane o una cena romantica? A Corsico, Buccinasco, Trezzano e in tutto il Sud ovest milanese, potrebbero essere serviti da un associato alle cosche mafiose o ‘ndranghetiste che da anni hanno “colonizzato” il territorio. Magari anche da uno dei boss che se ne dividono i proventi.

La serata evento

È l’estrema sintesi di un convegno dal titolo “La mafia nel Sud ovest milanese” organizzato dall’associazione Peppino Impastato e il movimento Agende Rosse,  tenutosi ieri sera nel Saloncino La pianta a Corsico. Si è trattato di un evento, visto la quantità di pubblico che vi ha assistito e la parata di politici, sindaci e assessori, che vi ha partecipato.

La ricerca

È stata l’occasione  per presentare la ricerca dell’Osservatorio sulla criminalità organizzata – Cross - dell’Università degli Studi di Milano, coordinata da Nando Dalla Chiesa, sulla dimensione del fenomeno mafioso in Lombardia, con un focus sui comuni del sud ovest milanese. All’incontro hanno partecipato la presidente della Commissione antimafia di Regione Lombardia, Monica Forte, Cesare Giuzzi, giornalista del Corriere della Sera, Francesco Terragno, Alessandro Diano e Mattia Maestri.

La colonizzazione

Il primo elemento che è emerso è quello che riguarda la colonizzazione del territorio da parte dei clan mafiosi o della ‘ndrangheta. Colonizzazione avvenuta grazie a “un uso improvvido e incauto della legge sul soggiorno obbligato”, ma  anche ai forti “movimenti migratori dalle regioni di origine dei clan” negli anni del boom economico e dalla possibilità di sfruttare ogni possibilità di arricchirsi offerta dalle regioni del Nord. Una colonizzazione che si manifesta nel controllo del territorio, nell’esercizio quasi monopolistico di alcune attività economiche, di contiguità con alcune aree della politica, con l’imposizione di omertà.

Condizioni ambientali

Così, se la mafia ha messo radici a Trezzano grazie ai soggiorni obbligati, la ‘ndrangheta ha preso possesso di Buccinasco e Corsico grazie alla migrazione scattata nel secondo dopoguerra di alcuni membri delle famiglie originarie di Platì: i Barbaro, i Papalia, i Perre, i Musitano, i Morabito e via via discorrendo. Soprattutto i calabresi, invece di integrarsi nel territorio che li ospitava e che li ospita, hanno ricreato le stesse condizioni ambientali che vivevano a Plati. Le relazioni si sono fatte più strette, i legami di parentela sono diventati quasi indissolubili, gli incroci familiari più numerosi.

Modelli criminali

All’inizio la ‘ndrangheta era considerata un modello criminale minore rispetto a Cosa nostra, era un criminalità “gregaria”. Era anche una criminalità che imparava in fretta. Alla mafia ha rubato i segreti per organizzare i sequestri di persona che, durante gli Anni di piombo, quando l’attenzione delle forze dell’ordine era concentrata sul terrorismo, gli ha permesso di mettere insieme enormi capitali da investire nel traffico di stupefacenti. E i ricavi? Riciclati nell’acquisto di bar, ristoranti, pizzerie, gare di appalto, farmacie, panetterie, stazioni di servizio. 

Basta dinamite

Oggi, ‘ndrangheta e Cosa nostra si sono “inabissate, si sono rese invisibili. Così se un tempo un imprenditore di movimento terra che voleva lavorare nel sud ovest milanese doveva pagare una tangente ai Papalia per evitare di subire attentati, oggi la criminalità organizzata non usa più la dinamite o la calibro 38 per ottenere favori. Utilizza pressioni economiche, corrompe la politica che diventa “distributore di cortesie elargite al posto di diritti” come ha sottolineato Alessandro Diano.

Nuova resistenza

Monica Forte ha lanciato un appello a una “nuova resistenza, a far fronte comune per estirpare questa pianta malata”. Cesare Giuzzi ha fatto i nomi e i cognomi dei rami di questa gramigna che sta soffocando non solo il Sud ovest milanese, ma l’intera Lombardia. Nel gotha non potevano mancare i tre fratelli Papalia, Domenico, Rocco e Antonio, preceduti dai Barbaro, vertice dell’albero genealogico. Tutti nativi di Platì, hanno colonizzato non solo Buccinasco (via Nearco e dintorni) ma anche Casorate primo (via Ungaretti) e molti altri comuni della regione.

Il riciclaggio

Dal cuore dell’Aspromonte al cuore dell’Italia produttiva, per ghermirlo e prosciugarne il sangue. Con i sequestri (Cesare Casella) gestiti con i Perre, acquistando l’Oro Bianco Cafè, affidato ai figli di Paolo Sergi (cognome implicato nel sequestro Rancilio). Oppure delegando a Bruno Longo, commerciante di mobili, la “locale” di Corsico. O con Pasquale Zappia che gestiva la stazione di servizio  aperta di fronte al bar Lions (ritenuto da tutti i rapporti dei carabinieri, covo in cui i membri della cosca si riunivano e prendevano decisioni sulle operazioni in corso).

Caffè avvelenato

Agli abitanti di Buccinasco ma anche a quelli di Corsico, Trezzano, Cesano Boscone, Assago, servivano e probabilmente servono il caffè e il carburante assieme a un sorriso che spesso era ed è un ghigno. Qualcuno come Rocco Barbaro gli sostituiva anche gli pneumatici in un gommista di Assago, oppure un cocktail in un bar di corso Europa a Milano.

I nuovi proseliti

Nonostante i tremila arresti di membri dei clan effettuati negli anni Novanta e i duemila eseguiti negli anni successivi, la criminalità organizzata continua a diffondersi. Anzi. Fa proseliti e recluta manager e imprenditori, come Maurizio Luraghi che in una intercettazione si è vantato di aver costruito mezza Buccinasco assieme ai suoi sodali della cosa Papalia/Barbaro.

Basta un nome su un manifesto

E si diffonde perché secondo Giuzzi, l’attenzione nei suoi confronti non sempre è sufficientemente alta, soprattutto da parte delle amministrazioni locali. Basta un nome a creare il collegamento. L’esempio? Il manifesto che annunciava La sagra  dello stocco a Corsico. Accanto al nome di sindaco e assesori, c’era quello di Vincenzo Musitano, panettiere incensurato, ma genero di Beppe Perre, ‘u maistr un nome e un nomignolo che hanno un peso specifico nella galassia ‘ndranghetista.

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