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Giovedì, 11 Ottobre 2018 15:53
L'inchiesta

Traffico illecito di rifiuti, c’è azienda di Corsico coinvolta nell’affaire In evidenza

Finito in manette Alessandro Del Santo, titolare della "Corsico Rottami" assieme a altri quattro italiani e un rumeno

Nella foto, i camion che trasportavano rifiuti all'ingresso della discarica poi incendiata Nella foto, i camion che trasportavano rifiuti all'ingresso della discarica poi incendiata

I carabinieri hanno smantellato un'altra organizzazione che trafficava illegalmente rifiuti con ramificazioni in tutta la Lombardia. Sono state eseguite 6 ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip di Milano Alfonsa Ferraro nei confronti di altrettante persone, cinque italiani e un romeno. E c’è anche un’impresa di Corsico coinvolta nell’inchiesta. Che ha subito un'accelerata dopo l'incendio del 3 gennaio scorso in un capannone a Corteolona, nel pavese.

Un milione di guadagno

Gli investigatori sono risaliti ai malviventi che hanno appiccato l’incendio e da lì all'affittuario del capannone Francesco Minerba, che in poco meno di tre mesi, dal settembre del 2017, aveva movimentato e stoccato nel sito di Corteolona 1.800 tonnellate di materiale plastico, carta e pneumatici (rifiuti che provenivano da due impianti con sede a Corsico), perché ormai il capannone era saturo. Secondo alcune stime sarebbero oltre 7 mila le tonnellate di prodotti di scarto smaltiti che avrebbero generato un profitto illecito di oltre un milione di euro.

Le complicità

Si trattava di pneumatici, materie plastiche e sostanze tossiche.  A gestire il traffico illecito era una banda che raccoglieva rifiuti pericolosi da impianti di tutta la provincia di Milano e che, grazie alla complicità dei titolari di aziende di autotrasporto compiacenti, li portavano a Corteolona, comune a Est di Pavia, per stoccarli in un capannone trasformato in discarica abusiva.

Gli arrestati

Nella foto, le riprese dei carabinieri che sorvegliavano la discarica

Il blitz dei carabinieri è scattato questa mattina: in manette sono finiti Riccardo Minerba, il pregiudicato che aveva preso in affitto il capannone di Corteolona, considerato dagli investigatori "la mente" della banda e il "regista" del traffico illecito; Vincenzo Divino e Stefan Miere, ritenuti i due esecutori materiali dell'incendio doloso appiccato nel capannone. E ancora, Luca Lilioni, amministratore di un'azienda di trasporti di Sabbio Chiese, nell'alto Bresciano, l'uomo che si occupava del trasporto dei rifiuti a bordo di tir, e due imprenditori che si rivolgevano alla banda per smaltire i rifiuti trattati nei loro impianti: Alessandro Del Santo, titolare della "Corsico Rottami" di via Borsini (al confine tra Corsico, Cesano e Milano), e Santino Pettinato, imprenditore a capo dell'"Ecogroup" di Settimo Milanese.

Le accuse

Tutti sono accusati a vario titolo di incendio doloso, gestione illecita di rifiuti, attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti. L’'inchiesta, come detto, ha subito una forte accelerazione dopo il rogo che aveva messo in allarme gli abitanti della zona, terrorizzati dalla nube tossica che si era sprigionata dal sito.

La torta

Già la sera dell'incendio, gli inquirenti coordinati dal pm Sivia Bonardi intercettarono un messaggio in codice spedito via whatsapp da Divino (l'uomo che aveva appiccato il rogo insieme al romeno Miere) al capo della banda Minerba: "La torta è pronta, ho sparso liquore in diversi punti, soprattutto al centro. Domani puoi andare a ritirarla". La torta, alla fine della fiera è risultata indigesta.

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