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Giovedì, 19 Luglio 2018 10:13
La sentenza

Il Tar annulla un’ordinanza del Comune e lo condanna al pagamento delle spese

L’incendio del magazzino della Cash & Carry spa a Corsico, ha dato vita a un contenzioso sulla rimozione dei rifiuti che si è risolto con la sentenza del tribunale amministrativo

La facciata del Municipio di Corsico La facciata del Municipio di Corsico

Incendi, fallimenti, aule di tribunale e… qualche mancanza. C’è di tutto nella vicenda che da questa mattina sta animando i social, e che riguarda una sentenza emessa nei giorni scorsi dal Tar, il Tribunale amministrativo della Lombardia. Il punto di partenza è l’incendio del Cash & Carry avvenuto un paio di anni fa. Il Comune di Corsico aveva emesso un’ordinanza con cui  intimava lo sgombero dell’area dai rifiuti. Anzi le ordinanze furono due.

Chi firma cosa…

La  prima fu ritirata perché sui suoi contenuti c’era qualche dubbio, la seconda rientrò nel fallimento della Italia Cash & Carry spa. Quest’ultima fu emessa dal settore “Gestione e sviluppo del territorio” del Comune e chiedeva “la messa in sicurezza e successivo smaltimento di ogni rifiuto / materiale non più utilizzabile presente all’interno dell’insediamento, riconducibili all’attività della società fallita. Quest’ultima fu impugnata avanti al Tar Lombardia perché non era stata firmata dal sindaco di Corsico ma da un dirigente comunale.

Atto normale? No dei giudici

Il comune difeso dall’avvocato Pietro Locati si era costituito affermando che la questione riguardava solo un “…normale atto di gestione, proprio del dirigente ex art. 107, TUEL (Testo unico degli enti locali ndr), che si limita a ribadire un obbligo di legge…” Peccato però che gli abbiano dato torto e lo abbiano condannato al pagamento di  2mila euro per spese legali, oltre accessori di legge.

Solo il sindaco

Nel dispositivo, i giudici amministrativi hanno affermato che “la competenza ad emettere l’ordinanza con cui si intima lo sgombero di un’area da rifiuti è di esclusiva competenza del sindaco e non dei dirigenti dell’Amministrazione”. Per questo motivo hanno dichiarato “l’illegittimità del provvedimento per incompetenza” e lo hanno annullato.

Dopo la puzza, i soldi

Non solo. Secondo i ricorrenti, il Comune non avrebbe effettuato alcuna verifica finalizzata all’individuazione dei soggetti responsabili dell’abbandono dei rifiuti che a lungo hanno diffuso olezzi che avevano allarmato i residenti sulla loro salubrità. Dissolta la puzza, bisognerà trovare i 2mila euro per sanare la questione.

La presa di posizione del sindaco

“Abbiamo deciso di non ricorrere al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar – ha precisato con una nota stampa diffusa inserata il sindaco Filippo Errante – anche se crediamo che, nel caso specifico, non si tratti di abbandono di rifiuti in senso stretto, in quanto si conosce sia la proprietà, sia il luogo dove il materiale si trova in seguito all'incendio. Inizialmente, avevo firmato un'ordinanza contingibile e urgente per un presunto pericolo igienico-sanitario, che poi è stata revocata su istanza del curatore fallimentare. Una volta che i Vigili del fuoco e l'ATS hanno completato gli accertamenti, è stata predisposta un'ordinanza tecnico/amministrativa a firma del dirigente affinché la proprietà provvedesse a rimuovere il materiale accumulato”.

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