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Mercoledì, 23 Maggio 2018 16:27
La ricorrenza

Studenti, forze dell’ordine e amministratori: “No alla mafia, sempre”

Il 23 maggio di ventisei anni fa un’autobomba fece strage del giudice Falcone, della moglie, Francesca Morvillo, e degli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro (guarda la gallery)

Padre Ciro ha benedetto le tre steli dedicate agli agenti della scorta del giudice Falcone Padre Ciro ha benedetto le tre steli dedicate agli agenti della scorta del giudice Falcone

Una giornata che è stata un tuffo nella memoria. Un tuffo nel ricordo della mattina del 23 maggio del 1992, quando, mentre a Roma il Parlamento tentava di eleggere il capo dello stato, sull’autostrada cha dall’aeroporto conduce a Palermo, all’altezza dello svincolo di Capaci, un’autobomba fece strage del giudice Falcone, della moglie, Francesca Morvillo, e degli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro.

Il maxiprocesso

Giovanni Falcone era ed è un simbolo della lotta alla mafia. Negli anni ‘80 faceva parte di un pool con Antonio Caponnetto e Paolo Borsellino. Una squadra di magistrati il cui lungo e duro lavoro di indagini sui crimini di mafia commessi da Cosa Nostra in Sicilia e non solo aveva portato all’istruzione di un maxiprocesso cominciato a Palermo nel 1986 e finito nel gennaio del 1992, pochi mesi prima che il giudice morisse.

Dedicato alla scorta

Oggi, quella giornata è stata rievocata con una cerimonia tenuta in largo Quarto Savona 15 a Corsico, dedicato proprio agli agenti di scorta di Falcone che persero la vita nell’attentato. Una cerimonia priva di fronzoli, tenuta davanti a un centinaio di studenti dell’Omnicomprensivo di viale Italia, in rappresentanza dei loro colleghi, rimasti a scuola a studiare.

Uomini di carne ed ossa

È toccato a padre Ciro, ricordare, subito dopo gli squilli di una tromba che ha intonato il “Silenzio” che il sangue versato dalle vittime della mafia genera memoria, che fa rimanere in vita chi non c’è più. Sulla scorta ha posto l’accento il sindaco Errante. “ Non erano comparse – ha detto – ma uomini di carne ed ossa che hanno messo la loro vita nelle mani dello Stato che stavano difendendo”.

Il diritto di scegliere

Ogni discorso è stato rivolto ai ragazzi presenti e ai loro compagni. Anche quello di Amedeo Carbone, vide direttore del commissariato Milano –Lorenteggio. “Gli atteggiamenti della criminalità – ha sottolineato - non hanno nulla di eroico, ma indicano solo mancanza di rispetto verso gli altri. E gli altri siete voi che avete il diritto di scegliere il vostro futuro”.

Mentalità mafiosa

Sia Silvia Bassi, insegnante, sia la preside del Falcone Righi, Maria Vittoria Amantea, hanno posto l’accento sulla necessità da parte dei loro studenti di combattere non solo le mafie, ma anche la mentalità mafiosa. Quella che si esprime tutti i giorni in piccoli atti di prepotenza nei confronti di chi ci sta vicino. Sul palco, assieme a rappresentanti delle amministrazioni comunali di Cesano, Buccinasco, Assago e Noviglio, anche il comandante della compagnia di Corsico Pasquale Puca, il vice prefetto Marika Piscitelli, il maggiore della Guardia di Finanza Leonardo Milone.

Gli eredi di Falcone

Sono loro gli eredi di Della Chiesa, di Falcone di Borsellino, degli uomini delle loro scorte trucidati in sanguinosi attentati. Assieme ai ragazzi che avevano di fronte sono gli eredi di tutti coloro che con la mafia non sono scesi e non scendono a compromessi. La giornata si è chiusa con l’inaugurazione di un nuovo accesso alla caserma della finanza di via Buozzi. Un accesso utile a una migliore gestione della struttura: il piccolo contributo di una città che di mafia e di atteggiamenti mafiosi ne ha piene le scatole.

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