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Domenica, 20 Maggio 2018 18:28
L'incidente

Lotta fra la vita e la morte, il giovane di Corsico inghiottito dal canale

A preoccupare i medici è il tempo che il ragazzo ha trascorso tra il momento in cui è stato inghiottito dalle acque e quello in cui è stato soccorso. Secondo la casistica di episodi simili, è già un miracolo che sia ancora vivo e che combatta per sopravvivere

Reparto di terapia intensiva Reparto di terapia intensiva

Sta lottando fra la vita e la morte il giovane di 17 anni di Corsico che sabato 19 maggio, intorno a mezzogiorno, mentre stava giocando insieme a due amici è stato improvvisamente trascinato dalla corrente del Muzza, un canale che scorre parallelo al fiume Adda.

Danni da mancanza di ossigeno

I medici disperano di salvarlo. A preoccuparli tra le altre cose, è il tempo che il ragazzo ha trascorso tra il momento in cui è stato inghiottito dalle acque e quello in cui è stato soccorso. Secondo alcuni sarebbero passati una ventina di minuti, secondo altri quasi un’ora. E, al momento, nessuno sa quali danni potrebbe aver causato la mancanza di ossigeno al sistema neurovegetativo. Generalmente i primi danni si verificano dopo un'assenza di soli sei-sette minuti.

Terapia intensiva

Sono stati i suoi stessi amici, quasi tutti di Corsico (la comitiva era arrivata in treno) a lanciare l’allarme. Il diciassettenne  è stato poi recuperato dai sommozzatori dei vigili del fuoco circa due chilometri più a valle dal luogo in cui è stato inghiottito dall’acqua. Era incastrato nelle griglie di uno scolmatore a pochi metri della centrale idroelettrica di Cassano d’Adda. Trasportato in elisoccorso al «Papa Giovanni» di Bergamo, è stato subito trasferito nel reparto di terapia intensiva. Le sue condizioni sono gravissime.

Il precedente

I medici del San Giovanni XXIII non hanno diffuso alcun bollettino sanitario, ma secondo la casistica di episodi simili, è già un miracolo che sia ancora vivo e che combatta per sopravvivere. Il suo incidente, però, è del tutto simile a quello che aveva avuto come protagonista Michi, un quattordicenne che nell’aprile del 2015 era entrato in coma dopo essere rimasto sott’acqua per 42 minuti.

Cuore fermo

In quella occasione, Miky, (come S.M),, insieme ad alcuni amici, si era tuffato nelle acque del Naviglio, a Castelletto di Cuggiono, ed era rimasto impigliato sul fondo per oltre quaranta minuti, con l’acqua a 15 gradi. Quando i soccorritori lo avevano recuperato, il suo cuore era fermo e la sua temperatura corporea era di 29 gradi.

Ossigenare il sangue

Era stato proprio il freddo che aveva impedito ai polmoni di Michi di riempirsi d’acqua e aveva protetto i suoi organi vitali. Trasportato d’urgenza al San Raffaele, Michi era stato curato grazie a un’apparecchiatura d’avanguardia, l’Ecmo, che drena il sangue del paziente e, dopo averlo riscaldato e ossigenato, lo rimette in circolo. Secondo i medici che avevano curato Michi, “Le condizioni limite per sperare in una ripresa sono l’immersione in acque non più calde di 5 gradi per un tempo non superiore ai 20 minuti, e in arresto cardiaco per non più di 6 minuti”.

La speranza

C’è quindi da sperare che per il diciassettenne di Corsico, le condizioni ambientali siano le stesse. Nel giro di un mese, Michi aveva recuperato gradualmente l’autonomia delle sue funzioni e ora sta bene, anche se i medici avevano dovuto amputargli la gamba sotto al ginocchio a causa di un’infezione.

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