
“Dopo quasi 60 anni di attività Pasticceria Petrarca spegne il forno. Si chiude un’altra pagina della storia di Corsico e finisce un modo di fare pasticceria che non esiste più. Sono stati anni di lavoro intenso, di rinunce, in cui abbiamo sacrificato famiglia e tempo libero, ma ci avete dato grandi soddisfazioni!”. È questo l’inizio del post pubblicato sul profilo Facebook del negozio, con il quale Stefano De Angiolini e Paola Marziani hanno annunciato la chiusura dell’ennesima attività storica di Corsico.
L’amico Bindi
Inaugurata nel 1965 da Osvaldo De Angiolini, è stata un punto di riferimento per tutti gli amanti della pasticceria del Corsichese. Osvaldo, 93 anni ben portati, è stato socio di Attilio Bindi, ristoratore toscano, che arrivato a Milano con la famiglia e nel 1946 con i due figli, Romano e Rino, aprì una piccola pasticceria in via Larga. I due insieme sono i fondatori del gruppo Bindi. Attilio aveva poi trasformato quell’attività in un processo industriale, Osvaldo aveva preferito rimanere l’artigiano che si sentiva di essere. Era legato a Corsico, sentiva di farne parte. Quel che ha prodotto, lo ha confermato nel corso del tempo.
Di padre in figlio
Una volta passata di mano la pasticceria, dal padre al figlio, sono rimasti i libri delle ricette del capostipite che hanno permesso all’erede di rimanere sulla via maestra della qualità, con qualche innovazione. Così dal forno di via Galilei, dove nel frattempo si erano traferiti, Stefano ha continuato a sfornare panettoni, colombe e veneziane artigianali. E poi zuccotti come si facevano una volta. Il dolce che è rimasto impresso nell’immaginario collettivo dei suoi clienti è quello all’ananas, accompagnato da quello al farro realizzato con cereali antichi, o la ciambella all’albicocca. E che dire delle chantilly e delle meringate?
Il primo Natale
Continuare a produrre queste meraviglie? Impossibile. I figli di Stefano e Paola, Matilde e Lorenzo, hanno deciso di fare altro nella vita. “Non posso biasimarli – ha sottolineato Paola a pocketnews.it – Per anni mio marito ha lavorato dalle sei del mattino alle 22-23 della sera, sette giorni su sette. Quello del pasticcere è un lavoro duro, ci vuole grande passione e spirito di sacrificio. I nostri figli sono cresciuti senza genitori perché eravamo sempre impegnati nel negozio. Il prossimo, sarà il primo natale che passiamo insieme”. Da oggi, Corsico è un po’ più amara.