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Venerdì, 14 Febbraio 2020 16:13
Il caso del giorno

L’appello disperato di un 72enne: “Vivo in un’auto sul parcheggio Auchan, aiutatemi”

Il suo stato di salute è da brividi. Ha un aneurisma all’aorta e piedi gonfi che non riescono ad entrare nelle scarpe

Da due settimane vive all’interno di una vecchia auto sistemata nel parcheggio dell’Auchan di Cesano. A tenergli compagnia, solo un cagnolino che indossa un impermeabile verde di tela scozzese. Lui ha la barba e capelli bianchi. Di notte, con il centro commerciale chiuso, si protegge dal freddo gelido con alcune coperte.  Di giorno, approfitta dei servizi igienici della struttura per assicurarsi un minimo di igiene, ma non basta.

Un letto dove riposarsi

Il suo stato di salute è da brividi. Ha un aneurisma all’aorta e piedi gonfi che non riescono ad entrare nelle scarpe. Ha bisogno di un letto dove potersi sdraiare (l’auto è piena di valige e oggetti e non riesce a reclinare nemmeno il sedile). Ha soprattutto bisogno di un medico e di un tetto, anche se improvvisato. Di lui si sono accorti per primi alcuni dipendenti dello stesso centro commerciale che hanno lanciato un appello social affinché qualcuno lo aiuti. C’è chi ha proposto una colletta, chi ha deciso di portargli da mangiare.

Il divieto

In tasca non ha un euro. Il serbatoio dell’auto è vuoto, la batteria scarica. È arrivato a Cesano dopo aver peregrinato per la Lombardia, da Cologno Monzese a Milanello. Non può tornare a casa sua perché non ha una casa, non può tornare nemmeno dove ha vissuto, in Liguria, perché ha il “divieto di dimora” nelle province di Imperia e Savona.

Errore giudiziario?

Francesco Mazza, questo il suo nome, ex imprenditore, oggi ha 72 anni. Ha alle spalle una storia che, raccontata da lui, parla di una serie di circostanze incredibili. Una vicenda kafkiana. Si proclama vittima di un sistema giudiziario che da anni lo perseguita, di avvocati che non lo hanno difeso, di magistrati che lo hanno gettato in mare per salvare persone vicine alla propria congrega. Purtroppo però ha una condanna passata in giudicato e un processo per tentata estorsione che è approdata in Cassazione dopo i primi due gradi di giudizio, chiusi il primo con una condanna a sette anni e mezzo di reclusione (di cui 14 trascorsi in cella), il secondo a quattro anni.

AAA Legale cercasi

È disperato. Continua a proclamarsi innocente e chiede l’aiuto di un legale che possa assisterlo in libero patrocinio. Gran parte dei suoi guai, a suo dire, sono cominciati a Imperia quando Il suo padrone di casa cui da qualche mese non riusciva più a pagare l’affitto, avrebbe tentato di violentare la sua compagna, Elena Timpau, di origini rumene. Alla denuncia della donna è seguita quella del presunto violentatore che ha accusato Mazza e la compagna di tentata estorsione. I due, secondo la sua versione avrebbero montato la violenza per non pagargli gli arretrati ed estorcergli somme di danaro.

Sequestro dei beni

Ricostruzione respinta con sdegno da Mazza, purtroppo però accolta dai giudici che, appunto in primo grado hanno condannato lui a sette anni e mezzo di reclusione, due e mezzo gli anni inflitti alla compagna, che in appello è stata assolta. Non è questo l’unico guaio giudiziario dell’uomo. Guai che hanno provocato il sequestro di tutti i suoi beni e, appunto il divieto di dimora in provincia di Imperia e Savona.

La Tv

Uscito di prigione ha girovagato per un po’. Poi ha deciso di piazzare la sua auto davanti alla sede di Mediaset a Cologno Monzese: sperava di raccontare la sua storia in una delle trasmissioni del gruppo, Le Iene, Striscia la notizia e affini, ma non ce l’ha fatta. Con la sua auto si è quindi trasferito a Milanello dove “conoscevo qualcuno che pensavo mi avrebbe aiutato”. Invece niente.

Il parcheggio

Gli unici a dargli una mano sono stati i carabinieri che gli hanno dato del gasolio, una batteria per l’auto (che è senza assicurazione perché quella sottoscritta si è rivelata essere una truffa) e lo hanno invitato a trovare una sistemazione. Sistemazione che Mazza ha trovato nel parcheggio dell’Auchan di Cesano, una desinazione come un'altra, ma il centro commerciale gli garantiva la possibilità almeno di lavarsi.

La paura

“Oggi – ha detto a pocketnews.it – non so più dove sia la mia compagna, non so che fine abbiano fatto le mie proprietà.  Ho i piedi gonfi, ho bisogno di fare un bagno, non riesco a sdraiarmi e a dormire in auto. È il mio unico riparo, non ho altro, e ho paura che se dovessero intervenire le forze dell’ordine me la porterebbero via”.

La mobilitazione

Alcuni, tramite i social, si sono mobilitati, ma non sono sufficienti. C’è chi gli ha lasciato dieci euro, chi gli ha dato da mangiare, chi alcuni indumenti. Il tam tam si è messo in moto. Ma serve altro, serve una maggiore mobilitazione. C’è qualcuno davvero in grado di aiutarlo, indipendentemente dalla storia che ha vissuto e che lo ha condotto a vivere sul parcheggio di un supermercato?

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