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Martedì, 01 Ottobre 2019 10:23
Il caso del giorno

L’appello disperato di una madre: datemi un tetto per i miei figli

La storia emblematica di una cittadina di Cesano Boscone cui la burocrazia impedisce di ottenere una casa popolare, nonostante abbia tutti i requisiti per poterla avere

pocketnews.it ha ricevuto la lettera che pubblica qui sotto. Si tratta di una missiva che documenta il disagio di una madre che vede i suoi sforzi per assicurare un luogo dove far vivere i propri figli infrangersi contro una burocrazia ottusa che non tiene conto delle persone. Ecco il testo:

Buongiorno,
mi presento sono Buono Cristina una mamma di 33 anni a cui è vietato dalle leggi imposte dalla propria Regione e dallo Stato italiano di poter vivere in maniera autonoma e serena. Vi spiego quanto succede.

Da tempo ho fatto domanda al comune di Cesano Boscone per l’assegnazione di una casa popolare. Lo scorso anno vengo chiamata dall'ufficio che si occupa dell'assegnazione. Lì mi dicono che finalmente è il mio turno e di andare il giorno dopo per delle verifiche. Inutile dire quanto questa notizia mi ha reso felice. Purtroppo questa felicità è durata molto poco.

Lo stesso pomeriggio vengo richiamata: mi viene detto che a causa di un errore sulla domanda ho perso la casa e dal 45 posto sono scesa oltre il 126. Immaginate il mio stato d'animo: ero sconvolta. Ora ok, un errore è possibile, ma come è possibile che una donna sola con due bambini, con uno stipendio di 800 euro al mese e 650 di affitto precipiti così in basso? Ad oggi è ancora attiva la vecchia graduatoria e io non sono ancora stata ricontattata, mentre persone con posti di lavoro fissi hanno la casa ormai da tempo.

La storia non è finita. Ad aprile viene pubblicato dal sindaco di Cesano Boscone un post che parla dell'attenzione che verrà data alle mamme “single” nelle graduatorie delle case popolari. Bene, penso, forse è la volta buona. Purtroppo a giugno per motivi economici gravi ho dovuto abbandonare la casa dove viveno con i miei figli e dove tutti i mesi pagavo 650 euro d'affitto.

O davo da mangiare a miei bambini o decidevo di andar via. Ovviamente i miei genitori non mi hanno abbandonata in mezzo ad una strada. Mi hanno accolto a casa loro, sì di proprietà ma ampia appena 70 metri quadrati, dove io e i miei figli dormiamo in una camera 3x2.

Ci tengo a precisare che il bando che sarebbe dovuto uscire a giugno mi dava diritto all'indigenza che faceva accumulare ulteriore punteggio in graduatoria. Ma il bando, e sembra una maledizione, è stato rimandato a settembre. Io, però, a luglio ho dovuto prendere residenza dai miei genitori. In questo modo ho perso i requisiti di affitto oneroso e indigenza.

“Ci provi comunque” mi viene detto da assistenti sociali e sindaco. Ieri finalmente con tutti i documenti pronti, (ovviamente con l'Isee nuovo che comprende anche i redditi dei miei genitori, nonostante io nel 2018 fossi ancora nel mio appartamento con sulle spalle l'affitto), mi accingo a presentare regolare domanda tramite internet, perché ora per rendere le cose più semplici ti devi pure arrangiare a fare tutto da sola.

Arrivata al punto dei redditi inserisco l’Isee che ovviamente essendo composto da 3 redditi non  viene accettato perché supera la soglia dei 16000 euro.  In conclusione, ad oggi dopo 3 domande per l'assegnazione di un alloggio, mi ritrovo con due figli di 9/10 anni a carico, senza casa, senza aiuti e senza la possibilità di un futuro. Sono disperata.

Faccio presente che i separati e divorziati hanno diritto ad un bando speciale dove noi donne sole e purtroppo non divorziate o separate non possiamo accedere. L'Italia e lo Stato Italiano ci ha abbandonate a noi stesse. Ora dico basta è giusto che anche noi abbiamo i nostri diritti e le nostre storie devono essere ascoltate.

Cristina Buono

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