Seguici su Fb - Rss

Venerdì, 08 Giugno 2018 16:58
L'intervista

Parla il maresciallo Scarpitta: “Il vero rimedio alla criminalità è il lavoro” In evidenza

L’ufficiale, in pensione da pochi giorni, ha affrontato le più sanguinarie famiglie di ‘ndranghetisti e mafiosi: i Muià, i Sergi (entrambe coinvolte nel sequestro Rancilio), i Molluso, i Trimboli (“titolari” del traffico di stupefacenti). Ecco cosa ha detto…

Nella foto Pietro Scarpitta: per trentasei anni è stato comandante della stazione di Cesano Boscone (foto di Stefano Molaschi) Nella foto Pietro Scarpitta: per trentasei anni è stato comandante della stazione di Cesano Boscone (foto di Stefano Molaschi)

È nato a Camerata, in provincia di Salerno, nel cuore di quell’incanto che è il parco del Cilento. È sposato, ha due figlie ed è nonno. Ha vissuto 45 dei suoi 65 anni, al servizio dell’Arma dei Carabinieri. Lui è Pietro Scarpitta e per trentasei anni è stato comandante della stazione di Cesano Boscone. Ha trascorso una vita intera a combattere criminali e delinquenti di ogni specie e razza, in un territorio che da sempre è considerato ad alto rischio. Ha affrontato le più sanguinarie famiglie di ‘ndranghetisti e mafiosi, i Muià, i Sergi (entrambe coinvolte nel sequestro Rancilio), i Molluso, i Trimboli (titolari” del traffico di stupefacenti). Ha contrastato la guerra tra siciliani e calabresi culminata con l’omicidio di “Ciccio” Guzzardi (uomo di Liggio), che ha delineato i confini delle aree di controllo tra Trezzano, Cesano, Corsico e Buccinaco.

L'intervista

Da qualche giorno è andato in congedo e quella a pocketnews.it è una delle poche interviste che ha rilasciato da quando appena ventenne è entrato tra le fila dei Carabinieri.  Ne è venuto fuori il ritratto di un uomo che ha con il territorio, e con Cesano Boscone in modo particolare, un rapporto di assoluto amore, di rispetto, di condivisione.

Come e quando inizia la sua storia all’interno dell’Arma?
“Come carabiniere semplice. Preso il diploma di paracadutista, ho vinto il concorso per sottoufficiali e dopo due anni di scuola mi hanno nominato vice comandante della stazione di Trezzano”.

Quando arriva a Cesano Boscone?
“Nel 1982, quando è stata aperta la caserma di via Trieste, in pieno periodo della lotta ai sequestri di persona, al terrorismo, al traffico di stupefacenti. Erano gli anni in cui si cominciavano a vedere gli effetti del confino inflitto ad alcuni esponenti di clan criminali siciliani e calabresi: costituivano le prime cellule, i primi embrioni, di un fenomeno che poi è esploso in tutta la sua virulenza”.

È vero che la caserma di via Trieste non è stata mai inaugurata?
“Verissimo. Nell’82, i terroristi minacciavano di far saltare in aria le caserme di tutta Italia, per cui si è preferito non dare rilevanza all’evento e non attirare l’attenzione. Poi è trascorso tanto tempo che non si è più tornati sull’argomento”.

Qual è il primo grande fatto di cronaca su cui ha indagato?
“Il sequestro della signora Rosanna Restani, la figlia di quello che allora era considerato il “re del sale”.

Il sequestro di Augusto Rancilio, figlio del costruttore che ha realizzato il quartiere Giardino, ucciso durante la prigionia, era già avvenuto?
“Certo. Erano in dirittura d’arrivo le inchieste che poi hanno permesso la condanna di alcuni membri dei clan Muià e Sergi e di altre famiglie che avevano assicurato la logistica e il trasporto. Antonio Muià, 65enne originario di Siderno, è uscito dal carcere nel 2004 dopo una condanna a trent'anni per sequestri di persona a scopo di estorsione commessi in Lombardia tra gli anni Settanta e Ottanta con i fratelli Giuseppe e Michele. Alcuni di loro erano coinvolti anche nel sequestro di Rosanna Restani”.

Si sono combattute molte guerre tra clan in questa zona, ricorda qualche nome eccellente caduto a Cesano Boscone?
“L’omicidio di Ciccio Guzzardi, uomo del boss Luciano Liggio che voleva allargare il confine d’influenza delle famiglie siciliane, assassinato in un agguato davanti al bar Gigi mentre sorseggiava un aperitivo. La sua uccisione rappresentò la fine della “grande guerra” tra siciliani e calabresi. I primi volevano allargarsi, i secondi glielo impedirono. Alla fine fu siglato un armistizio che ancora oggi, tranne rare eccezioni, regge”.

Qual è la situazione attuale?
“Di equilibrio. È tutto sottotraccia. Si stringono nuove alleanze si consolidano le vecchie. Un esempio è il matrimonio della figlia di un Muià con un rampollo dei Facchinieri. Entrambe le famiglie stanno estendendo i propri interessi in tutta la Lombardia e stabilendo teste di ponte in Piemonte. La loro attività è oggetto di attenzione da parte degli investigatori dell’Arma”.

Come è cambiata Cesano Boscone in trentasei anni di sua permanenza ai vertici della caserma?
“Prima era terra di nessuno, poi, poco per volta, grazie all’opera di contenimento delle forze dell’ordine si è riusciti frenare l’esplosione di fenomeni criminali di un certo rilievo. Bisogna tenere conto che a Cesano vivono oltre 700 pregiudicati, 700 in soli 4 chilometri quadrati. I quartieri Tessera, Giardino e il Lavagna, che pur non essendo in territorio di Cesano grava sulla città, sono schiacciati da una presenza enorme di pregiudicati e delinquenti abituali”.

Cosa possiamo dire oggi di Cesano sul fronte dell’ordine pubblico?
“Che non ha le stesse problematiche di Corsico e Buccinasco. La città è cresciuta sotto l’aspetto della sicurezza. Ci sono meno investimenti economici in ballo, negli ultimi anni non si costruisce più perché il territorio disponibile è stato consumato e quindi i clan non hanno interesse ad agire in quest’area, se ne vanno fuori. È migliorato anche perché essendo un territorio piccolo, oggi è possibile garantire una presenza costante di carabinieri per il suo controllo”.

Quali sono i quartieri più problematici in assoluto e quali sono le loro caratteristiche?
“Il Tessera e il Giardino, ma mentre nel primo c’è un netto miglioramento, nel secondo le criticità stanno aumentando”.

In che senso?
“Al Tessera la popolazione sta invecchiando, le famiglie si sono stabilizzate, e da parte di molti pregiudicati o ex pregiudicati è scattato il riconoscimento di appartenenza a un territorio: non delinquo dove vivo. Al Giardino, invece, a causa del continuo ricambio dei residenti non c’è stata questa identificazione. Negli ultimi tempi si sono insediati molti extracomunitari che stanno creando delle vere e proprie isole con le proprie regole. Si tratta di un fenomeno che bisognerà tenere sotto controllo, se vogliamo evitare che prima o poi esploda”.

Qual è l’emergenza che lascia irrisolta dopo trentasei anni di lavoro?
“Quello della criminalità in generale, o parte di essa.  È un problema che si può contenere, ma non risolvere. Anzi la soluzione ci sarebbe: è il lavoro. Se ci fosse lavoro, molti delinquenti abituali smetterebbero di fare quel che fanno e condurrebbero una vita più regolare. Negli anni, sono stati decine quelli che mi hanno chiesto di trovargli un’occupazione, di garantire per loro presso aziende e imprenditori. Sino a quando le occasioni c’erano, in alcuni casi ci sono riuscito. Oggi non è più possibile perché occasioni non ce ne sono più. E allora chi spacciava continua a spacciare e chi rapinava continua a…”.

La sensazione dell’uomo della strada è che molti di questi reati rimangano impuniti. Voi arrestate un malfattore, il giorno dopo, o poco dopo, ritorna sulla strada a commettere lo stesso reato. Si ha l’impressione che lo Stato sia poco presente. Come vive dall’interno una situazione di questo tipo?
“Effettivamente, ogni volta che arrestiamo qualcuno, abbiamo difficoltà a trovare magistrati disponibili a convalidare il fermo, ma questo dipende dalle norme dell’ultima riforma del codice penale che privilegia la denuncia a piede libero all’arresto”.

È questo l’elemento mancante?
“Probabilmente sì. A volte trasmettiamo al cittadino la sensazione che manchino certezze: certezza della pena, certezza del giusto processo, certezza che chi sbaglia paga. Il cittadino comune vuole vedere che il ladro catturato sia tolto dalla circolazione e venga rinchiuso in una cella: non sempre avviene, ma queste sono le regole”.

Ha qualche rimpianto? Come sta vivendo il congedo?
“Nessun rimpianto. Ho raggiunto tutti gli obiettivi che mi ero posto. Sono soddisfatto in tutti i sensi: sul lavoro svolto, sulla famiglia che ho cresciuto e che mi è sempre vicina, sui cesanesi che mi vogliono bene. Alla fine, pur amando il Cilento, ho deciso di rimanere a vivere a Cesano e questo la dice lunga sull’affetto che nutro per questa città”.

Seguici sulla nostra pagina Facebook

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Lascia un commento

Assicurati di aver digitato tutte le informazioni richieste, evidenziate da un asterisco (*). Non è consentito codice HTML.

Potrebbero interessarti

Articoli correlati (da tag)

Attualità
Tributi e dintorni
Lotta all’evasione: Cesano pignora beni a 322 persone

Lotta all’evasione: Cesano pignora beni a 322 persone

Molte le multe per violazioni al codice della strada non pagate, per le quali sono in atto 273 provvedimenti per recuperare quasi 300mila euro

Attualità
Viabilità impazzita
Chiusura tratto Tangenziale e traffico paralizzato: “Scelta folle e intollerabile”

Chiusura tratto Tangenziale e traffico paralizzato: “Scelta folle e intollerabile”

Presentata un’interrogazione parlamentare sui motivi che hanno spinto la società di gestione a prendere questa decisione durante il periodo natalizio

Attualità
L'epilogo
Pontirolo: dopo 22 anni i Comuni si prendono i propri “diritti” sulla casa di riposo

Pontirolo: dopo 22 anni i Comuni si prendono i propri “diritti” sulla casa di riposo

É stato firmato nei giorni scorsi dai sindaci di Assago, Buccinasco, Cesano Boscone, Corsico e Trezzano, l’atto notarile, previsto da un accordo sottoscritto nel 1996, mai rispettato, che aveva dato vita a un’anomalia