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Venerdì, 05 Maggio 2017 23:02
Colpo di scena

Il boss della ‘ndrangheta Rocco Papalia è stato scarcerato In evidenza

67 anni, considerato uno dei più importanti e potenti capobastone della criminalità organizzata trapiantata al Nord, era in prigione dal 10 settembre 1992

Una vecchia immagine di Rocco Papalia Una vecchia immagine di Rocco Papalia

Rocco Papalia, detto u 'nginu, detenuto al 41bis, condannato all'ergastolo, è stato scarcerato per decorrenza della pena. Era rinchiuso nel  carcere di Secondigliano. 67 anni, considerato uno dei più importanti e potenti boss della n’drangheta al Nord, era in carcere dal 10 settembre 1992, perché riconosciuto colpevole di una serie impressionante di reati. Dalla Duomo connection al Cerberus sino all’inchiesta Nord Sud, è stato indagato nelle principali inchieste sulle infiltrazioni della mafia nel tessuto produttivo del sud ovest milanese, in particolare, e della Lombardia in generale. Ha trascorso quasi tutta la sua detenzione a Cagliari, prima di essere trasferito in Campania.

L'omicidio De Rosa

Solo due anni fa, Papalia era stato condannato a trent’anni di carcere per omicidio volontario aggravato dai futili motivi per aver ucciso, nel 1976,  Giuseppe De Rosa fuori da una discoteca di via Massarani, a Milano. La sentenza sembrava escludere la possibilità che Papalia uscisse dal carcere quest'anno, dopo aver scontato la pena e grazie ai benefici e agli sconti previsti dall'ordinamento penitenziario.

Cassazione contro Sorveglianza

La sua scarcerazione è il risultato di una sentenza della Prima sezione penale della Corte di cassazione che  ha accolto il ricorso dei suoi legali, sulla pena  da “spacchettare” per i detenuti pericolosi che chiedono la libertà anticipata speciale e ha rinviato al tribunale di sorveglianza di Cagliari il calcolo dei benefici per l’eventuale scarcerazione anticipata invitandoli a tenere conto del decreto (146/2013) detto anche lo “svuotacarceri”. I giudici romani hanno ribaltato la decisione della stessa sorveglianza cagliaritana di non applicare i benefici previsti dalle varie leggi, sulla scorta del fatto che Papalia dovesse scontare una pena contenente vari reati cosiddetti «ostativi» (si va dal sequestro di persona al traffico di stupefacenti).Rifatti i calcoli in base ai suggerimenti della Cassazione, ai magistrati sardi non è rimasto altro da fare che concedere la libertà per fine pena.

Il "tesoro" dei boss

Torna il boss quindi e le ‘ndrine fanno festa. I Papalia hanno messo radici a  Buccinasco[1]. Secondo gli inquirenti, assieme ai  Barbaro, i Sergi e i Trimboli, tutti originari di Platì  controllano il traffico di droga, cocaina e eroina, gestiscono appalti e subappalti nel campo dell'edilizia. Nel 1993 ai Papalia furono sequestrati beni del valore di 100-150 miliardi di lire (50-75 milioni di euro). Allora si parlò di un vero “tesoro dei boss” tanto che quel sequestro salì al primo posto nella classifica Eurispes sui patrimoni mafiosi sottratti alla criminalità organizzata.

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