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Venerdì, 24 Marzo 2017 10:40
La storia

Dall’inferno dei mercanti di uomini al 30 con lode degli esami in Università

Ha attraversato il deserto a piedi, poi il Mediterraneo su un barcone. Da Bari a Bresso, poi la sua odissea ha fatto tappa nel Rozzanese, dove ha cominciato a studiare. E con che risultati

GiusY Sciortino, coordinatrice della cooperativa sociale cui è stato affidato, e Fritz Fritz Hermann, 31 anni, fuggito dal Camerun GiusY Sciortino, coordinatrice della cooperativa sociale cui è stato affidato, e Fritz Fritz Hermann, 31 anni, fuggito dal Camerun

Il suo è un viaggio che non si è ancora concluso. In cinque mesi ha attraversato l’inferno sotto la costante minaccia di essere ucciso. Arrivato in Italia, è stato ospitato nel Cie di Bari, poi trasferito a Bresso e da lì a Pieve Emanuele, ai confini con Rozzano, in una casa di accoglienza gestita dalla cooperativa sociale Ezio, diretta da Francesco Gatti e da Giusy Sciortino. Qui, la prima cosa che ha chiesto è stata: “come faccio a iscrivermi all’università?”

L'odissea

Quella di Fritz Hermann, 31 anni, nato in Camerun, è un’odissea che val la pena di raccontare. Il suo viaggio, cominciato ad Aounde, lo ha portato prima in Nigeria a Lagos, poi in Niger, poi a Sebha in Libia, anzi nel cuore del deserto libico. Sebha è un centro nevralgico, punto di transito per decine di migliaia di migranti sub-sahariani che attraversano clandestinamente il deserto del Sahara, nel percorso della speranza che li porta in Europa. Una speranza che per Fritz ha rischiato di non diventare realtà. I mercanti di uomini cui si era affidato gli avevano promesso che avrebbe raggiunto facilmente la sua meta. Invece per cinque mesi è finito in una specie di girone dantesco che solo grazie alla sua prontezza di spirito non si è richiuso su di lui e non lo ha fagocitato.

Poliziotti corrotti

Stipato nei cassoni di un pick-up, ha viaggiato aggrappato a un bastone, infisso tra le assi del pavimento dello stesso cassone, per non essere sbalzato fuori e abbandonato nel deserto. A ogni frontiera che ha attraversato, ha dovuto pagare poliziotti corrotti per garantirsi il passaggio. A Sebha è stato rinchiuso per la prima volta in un casermone, vigilato da guardiani armati, da cui non poteva uscire. Lì, in uno stanzino di 20 metri quadrati occupato da un’ottantina di persone, gli hanno fatto lasciare tutto quel che aveva che “avrebbe potuto ostacolare la traversata”.

Frustate sulla schiena

Lì hanno cominciato a farlo sdraiare sulla nuda terra e hanno cominciato a frustarlo perché i mercanti volevano da lui altri soldi per farlo proseguire. Gli hanno dato da mangiare solo un paio di volte la settimana, giusto per tenerlo in vita, sino a quando non hanno avuto conferma che il suo “riscatto” fosse stato pagato. Allora è stato circondato da decine di altri disperati che lo hanno pregato di pagare anche per loro, di portarli con lui.
Lasciata Sebha su un altro pick up, ha dovuto marciare a piedi nel deserto perché il fuoristrada aveva avuto problemi agli pneumatici. Arrivato a metà strada tra Sebha e Tripoli, ha dovuto pagare ancora per proseguire.

Pagare e poi ancora pagare

Nella capitale della Tripolitania hanno minacciato di abbandonarlo nelle mani della polizia locale se non avesse pagato per l’ennesima volta. Dopo un mese vissuto nascosto in una serie di luridi rifugi, voleva tornare indietro, ma alcuni suoi connazionali lo hanno avvertito che quella era una scelta ancora più pericolosa dell’andare avanti. Pregava. Pregava mentre nuovi mercanti di uomini si offrivano di portarlo in Italia. Naturalmente doveva pagare, pagare e poi ancora pagare. Lui non aveva più soldi.

La casa-prigione

Uomini armati dell’organizzazione del trafficante cui si era affidato alla partenza dal Camerun lo hanno scortato sino a Saba in una specie di casa-prigione in cui centinaia di persone, sporche, fetide, erano ammassate l’una sull’altra, senza uno spazio per dormire. È inciampato in due cadaveri, morti di stenti. Ha incontrato suoi connazionali, rinchiusi in quella prigione da tre o quattro mesi, altri che era sicuro fossero giunti a destinazione che, invece, si trascinavano tra gli stenti.  Allora ha capito che se si fosse fermato in quel luogo avrebbe fatto la stessa fine.

Assalito e derubato

Ha deciso di lavorare nei campi, ma una sera mentre rientrava, è stato assalito e derubato. Un giorno era scattata l’allerta: finalmente si parte. Lo hanno costretto a salire, assieme a una ventina di persone, su una furgonetta chiusa in cui ben presto l’aria è diventata irrespirabile. Lo hanno scaricano nelle viscere di un palazzo da cui si vedeva il mare. Lo hanno messo in fila e condotto sulla spiaggia. C’era da riparare la barca sulla quale avrebbero viaggiato: era priva di infrastrutture e dei motori. Dopo qualche giorno era pronta per navigare. Avrebbe imbarcato 135 persone. Fritz è escluso perché uno dei mercanti lo ha riconosciuto e lo ha accusato di non aver ancora pagato il viaggio. Allora, sconfitto, è tornato nel palazzo. Il giorno dopo è venuto a sapere che, a causa di una lite scoppiata tra i profughi, la barca si è rovesciata e ci sono stati decine di morti.

Pregare intensamente

Allora ha cominciato a pregare ancora più intensamente il suo dio per averlo salvato. Non poteva rimanere in quella prigione, non poteva partire, non poteva tornare indietro. Era disperato. Nella notte, un arabo gli ha offerto di diventare guardiano dei suoi stessi compagni di sventura e gli ha messo in mano un fucile.  Con quell’arma in mano ha scortato una nuova fila di disperati all’imbarco, poi mentre il naviglio stava per prendere il largo, ha gettato via il fucile ed è salito sul naviglio che lo avrebbe portato finalmente in Italia.

Come faccio a iscrivermi all’università?

Appena superato il limite delle acque internazionali, è stato soccorso da una imbarcazione della guardia costiera italiana e affidato a Medici senza frontiere. Sbarcato a Pozzallo, ha chiesto asilo politico. Allora lo hanno trasferito al Cie di Bari, poi a Bresso, infine a Pieve Emanuele. La prima cosa che ha chiesto a Giusy Sciortino, coordinatrice della cooperativa sociale che gestisce il progetto Sprar (una partnership tra la coop Ezio e la coop il Melograno) cui è stato affidato è: “Come faccio a iscrivermi all’università?” In attesa che la commissione decida sul suo “staus”, ha superato il test di ingresso e si è iscritto al corso di Economia e marketing internazionale alla Bicocca. Ha affrontato tre esami: Diritto pubblico (voto 25), Economia aziendale (voto 24) e Matematica Generale (voto 30 e lode). La sua è una storia che valeva la pena raccontare.

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