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Lunedì, 06 Luglio 2020 23:12
Blitz antidroga

'Ndrangheta: le rivelazioni del pentito che ha incastrato i boss

Secondo il collaboratore di giustizia, Domenico Agresta, la rivendita della droga era curata da Saverio Barbaro e da Luigi Virgara che gestiva gli incassi

Dopo un giorno dalla conclusione del blitz che ha consentito agli investigatori di smembrare una propaggine del clan Barbaro-Papalia, la cronaca si arricchisce di nuovi dettagli con le rivelazioni del pentito Domenico Agresta che hanno incastrato i nuovi boss del traffico di stupefacenti.

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Al centro dell'indagine, Saverio Barbaro (di un ramo 'minore' della famiglia, i cosiddetti 'Barbaro giovani', parente per parte di madre di Rosario Barbaro, al vertice della 'ndrina Barbaro-Rosi) e Luigi Vergara (il bidello).

Vergara era stato richiamato 'dalla montagna' (l'Aspromonte, dove è collocato il santuario di Polsi tanto 'caro' ai boss) per prendere il controllo del traffico sul territorio del Sud ovest milanese, dopo che i tre fratelli dell'asse più importante della famiglia Barbaro (Francesco, Antonio e Salvatore) erano stati arrestati nell'operazione "Quadrato 1".

Il ritratto fatto dal collaboratore di giustizia di questi boss, rispecchia la tradizione della criminalità organizzata calabrese: affiliati che gestiscono enormi quantità di droga e grandi somme di denaro al Nord, ma preferiscono, in patria, uno stile di vita dimesso, e quasi contadino.

È proprio il caso di Virgara (che ha il grado di picciotto ed è fratello del più potente Michele), 45enne, ufficialmente bidello in una scuola a Buccinasco e Corsico, contadino in Calabria. Secondo Domenico Agresta, "Quando arrivano grosse quantità di cocaina pura dalla Colombia a Platì (500/600 chili per volta), una parte (100 chili) la tengono giù a Platì dove la tagliano, in modo da poterla poi rivendere nei momenti in cui i rifornimenti scarseggiano”

Il grosso della spedizione, sempre secondo Agresta, “la mandano costantemente al nord per la vendita sulle piazze di spaccio di Milano, Corsico, Buccinasco, Cesano Boscone e dintorni. Negli anni Luigi Virgara, (detto Gigetto) ha portato spesso la cocaina a Buccinasco e Volpiano per venderla, e così si è arricchito”.

Dal canto suo anche il giovane Saverio Barbaro (31 anni), di Platì,  – come riportato in alcune intercettazioni, hanno sottolineato gli inquirenti – non manca mai di ricordare la sua ricchezza e i suoi interessi nel campo immobiliare della periferia milanese: ad amici riferisce di voler comprare un appartamento da 300mila euro e dice "che il palazzo è tutto suo"

"Paesani miei lo stanno costruendo nella zona di Bisceglie – si pavoneggia -. Fa gli scavi il papà di Domenico, quello del ristorante 'Il Calamaro'". Si tratta in questo caso di una ditta riconducibile alla famiglia D'Alfonso che gestisce il ristorante di Cesano Boscone. Un nome non nuovo, peraltro, quello dei D'Alfonso: Daniele, il capostipite, compare anche nell'indagine 'Mensa dei poveri' aperta a Milano, che ha portato alla luce un giro di tangenti nella zona del Varesotto e alcuni legami con la criminalita' organizzata.

Daniele D'alfonso, infatti, è titolare della ditta di rifiuti Ecol Service, che gestiva gli appalti per la spazzatura e il movimento terra nel nord Milano e Lombardia e aveva 'consulenti' ben inseriti nella politica, come l'ex consigliere comunale, Pietro Tatarella. D’Alfonso era vicino alla politica ma anche alle famiglie di 'ndrangheta, visto che nella sua azienda molti operai addetti al movimento terra venivano assunti su suggerimento di Giosafatto Molluso, che per sua stessa ammissione era il "capoclan" di Buccinasco.

“Agresta, 32 anni, detto 'Micu Mcdonald', affiliato al clan dal 2008 - si legge nelle 388 pagine dell'ordinanza firmata dal gip di Milano Teresa De Pascale, - nel corso degli interrogatori resi innanzi alla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, Torino e Milano, ultimo quello datato 11 febbraio 2019" nell'indagine milanese "forniva una dettagliata descrizione delle dinamiche criminali operanti nei territori dei comuni di Corsico e Buccinasco, con particolare riferimento alle attivita' di narcotraffico che avevano come protagonisti soggetti appartenenti alla famiglia Barbaro-Papalia".

Agresta, ad esempio, ha indicato Domenico Papalia come "da sempre coinvolto nella vendita organizzata della cocaina che arrivava da Platì oppure direttamente dai colombiani che venivano a Buccinasco". La rivendita della droga era curata da Saverio Barbaro e da Luigi Virgara (che gestiva gli incassi, con trasferte frequenti in Lombardia) verso gli intermediari Francesco Marzano e i fratelli Marcello e Roberto Perrone. Poi il fiume di cocaina si disperdeva nei mille rivoli degli spacciatori al dettaglio".

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