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Lunedì, 06 Luglio 2020 13:55
Lotta alla criminalità

Lavorava come bidello nelle scuole di Buccinasco e Corsico l’emissario della ‘ndrangheta

L'indagine Quadrato 2 dei carabinieri di Corsico (guidati dal capitano Pasquale Puca e dal tenente Armando Laviola) ha portato alla luce…

Quando si parla di criminalità le soprese, come gli esami, non finiscono mai. L’ultima è che uno degli affiliati al can dei Barbaro-Papalia faceva il bidello nelle scuole di Buccinasco e Corsico. Lo hanno rivelato questa mattina i magistrati che hanno coordinato un’operazione che ha assicurato alle patrie galere altri 7 criminali.

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Il clan doveva prendere in eredità la piazza di spaccio dell'hinterland sud di Milano, nei comuni storicamente controllati dalla 'Ndrangheta, come Corsico, Buccinasco e Cesano Boscone, dopo che i fratelli Barbaro (Salvatore, Francesco e Antonio) sono stati incarcerati: per questo era stato necessario far venire un "cugino dalla montagna", cioè dall'Aspromonte, per riprendere il controllo della droga su Milano.

L'indagine Quadrato 2 dei carabinieri di Corsico (guidati dal capitano Pasquale Puca e dal tenente Armando Laviola) ha portato alla luce il modo con cui i clan di origine calabrese sono presenti al Nord e il loro radicamento nel mercato dello stupefacente, che rimane una delle "prime fonti di guadagno".

In linea con l'operazione Quadrato 1, nella quale i tre fratelli Barbaro erano stati arrestati - mentre un quarto, Giuseppe, assolto - l'inchiesta ha al centro due parenti del clan Barbaro-Papala, originario di Plati', in Calabria: Saverio Barbaro, 31 anni (cugino di secondo grado degli arrestati nella prima tranche) già noto sul territorio perchè controllava in particolare la piazza del quartiere Tessera di Cesano Boscone, e un suo parente, Luigi Virgara (45 anni) richiamato dal Sud a presidiare la zona.  

Era lui, mister Virgara, chiamato “il cugino” che si era trasferito dall’Aspromonte a Milano per presidiare la zona e tenere i collegamenti con la Calabria. Sempre lui - come comparso nelle intercettazioni – a tenere i rapporti con la famiglia d'origine, in particolare con Michele Sergi, che veniva a riscuotere il denaro derivante dallo spaccio per riportarlo in Calabria ad alimentare le altre attivita' della 'Ndrangheta.

L'indagine è stata particolarmente complessa poichè tutti gli indagati, la maggior parte di loro con precedenti per stupefacenti, "erano molto accorti" – hanno descritto gli investigatori, coordinati dal pm di Milano, Stefano Amendola, e dal procuratore aggiunto della Dda Alessandra Dolci - e anche solo pedinarli non è stato semplice”.

È capitato ad esempio che nel corso di un pedinamento un'auto si mettesse di traverso rispetto a quella dei carabinieri, per far perdere loro le tracce; così come molto spesso appartamenti
e autovetture venivano 'bonificati' dagli appartenenti all'organizzazione per evitare che ci fossero cimici a intercettare le loro conversazioni.

Nel corso dell'indagine, al fine di riscontrare le responsabilità penali dei singoli malviventi, sono stati operati 7 arresti in flagranza e recuperati circa un chilo di cocaina, 100 grammi di hashish e
2,5 chili di marijuana.  In totale gli ordini di arresto sono stati 17, molti dei quali notificati in carcere.

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