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Mercoledì, 17 Aprile 2019 18:39
La polemica

Boss incassa l’affitto della sua villa confiscata, Mirabelli attacca Salvini

Il caso è venuto alla luce grazie ai condomini, insospettiti dal debito di 20 mila euro di spese condominiali

Nella foto, via Tobagi a Buccinasco e, nel riquadro, il senatore Mirabelli Nella foto, via Tobagi a Buccinasco e, nel riquadro, il senatore Mirabelli

Il caso riguarda la villetta su due piani in via Tobagi, a Buccinasco, dove viveva una coppia che pagava regolarmente l’affitto al “proprietario”. Solo che “quel proprietario” non poteva e non doveva incassarlo. Il motivo? La villetta era stata confiscata nel 2013 alla sua famiglia, in una operazione che aveva coinvolto il boss Ippolito, un cognome noto della malavita milanese, specialista nel traffico di droga.

Appello a Salvini

Sull’episodio è scoppiata l’ennesima polemica politica. In una nota stampa il senatore Franco Mirabelli, vicepresidente dei senatori Pd e capogruppo nella commissione Antimafia, eletto a Milano ha attaccato: “Una villetta confiscata dallo Stato alla 'ndrangheta risulta locata ad una coppia che paga l'affitto al figlio del boss. Succede a Buccinasco, il comune alle porte di Milano  noto per l'insediamento della criminalità organizzata di origine calabrese. Il competente ministro dell'Interno, Salvini, sempre occupato da altro, cosa intende fare?".

20mila euro di debito

"La villetta – ha spiegato Mirabelli in un comunicato stampa - fa parte dei beni confiscati nel 2013 tra Assago e Buccinasco, al boss Vincenzo Ippolito, detto Enzino il siciliano”. Nella stessa operazione gli furono confiscate una seconda villetta a Buccinasco, dove si era trasferito, una ad Assago e un’edicola. “Il caso – continua il documento -  è venuto alla luce grazie ai condomini, insospettiti dal debito di 20 mila euro di spese condominiali. Dal giorno della confisca, pare che il figlio del boss abbia continuato ad incassare 900 euro al mese”.

L'agenzia del ministero degli Interni

“La gestione dei beni confiscati alle mafie, prevista dal Codice Antimafia, - conclude Mirabelli -  è di competenza dell'Agenzia omonima, controllata dal ministero dell'Interno. Per questo chiediamo al ministro Salvini con un'interrogazione: è a conoscenza del caso? Come è potuto accadere un fatto del genere? Cosa intende fare per rimediare?"

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