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Martedì, 05 Febbraio 2019 09:13
La sentenza

‘Ndrangheta: dopo la condanna, Salvatore Barbaro verso la latitanza In evidenza

I carabinieri lo hanno cercato a Buccinasco, nella casa dove vivono la moglie Serafina Papalia con le due figlie. Tutto inutile, il boss ha fatto perdere le proprie tracce

La Corte di Cassazione ha condannato Salvatore Barbaro a nove anni di carcere La Corte di Cassazione ha condannato Salvatore Barbaro a nove anni di carcere

Lo scorso ottobre era tornato in libertà dopo aver scontato otto anni di carcere per “bancarotta e illecita concorrenza aggravata dal metodo mafioso”, da qualche settimana, destinatario di una nuova sentenza della Cassazione che lo ha condannato in maniera definitiva ad altri nove anni da trascorrere in una cella (inchiesta Cerberus), si è reso “irreperibile”.

Dominio incontrastato

Qui si parla di Salvatore Barbaro, il boss designato della cosca Barbaro – Papalia che da anni domina incontrastata le cronache di ‘ndrangheta a Buccinasco, Corsico e in tutto il sud ovest milanese. Barbaro, assieme al cognato Mauro Miceli (condannato a sei anni di reclusione nello stesso processo) da qualche giorno ha fatto perdere le proprie tracce.

La figlia del boss dei boss

I carabinieri lo hanno cercato a Buccinasco, nella casa dove vivono la moglie Serafina Papalia con le due figlie. 44 anni, nato a Locri, in Calabria, Barbaro è sposato con la figlia di Rocco Papalia, sino a qualche tempo fa ritenuto il boss dei boss ‘ndranghetisti trasferitisi in Nord Italia. Da sempre tra le due famiglie i legami familiari servono a cementare alleanze e affari.

Terra bruciata

Liberato, come si diceva solo quattro mesi fa, ha trovato una Buccinasco diversa da come l’aveva lasciata. Il clan con il fiato sul collo delle forze dell’ordine, immobili di proprietà della sua famiglia o di quella del genero, sequestrati, attività commerciali, bar e affini, chiuse. I carabinieri hanno fatto terra bruciata.

Il primo passo

Ha aspettato che la sentenza del processo Cerberus (tre dibattimenti, due pronunciamenti della Cassazione annullati prima di quello definitivo emesso a fine gennaio)  stesse per essere pronunciata. Quando l’ufficio esecuzioni della Procura di Milano ha emesso l’ordine di cattura, si è reso “irreperibile”. Il primo passo verso la latitanza.

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