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Venerdì, 02 Novembre 2018 14:18
La scomparsa

‘Ndrangheta, morto nel carcere di Parma Francesco Barbaro il boss dei boss In evidenza

Condannato all’ergastolo era il capo della più potente cosca   calabrese con base a Platì e filiali a Buccinasco e dintorni

Nell'immagine, una vecchia foto di Francesco barbaro, il boss dei boss della'ndrangheta calabrese trapiantata in Lombardia Nell'immagine, una vecchia foto di Francesco barbaro, il boss dei boss della'ndrangheta calabrese trapiantata in Lombardia

Da Platì a Buccinasco, dall’Australia al Sud America. Francesco Barbaro era il boss dei boss della ‘ndrangheta calabrese trapiantata in Lombardia e in ogni angolo del mondo. È morto giovedì, giorno di Ognissanti,  all’età di 91 anni nel carcere di Parma dove da circa tre anni scontava una condanna all’ergastolo.  

L’omicidio e l’ergastolo

Assieme ai Papalia ha dato origine a una delle ‘ndrine più potenti di tutto il panorama criminale germogliato in Calabria, che poi ha sparso i suoi semi in tre continenti. Il sodalizio con i Papalia era ed è molto stretto. Non solo affari, ma anche legami familiari che si sono intrecciati sino a fare della cosca un’unica identita. Matrimoni, figli nipoti hanno arricchito la galassia Papalia Barbaro tanto che le stesse forze dell’ordine fanno fatica a tracciare un albero genealogico corretto.

Con il nipote

Un esempio? Francesco Barbaro condivideva la condanna all’ergastolo con nipote Antonio Papalia. I due sono stati riconosciuti come gli autori dell’omicidio del brigadiere Antonino Marino, ucciso a Bovalino, in provincia di Reggio Calabria nel settembre del 1990. Nel corso degli anni, Francesco Barbaro, per il suo ruolo di mammasantissima era diventato il punto di riferimento delle nuove generazioni di criminali legati al traffico e allo spaccio di stupefacenti.

Affari e famiglia

Aveva stretto legami non solo con i Papalia. Faceva affari anche con i Pelle, Perre, i Morabito. Con tutti la stessa tecnica: affari e legami familiari. Aveva dato in moglie, una sua figlia, Marianna, a uno dei rampolli dei Pelle di San Luca, Giuseppe, figlio di Antonio capostipite di quel clan. Degli altri due figli, uno, Giuseppe, ha da poco lasciato il carcere perché il suo stato di salute sarebbe incompatibile con la detenzione, l’altro, Rocco, è stato appena condannato dal tribunale di Milano per associazione mafiosa e dovrà scontare 16 anni in un penitenziario.

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