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Martedì, 23 Ottobre 2018 18:00
Dopo il blitz

Traffico cocaina, c’è una pista che da Buccinasco conduce in Germania?

I militari hanno catturato Antonio e Salvatore Barbaro al confine con l'Austria. Probabilmente avevano sentito puzza di bruciato e stavano fuggendo nel paese della Merkel

Nella foto, la partenza delle pattuglie di carabinieri impegnate nel blitz di questa mattina Nella foto, la partenza delle pattuglie di carabinieri impegnate nel blitz di questa mattina

A poche ore dal blitz, emergono altri particolari che rendono il quadro a tinte ancora più fosche sull''indagine dei carabinieri della compagnia di Corsico, che ha portato all'arresto di quattordici persone per traffico di droga fra la Lombardia e la Calabria, fra cui quattro fratelli Barbaro. Il primo è che l'indagine è stata chiamata "Quadrato", dal nome della zona in cui si concentrava lo spaccio dell'organizzazione gestita dal clan Barbaro - Papalia.  È l’area tra  via IV Novembre e via della Resistenza che corre lungo il Parco della Resistenza, al confine tra Corsico e Buccinasco.

Dieci + quattro

Il secondo è che il gruppo che gestiva il traffico di cocaina ne movimentava almeno un chilo a settimana. L’ordinanza di custodia cautelare, firmata dal gip di Milano, Teresa De Pascale, ha colpito Francesco Barbaro, di 32 anni (già in carcere a San Vittore per un'altra vicenda), Giuseppe Barbaro, incensurato di 24 anni, Salvatore Barbaro, incensurato di 30 anni, e Antonio Barbaro, di 33 anni, considerato il personaggio di spicco dell'organizzazione dopo l'arresto del fratello Francesco. L’organizzazione era composta da altri sei italiani e quattro maghrebini.

Livello superiore

Il terzo è che i militari, infatti, hanno catturato Antonio e Salvatore al confine con l'Austria. Probabilmente avevano sentito puzza di bruciato e stavano fuggendo in Germania. Giuseppe, invece, è stato sorpreso nel suo appartamento a Buccinasco. C’è un legame tra Buccinasco e il paese della Merkel? Di certo c’è che gli investigatori sono partiti dallo spaccio in strada affidato a un gruppo di marocchini e, una volta accertato il loro ruolo, sono saliti al livello superiore, riuscendo a individuare i ruoli della filiera con a capo i fratelli Barbaro. C’è un livello superiore? Al momento tutte le ipotesi investigative rimangono aperte.

La logistica

La cocaina era nascosta a casa di Francesco Truglia, un 49enne già in carcere, che aveva messo a disposizione il suo appartamento in un palazzo popolare costantemente controllato da vedette dei Barbaro. I carabinieri sono riusciti con uno stratagemma a entrare in casa e a piazzare telecamere nascoste. Successivamente, il gruppo ha spostato il suo covo in un'autofficina. Si era accorto di essere nel mirino? Nell'organizzazione militava anche Clemente Galbani, un fabbro residente a Buccinasco, ammanettato subito dopo la perquisizione della sua ditta aperta in via Melzi a Corsico, dove nascondeva partite di droga.

Le indagini

Sull’operazione è intervenuta la coordinatrice della Direzione distrettuale antimafia (Dda) di Milano, Alessandra Dolci, che dopo aver rivolto i suoi complimenti ai carabinieri della Compagnia di Corsico guidata dal comandante Pasquale Puca e del tenente Armando Laviola, ha illustrato le linee guida dell’azione delle forze dell’ordine in ambito del contrasto al traffico e allo spaccio di stupefacenti.

La colonizzazione

“L'hinterland Sud di Milano – ha confermato  - è colonizzato dalle 'ndrine. Si tratta infatti di un territorio  difficilissimo, dove per indagare servono grandi capacità. Corsico e Buccinasco sono oggetto delle nostre investigazioni da più o meno tre decadi. Spesso abbiamo svolto attività di indagine che ci hanno portato a disvelare strutture di 'ndrangheta talmente radicate che anche inchieste come la 'Nord-Sud', che aveva portato all'arresto di centinaia di esponenti dei clan, in realtà non è stata sufficiente a sradicarle”.

Il legame con la Germania

Poi la Dolci ha svelato due particolari che potrebbero portare molto lontano: il legame che alcune famiglie hanno con la Germania. Il primo riguarda “l'uso sistematico da parte degli indagati di autovetture con targhe tedesche, intestate a società tedesche e utilizzate   per sottrarsi alle indagini. Sul secondo sottolinea che: "Alcuni degli indagati odierni sono stati fermati alla frontiera mentre, guarda caso, si stavano recando in Germania, quindi c'è questo legame che andrebbe approfondito, anche perché non c'è con con la polizia tedesca uno scambio di informazioni per questa tipologia di indagine”.   

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