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Giovedì, 19 Luglio 2018 16:29
L'appuntamento

L’immigrazione vista con gli occhi di chi fa il volontario In evidenza

La testimonianza diretta di Alessandro Jachetti, di “Medici senza frontiere”, fatta davanti a un’affollatissima platea riunita alla Cascina Robarello, a Buccinasco

Nell'immagine il salvataggio di immigrati nel Mediterraneo Nell'immagine il salvataggio di immigrati nel Mediterraneo

di Stefano Leggé

È cresciuto a Buccinasco e per anni è stato volontario nel Comitato locale della Croce Rossa. Oggi è medico con specializzazione in medicina di emergenza-urgenza. Lavora al Policlinico di Milano e nelle scorse settimane, con Medici Senza Frontiere, era a bordo della "Prudence” nel Mediterraneo impegnato in operazioni di soccorso ai migranti.

Taxi o nave di salvataggio?

Ieri sera, Alessandro Jachetti è stato il mattatore di un incontro tenuto all’interno del centro culturale Robarello dal titolo "Nave di salvataggio o taxi del mare?", racconti di soccorsi in mare da parte delle Ong, organizzato dalla Croce Rossa di Buccinasco. La sua è una testimonianza diretta fatta davanti a un’affollatissima platea.  Ha parlato di un argomento oggi sulla bocca e nei timori di tutti ma per nulla nuovo: immigrazione, immigrazione da un continente, l’Africa. Un fenomeno antico quanto la civiltà umana e mai fermo.

Donne e bambini

I dati prima di tutto. Secondo il portale delle Nazioni unite unhcr (https://data2.unhcr.org/en/situations/mediterranean) più del 40% dei migranti sono donne e bambini, alcuni nati in viaggio da donne che a volte sono vittime di stupri da parte dei trafficanti di esseri umani (Alessandro ha aiutato a recuperare un bimbo di soli 20 giorni). Quest’anno, da gennaio sino al 18 luglio 2018, sono sbarcate in Italia 17.781 persone, 14.895 in Grecia e 21.882 in Spagna. Si tratta di cifre lontanissime dal 1.000.000 di ingressi del 2015 ma, solo negli ultimi 4 giorni sono morte 500 persone.  

Un mare affollato

Jachetti ha analizzato alcuni casi ed eventi che lui stesso ha toccato con mano: l’immigrazione proveniente dalla Libia. Si è imbarcato nella primavera del 2017 in una nave di “Medici senza frontiere” ed è partito per il Mediterraneo, “un mare affollato”, come lo definisce lui stesso. Nel tratto tra la Libia e le coste italiane, inizialmente operavano alcuni attori: la guardia costiera italiana, quella maltese e la guarda costiera libica. “Ques’ultima definizione porta però a un fraintendimento di fondo”,  ha detto subito Alessandro con un mezzo sorriso amaro. In realtà una guardia costiera Libica non esiste. Dopo l’uccisione di Gheddafi, lo stato è spaccato in due governi maggiori e diverse piccole enclavi. Oggi, da parte dell’Europa, trattare con la guardia costiera libica significa in realtà mercanteggiare con i trafficanti per bloccare o far passare una nave.

Mare Nostrum

Dopo il naufragio al largo delle coste di Lampedusa in cui si contarono 368 morti, prese il via Mare Nostrum. Prima, le navi italiane agivano unicamente in territorio nazionale, mentre da quel momento in poi, i mezzi della marina militare italiana arrivarono in acque internazionali al confine con quelle libiche, creando quindi un importante precedente. Essendo una missione italiana, Mare nostrum cominciò a pesare sulle casse dello Stato. Perciò, dopo un accordo tra l’Italia e l’Europa, a novembre del 2014 partì l’operazione “Triton” che attingeva agli aiuti di 15 paesi europei. Triton imponeva che le navi militari potessero navigare sino a un limite di 30 miglia nautiche dalle coste libiche. È stata questa modifica che, aumentando le distanze che i barconi dovevano percorrere ad aumenta il rischio di morti in mare.  

Ong in scena

Nel 2015 il picco della migrazione verso l’Europa aveva superato il milione 1.000.000 di migranti contro i circa 200.000 dell’anno precedente (fonte Unhcr). Il numero di morti o dispersi però non era aumentato di molto, perché? Perché proprio in quell’anno intervennero le prime Ong, che si spingevano nelle stesse acque in cui erano arrivate le navi della marina militare italiana con Mare Nostrum. Le navi non militari hanno l’obbligo legale di intervenire in caso ci sia un’imbarcazione in difficoltà nelle vicinanze, mentre le Ong o le navi mercantili sono civili e quindi per loro vige quest’obbligo.

I soldi delle Ong

Funziona così: la nave in difficoltà fa richiesta di soccorso alla capitaneria italiana che individua la nave civile più vicina e le intima di soccorrere l’imbarcazione. Se la nave è mercantile questa verrà poi risarcita dallo stato per il danno economico arrecato. Non così per le Ong, il cui scopo è recuperare i barconi e non hanno alcuna attività economica. Si parla di migliaia di euro al giorno che lo Stato risparmia se interviene una Ong.E dove li prendono i soldi le Ong? Da donazioni dei sostenitori, afferma Alessandro, Medici senza frontiere non accetta nessun tipo di finanziamento pubblico e così altre Ong. Nel 2015 le organizzazioni non governativa in mare erano circa 13, poi una campagna mediatica ha fatto perdere parecchie sovvenzioni private e alcune sono state costrette a chiudere.

Da Triton a Themis

L’operazione Triton si è conclusa nel 2017, sostituita da Themis che ha circa le stesse regole ma viene concessa alle navi militari la possibilità di avvicinarsi a 24 miglia marittime. Le Ong hanno continuato a operare per il Mediterraneo fino agli ultimi sviluppi politici che praticamente le hanno costrette ad ormeggiare nei porti italiani. L’unica Ong ancora in attività ad oggi, continua Alessandro, è la spagnola Open Arms che conta due scafi. Perché ricordiamoci che quelli che rischiano la morte, a prescindere dalle motivazioni che li spingono alla traversata, sono persone.

Problema serio

Se la politica,  ma soprattutto noi che leggiamo queste righe, non vediamo che chi arriva è un essere umano, c’è un problema, serio, che va oltre ogni possibile accordo internazionale o vuoto proclama, un problema nostro.

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2 commenti

  • Link al commento Stefano Venerdì, 20 Luglio 2018 15:22 inviato da Stefano

    Hai capito bene Raffaella.
    E' stato detto che in assenza di un "ordine scritto" sono i singoli comandi a decidere.
    Poi, che il comandate vada contro un ministro dell'interno con il rischio di essere rimosso è un altro discorso.

  • Link al commento Raffaella Venerdì, 20 Luglio 2018 01:00 inviato da Raffaella

    Ieri sera, tra le tante , mi ha colpito questo: che il ministro Salvini in realtà non abbia mai emanato niente di scritto sulla chiusura dei porti alle navi delle ong. E che, comunque, la responsabilità di aprire o chiudere un porto è della capitaneria di porto. Ho capito bene?

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