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Mercoledì, 15 Novembre 2017 11:53
L'intervista

Emergenza anziani: l’assistenza non deve essere un optional In evidenza

Parla Francesco Magisano, presidente dell’Onlus Pontirolo: “Dovremmo puntare su luoghi di relazione umane e no su posti dove si va a morire. Luoghi in cui la relazione con i parenti è determinante per garantire servizi di qualità”

Nella foto, Francesco Magisano, presidente della Pontirolo Onlus di Assago Nella foto, Francesco Magisano, presidente della Pontirolo Onlus di Assago

Ha 59 anni ed è un professionista di lungo corso della finanza in un grande gruppo bancario. Vanta anche la militanza nel sindacato come responsabile organizzativo dell’Ufficio studi della Cgil bancari. È pure un politico di lungo corso in ambito locale e regionale: prima nel Psi, poi nella direzione provinciale del Pds, infine nei Ds. Nel 2005, è stato il primo degli eletti al comune di Corsico, assessore e presidente del Consiglio dello stesso comune.

Osservatorio privilegiato

Sposato con un figlio che si occupa di alta ristorazione (fa il sommelier), Francesco Magisano da qualche anno è il presidente dell’Onlus Pontirolo che gestisce una residenza sanitaria per l’assistenza agli anziani ad Assago. Il suo è quindi un osservatorio privilegiato da cui esaminare la situazione dell’intero Sud ovest nell’ambito dei servizi, sociali e non, offerti nel campo della terza età o dei cosiddetti anziani “allettati” o in fine vita.

In Italia i presidi residenziali socio-assistenziali e socio-sanitari attivi sono circa 13mila e dispongono complessivamente di 400mila posti letto (6 ogni 1.000 persone residenti). Qual è la situazione nel Sud ovest milanese?
“In questa fase storica direi appena appena sufficiente. La Pontirolo, per esempio, è frutto della collaborazione dei comuni del comprensorio, ognuno dei quali ha diritto a un determinato numero di posti letto per i propri residenti che hanno bisogno di assistenza. In alcuni casi esiste una lista d’attesa, ma non è drammatica. Certo la situazione potrebbe essere migliorata perché complessivamente, nei cinque comuni, la risposta dei bisogni non è ancora totalmente soddisfacente”.

Quali sono le strutture su cui si può contare?
“La Pontirolo ad Assago, la Naviglio a Corsico, la Sacra Famiglia a Cesano, ma mentre le prime due servono il territorio, la terza punta più su Milano. A Trezzano dovrebbe sorgere una quarta struttura, questa privata, che però serve se davvero si vuole dare una risposta ai bisogni del territorio”.

Il problema per un assistito sono i costi?
“Da noi sono quattro anni che non ritocchiamo le tariffe (68 € al giorno) pur offrendo un servizio di qualità. Il privato ha fini di lucro e persegue altre politiche tariffarie. Questo settore, infatti, sia in ambito sociale sia reddituale fa gola anche a grossi gruppi che stanno investendo. Ben vengano, ma se si ampliassero le strutture pubbliche esistenti, si otterrebbe un vero calmiere dei prezzi”.

Da che tipologia di servizi è costituita, in generale, l’offerta?
“Da ricoveri a lungodegenza per soggetti non più gestibili in ambito familiare, persone non autosufficienti, oppure in fine vita. Da noi, per esempio non siamo in grado di gestire ammalati di Alzheimer. Siamo più preparati ad assistere chi ha difficoltà di tipo motorio”.

Prevale l'assistenza di tipo sociale o quella di natura sanitaria?
“Di natura sanitaria. Quella sociale è data dal costo in rapporto alla qualità del servizio che deve essere accessibile a tutti. In alcune realtà, la tipologia è di libero mercato, anche se poi, come nel caso di Corsico, esistono convenzioni sottoscritte con il Comune, che, per alcuni residenti, trasforma l’offerta in servizio sociale”.

Ma Corsico aveva già un servizio diurno per l’assistenza agli anziani. Che fine ha fatto?
“C’era, era accreditato e garantiva un’assistenza di qualità. È stata una realtà importantissima del territorio, lanciata dal dottor Buonaccorso. Quando è entrata in scena la Residenza Naviglio, quel tipo di assistenza è stata inserita nella convenzione sottoscritta con il Comune e quindi da allora fa parte del pacchetto di servizi offerti da loro. Quel centro diurno, oggi, non esiste più”.

Qual è il modello di centro di assistenza per gli anziani su cui oggi si dovrebbe puntare?
“Dovremmo puntare su luoghi di relazione umane e no su posti dove si va a morire. Luoghi in cui la relazione con i parenti è determinante per garantire un’assistenza di qualità. Valorizzare gli spazi interni e quelli esterni (magari anche con l’allestimento di orti), scrostare i muri delle strutture esistenti dal loro aspetto di ospedale. Organizzare manifestazioni e produrre cultura di tipo sociale. Ospitare professionisti in campo geriatrico e metterli a disposizione dell’utenza utilizzando tariffe concordate. In poche parole portare vita all’interno di luoghi considerati di fine vita”.

Come si trasformano questi spunti in idee operative?
“Noi, il prossimo 26 novembre organizzeremo un open day al quale parteciperanno le amministrazioni comunali fondatrici, i parenti dei degenti, l’assessore alla sanità della Regione Lombardia, Gallera. Poi ci trasferiremo nel Centro culturale buddista che sorge lungo il Naviglio a Corsico e lì terremo un convegno dal titolo: “Welfare in azione: idee per il futuro”. Sarà l’occasione per mettere nero su bianco alcune soluzioni”.

Come è possibile intervenire visto la fatica che fanno i comuni in termini economici a garantire un minimo di servizi sociali?

"Ci sono alcuni aspetti dell’assistenza che lasciano perplessi. Penso al caso dell’autismo infantile. I comuni sono inadeguati, mancano insegnanti di sostegno, mancano assistenti che li portino a scuola, non si riesce a garantire loro un minimo di servizi. Si chiamano “utenze silenziose”. Come intervenire? Valorizzando al massimo le associazioni di cui è ricco il territorio. Si deve trovare il modo per farle federare, avere una radiografia esatta degli ambiti in cui operano e farle uscire dal proprio orticello. Se lavorassero insieme, rispettando le singole autonomie, potrebbero anche attingere a contributi regionali o europei che finanzino le loro attività. Devono diventare massa critica al di là delle loro specificità”.

Servirebbe un progetto…
“Il guaio del nostro Paese è che si è persa qualsiasi capacità di progettare il futuro. Stiamo subendo una crisi che ha sconvolto la società senza proporre modelli alternativi. In ambito sociale, c’è stato solo il taglio di risorse, senza indicare soluzioni. Bisogna ricominciare a fissare degli obiettivi e a mettere in moto tutti i meccanismi per poterli raggiungere”.

Tornando ai nostri anziani, qual è il comune in cui è concentrato il maggior numero di posti letto?  
“La Sacra Famiglia è un gigante, ma va considerato che la sua è un’offerta privata sia pur convenzionata: non ha obblighi verso Cesano. Forse Corsico è il comune messo meglio, mentre per Trezzano, bisognerà vedere il tipo di struttura che sarà realizzato”.

In Italia, la speranza di vita a 65 anni (18,9 anni per gli uomini e 22,2 per le donne nel 2015) è più elevata di un anno per entrambi i generi rispetto alla media Ue, ma dopo i 75 anni gli anziani sempre nel Belpaese vivono in condizioni di salute peggiori. Qual è il motivo di questo peggioramento? Strutture e servizi inadeguati o cosa?
“Se si continua a non garantire alcune tipologie di medicine e a minacciare i medici di multe salatissime se le prescrivono, è chiaro che lo stato di salute peggiora. Si sta limitando l’accesso a troppe e specifiche terapie per poter competere con la qualità della vita in alcuni paesi Ue. Basti pensare alle limitazioni imposte alle cure termali”.

 Entro il 2065 la vita media dovrebbe crescere fino a 86,1 anni e fino a 90,2 anni, rispettivamente per uomini e donne (80,1 e 84,6 anni nel 2015). Secondo alcuni scenari tratteggiati da importanti istituti di ricerca, nel 2065 il Centro-nord accoglierebbe il 71% di residenti contro il 66% di oggi; il Mezzogiorno invece arriverebbe ad accoglierne il 29% contro il 34% attuale. E visto anche i dati sull’invecchiamento della popolazione, cosa bisogna fare per attrezzarsi e fronteggiare la situazione?
“La grossa preoccupazione è che gli enti pubblici non abbiano la consapevolezza di quel che accadrà e non sono pronti per affrontarlo. Oggi vanno individuate e programmate le soluzioni che riguardano coloro che saranno anziani tra 40 anni. La politica dovrebbe trovare la forza di decidere cosa fare e trovare le risorse per farle. Invece sta  chiudendo gli ospedali. Manca una visione del futuro. Lo stato sociale è annichilito. Nessuno verrà a salvarci: è arrivato il momento di rimboccarsi le maniche e cominciare a tirare fuori le idee. Anche e soprattutto in ambito locale”.

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2 commenti

  • Link al commento Francesco Magisano Venerdì, 17 Novembre 2017 14:05 inviato da Francesco Magisano

    Ciao Dottore, come stai ?
    In generale non penso diversamente da te.
    Il discorso è molto complesso.
    Ma da qualche parte e in qualche modo bisogna cominciare a fare qualcosa.
    Non riesco più a spiegarmi nulla attraverso l' ideologismo e dentro a esso non vedo più soluzioni.
    Dal 1989 ci stanno dicendo che il Mercato ha vinto. Ma ha vinto un mercato che invece di approfittare di una platea di 3 mld di nuovi consumatori e del completamento di una poderosa rivoluzione industriale ( nessun paradigma tecnologico valido nel 1990 è ancora valido oggi) lucra sulla distruzione dello Stato Sociale.
    Qualcosa non va. Ma come potrai insegnarmi tu, la sinistra su questo pezzo non c' è più .
    Siamo paradossalmente di nuovo nella medesima situazione di fine ' 800.
    Allora il popolo inventò ciò che prima non C' era. Rieccoci. L' appello è rivolto a noi .

  • Link al commento Claudio Mendicino Venerdì, 17 Novembre 2017 08:42 inviato da Claudio Mendicino

    Condivido la preoccupazione del Presidente Magisano, ma non la sua ricetta: "è arrivato il momento di rimboccarsi le maniche e cominciare a tirare fuori le idee". A chi è rivolto l'invito?
    Su questo stesso numero di Pocketnews leggo dell'abbandono dell'Omnicomprensivo di Corsico da parte delle istituzioni pubbliche (quelle che hanno il potere di intervenire fattivamente, intendo) e della presenza del presidente della Repubblica all'inaugurazione del Campus Humanitas a Rozzano. Non un quadro migliore potrebbe illustrare l'attuale situazione: totale disinvestimento nel pubblico e forte supporto al privato, alla ricerca, ovvia e "istituzionale", del profitto. E così 13 milioni di Italiani sono costretti a rinunciare alle cure, entrando a far parte della schiera dei diseredati che nei prossimi anni necessiteranno di assistenza, ma non l'avranno.
    Ma se continuiamo a farci governare da questi tragici figuri, cosa possiamo pretendere?

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