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Lunedì, 29 Maggio 2017 10:09
L'intervista

“Tre ragazzini e il Fato”, l’inno contro il bullismo di Valentina Bufano

L’autrice trezzanese, vittima di prepotenze, ha raccolto le sue esperienze e le ha trasformate in un romanzo di formazione

Valentina Bufano, autrice del romanzo “Tre ragazzini e il Fato”, dall’età di 10 anni vive a Trezzano Valentina Bufano, autrice del romanzo “Tre ragazzini e il Fato”, dall’età di 10 anni vive a Trezzano

di Francesco Bagini

Chi è Valentina Bufano? È l’autrice di “Tre ragazzini e il Fato”, un romanzo che affronta il tema del bullismo. Nata a Milano nel 1978, dall’età di 10 anni vive a Trezzano. Ha frequentato le scuole in città e da questa sua esperienza è nata l’idea del suo primo romanzo.

Quali sono state le difficoltà incontrate in questa esperienza letteraria?
L’aspetto su cui ho dovuto lavorare di più è stata la cura dei personaggi; le loro caratteristiche, i dialoghi e il lessico. In questo caso i protagonisti sono dei ragazzini di 12 anni e ho dovuto cogliere le sfumature del linguaggio di quell’età.

Abbiamo detto che ci sono diversi spunti biografici nel romanzo, quali?
Fabio, soprannominato “Il carogna”, il personaggio che tormenta l’esistenza dei tre ragazzini, rispecchia un compagno tremendo che ho avuto alle scuole medie; un bullo al quale mi sono ispirata per la figura negativa. Ma l’aspetto biografico più rilevante è un altro: io stessa sono stata vittima di atti di bullismo, un’esperienza decisiva per l’idea della storia. Poi per l’ambientazione mi sono rifatta ai luoghi della mia giovinezza, anche se non li ho specificati; mi interessa che qualsiasi ragazzo possa essere coinvolto dalla vicenda, a prescindere dalla sua conoscenza di Trezzano.

Immagino tu consigli la lettura di questo libro a coloro che hanno avuto a che fare con episodi di bullismo…
Sì, perché non dobbiamo vergognarci di nulla. Purtroppo è un fenomeno ancora presente, perché non viene mai esaminata la radice del problema. Quando avevo 13 anni non c’era internet, eppure il bullismo esisteva: ora esiste pure il cyberbullismo.

Spesso la scuola è lo scenario dove si manifestano situazioni critiche: qual è la responsabilità degli insegnanti?
In molti casi il ruolo di educatore, che richiede pazienza, tempo e attenzione, viene sacrificato. Oltre a insegnare delle nozioni, è importante anche occuparsi della crescita e della disciplina degli alunni, che prima di tutto sono ragazzini che vanno formandosi, in quel periodo delicato che è l’adolescenza. Le ragazze o i ragazzi presi di mira devono avere il coraggio di parlarne con chi gli sta vicino. E i genitori devono denunciare, sempre. In certi casi i docenti fanno finta di non vedere, oppure puniscono l’intera classe per le malefatte di un singolo “bullo”; così non solo la stessa vittima ci va di mezzo, ma anche i compagni possono scaricare sul più debole la colpa. Per questo consiglio ai genitori di rivolgersi in primis ai carabinieri.

In  che modo i tre ragazzini protagonisti del libro sono vittime di bullismo?
Nicola viene sospeso dopo aver partecipato a una rissa nella quale si stava  difendendo, ma il preside sospende solo lui. Nicola soffre di problemi di apprendimento, in particolare in matematica. Purtroppo di questi disturbi ai miei tempi non se ne parlava. Cesare viene picchiato da “Il Carogna” perché non gli ha passato il compito di matematica. La ragazza protagonista, Laura, è vittima delle altre ragazzine che la scherniscono perché non veste alla moda; la cotta per il suo professore di inglese è la classica conseguenza psichica di chi accusa carenze affettive.
Nella storia i tre si imbattono in una creatura soprannaturale, il Fato che può esaudire tutti i desideri a patto di rispettare la regola del “Come?”: che significato ha dal punto di vista narrativo e pedagogico questa regola?
Imparare a raggiungere le mete prefissate non è una cosa semplice, si deve faticare. Non basta appellarsi al Fato e restare con le mani in mano. Il Fato dà una dritta, ma sono i ragazzini a affrontare la realtà indirizzando la stessa creatura soprannaturale. L’importante è il tentativo, la pigrizia è il peggior difetto: non esiste alcuna bacchetta magica, nemmeno per Nicola, Cesare e Laura.

Ma alla fine i ragazzini riusciranno a risolvere i loro guai?
Leggetelo e lo saprete. Ciò che mi preme sottolineare è che la cosa più importante è che i tre ragazzini abbiano affrontato i loro tormenti. Questo processo gli ha certamente fatti crescere. Del resto la soluzione al bullismo ancora non c’è. E’ necessario capire cosa agisce nella mente delle persone che traggono giovamento dal far soffrire il prossimo. Bisogna andare alle radici del male.

Soddisfatta del responso dei lettori?
Sì, le prime 300 copie che ho stampato in proprio sono andate a ruba. Ora grazie a Cavinato Editore abbiamo inaugurato la ristampa, al costo di 6 euro. Un plauso merita Silvano Brugnerotto: le sue illustrazioni a matita o in bianco e nero impreziosiscono il testo. Silvano un giorno mi scrisse: “Sto leggendo il tuo racconto, mi sta piacendo moltissimo. Ho deciso di schizzare un disegno per ogni capitolo e per ogni paragrafo”.  Così incominciò la nostra collaborazione.

Oltre a importanti riconoscimenti, quali il premio della giuria al Trofeo del Lupo 2017 o, grazie ad altre tue opere, il piazzamento tra i primi 10 su duemila partecipanti al concorso “L'Incontro 2016”, la tua città ti ha attribuito il “Trezzanino D’oro”…
“Il Trezzanino d’oro” è un riconoscimento per coloro che si impegnano a favore della cultura nel nostro Comune, organizzato da Massimo Macchia, indimenticato presidente della Pro loco. La pergamena mi è stato conferita nel 2016 dopo aver ideato e curato l’antologia “7 poeti trezzanesi”.

Prossimi progetti editoriali?
Una nuova antologia, che uscirà a fine anno. Si tratta di una raccolta di racconti di scrittori locali, residenti non solo a Trezzano. Poi è in cantiere un secondo romanzo, che uscirà il prossimo anno.

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