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Mercoledì, 21 Febbraio 2018 13:33
La "querelle"

Box di largo Risorgimento: 52 famiglie chiedono ai giudici di confermare la condanna del Comune In evidenza

Trezzano, dopo la pesante sentenza in 1° grado ora tocca alla Corte d’Appello: il prossimo 6 marzo le parti si affronteranno nella prima udienza

Uno scorcio di Piazza Risorgimento a Trezzano Uno scorcio di Piazza Risorgimento a Trezzano

Continua il braccio di ferro tra le 52 famiglie trezzanesi e l’amministrazione comunale, dopo la sentenza che ha condannato il comune a risarcire i danni provocati dai lavori per la sistemazione della piazza ai box sottostanti. Anzi lo scontro si sta facendo ancora più duro. Il prossimo 6 marzo le parti si affronteranno nella prima udienza in Corte d’appello, davanti al giudice Gabriella Schiaffino. Le famiglie, infatti, hanno presentato due distinti dossier con i quali hanno chiesto la conferma della condanna emessa nel giudizio di primo grado. (Leggi qui)

Il risarcimento

I magistrati avevano condannato l’attuale amministrazione “alla realizzazione delle opere necessarie al fine di reintegrare in forma specifica i beni danneggiati” così come indicato dal consulente del tribunale nella sua perizia. Non solo. Il ripristino doveva avvenire entro e non oltre il 28 febbraio 2018 pena il pagamento di una penale di 2mila euro per ogni settimana di ritardo. Lo scorso dicembre, il Comune aveva presentato istanza, alla Corte d’Appello di Milano, e richiesto di sospenderne l’esecutività perché secondo i legali esporrebbe l’ente a un danno gravissimo. I giudici avevano poi accolto la richiesta del Comune di Trezzano di rinviare l’esecutività del provvedimento che gli imponeva di intervenire sul parcheggio in tempi brevissimi

L'affondo di Villani

In un comunicato stampa diffuso in mattinata, Giorgio Villani ha sottolineato: “Tutto come previsto. Dopo la condanna del comune sancita dai giudici e il ricorso in appello dello stesso comune, i legali delle 52 famiglie hanno depositato a loro volta una circostanziata ricostruzione dei fatti al termine della quale chiedono che sia confermata la pesante condanna sancita in primo grado dal giudice Alessandro Petrucci”. Il documento continua:”A fronte dell’intransigenza dell’amministrazione comunale che, invece di cercare di sanare la situazione venutasi a creare, ha deciso di inasprire il braccio di ferro con i cittadini e prolungare il grave stato di fatto esistente ricorrendo in appello, la vicenda delle famiglie che da anni stanno subendo i danni provocati dalle infiltrazioni e dal consistente traffico che transita sulla via Indipendenza, non poteva che finire così”.

Tempi lunghi

Cosa accadrà adesso? Secondo Villani, “I tempi si allungheranno, il degrado evidenziato dal perito incaricato dal tribunale peggiorerà con il trascorrere dei mesi, i lavori sono fermi, la convenzione per l’utilizzo di Via Indipendenza e Largo Risorgimento da parte del comune non potrà essere sottoscritta, i veicoli continueranno a transitare ma su un suolo privato perché l’atto che venne stipulato negli anni Sessanta è scaduto nel 2004 e quello del 2008 il giudice lo ha cassato perché “La convenzione prodotta dai legali del comune è sottoscritta solo dalle parti private”, perché, probabilmente il sindaco o un suo delegato si dimenticarono di firmarla”.

Sviluppi imprevedibili

La questione potrebbe avere “sviluppi imprevedibili su tutti i fronti compreso quello economico poiché in caso di conferma della condanna sul groppone del comune, anzi degli abitanti di Trezzano, potrebbero cadere molte centinaia di migliaia di euro”.

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