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Martedì, 31 Gennaio 2017 15:09
Appuntamento in biblioteca

“Dopo le mafie”: quando i beni confiscati ritornano ai cittadini In evidenza

Sabato 4 febbraio alla Cascina grande ci sarà una festa per capire a cosa destinare una villa di Rozzano sequestrata alla criminalità organizzata

La villa sequestrata alla mafia a Rozzano dovrebbe tornare a nuova vita con il contributo dell'associazione "Circola" La villa sequestrata alla mafia a Rozzano dovrebbe tornare a nuova vita con il contributo dell'associazione "Circola"

Ci sono fiori che sanno nascere in terreni abusati, cambiandone il volto. “Dopo le mafie” è un’idea. È il frutto del lavoro dell’associazione “Circola” e da chi è disposto ad affrontare il problema dei beni confiscati alla criminalità. Sabato 4 febbraio è in programma un primo evento a Rozzano: l’obiettivo è parlare degli immobili dimenticati, e di come restituirli alla comunità. A spiegare il progetto è l’avvocato Veronica Dini, sua ideatrice e in prima linea nel proporre metodi per contrastare l’abbandono che colpisce molti beni confiscati e supportare le amministrazioni nella loro gestione.

Un costo per la comunità

Gli immobili sottratti alla mafia rappresentano un grande spreco, un costo per la comunità e il perpetuare di una cultura di diffidenza.  Veronica Dini ha colto il vuoto di gestione, ha cercato professionisti in grado di supportarla, e offre un’alternativa. Questa possibilità è stata colta da cinque comuni dell’hinterland milanese, tra cui Rozzano. Altre amministrazioni, invece, non si sono mostrate disponibili, tra esse Corsico. “Dopo le Mafie” è un metodo per aiutare Comune e associazioni nella gestione degli immobili presenti sul loro territorio, un percorso per districarsi dalla burocrazia e sviluppare progetti sostenibili.

Com’è nato “Dopo le Mafie”?
“È un progetto nato dall’esperienza pratica: come avvocato mi occupo di questioni ambientali ed ecomafia, ed ho intercettato i problemi che nascono per la gestione dei beni confiscati alla criminalità. Ho conseguito un master su questo tema per affinare le mie competenze e ciò mi ha permesso di cogliere non solo la loro importanza economica ma anche quella simbolica. In Italia parliamo di circa 23.000 immobili confiscati, un patrimonio sottratto alla comunità e che deve essere restituito ai cittadini”.

A suo parere, perché i Comuni non riescono a gestire i beni confiscati?
“Si intrecciano più motivi: una burocrazia complessa, un processo di riassegnazione del bene che obbliga i comuni a risposte rapide, risorse umane carenti. Questi beni rappresentano un’opportunità ma sono anche una questione spinosa: per quale fine dedicarli? A chi affidarne la gestione? Domande importanti che richiedono tempo e risorse, due elementi quasi sempre carenti nelle amministrazioni comunali.”

Siete voi a proporre il vostro aiuto o sono le amministrazioni a contattarvi?
“È una collaborazione che nasce dall’incontro. L’amministrazione di Rozzano aveva già tentato di intavolare un percorso con le associazioni del territorio per gestire i beni confiscati, ma il progetto è naufragato. Per questo ha accolto con entusiasmo il nostro aiuto. Bisogna vincere la paura di essere associati a fenomeni mafiosi e mettere al centro il bene dei cittadini. Nessuno di noi insegna nulla: siamo una squadra di persone che si rendono disponibili per condividere e progettare. Le realtà con cui collaboriamo non hanno bisogno di salvatori, hanno recepito e accolto la sfida”.

Perché fondare l’associazione Circola?
“Dall’idea iniziale abbiamo subito capito che l’approccio multidisciplinare era la chiave. Serviva una squadra strutturata con competenze diverse: dai tecnici ai formatori. Ho coinvolto dapprima persone incontrate in altre occasioni, ma chiunque desideri contribuire è benaccetto. Circola è nata nel 2016: un’associazione no profit, per dare forma a “Dopo le Mafie” e promuovere una cultura di legalità.”

Come funziona il progetto?
“Lo scopo è di creare una sorta di manuale operativo riutilizzabile in futuro anche da altri comuni, linee guida che li supportino nel gestire i beni confiscati. Creata la nostra rete di professionisti, abbiamo iniziato un dialogo con le amministrazioni per creare attività di formazione e sensibilizzazione.”

Di quali finanziamenti godete?
“Strutturato il progetto, abbiamo iniziato a cercare fondi pubblici, e abbiamo vinto il bando di Banca etica. Il nostro progetto è stato inserito nella campagna di crowdfunding, su produzionidalbasso. Terminerà il 15 febbraio e se avremo raggiunto una certa quota, Banca etica ne finanzierà un’altra. Per scelta ci siamo rivolti solo a finanziamenti pubblici. Vedremo in futuro cosa accadrà ma almeno all’inizio volevamo che il progetto fosse sentito fin dalla sua origine come “bene comune”.

Di quanti immobili parliamo?
“Dipende dai comuni, naturalmente il numero aumenta nei territori grandi. Le prime operazioni saranno a Rozzano e San Donato poiché qui i beni sono usufruibili e non è necessario investire molti soldi nelle ristrutturazioni. Si tratta di due negozi a San donato, e di una villa, in via Molise, a Rozzano”.

Dopo il rilancio degli immobili, chi sarà a gestirli?
“La gestione sarà o del comune o delle associazioni. Siamo voluti partire dai comuni proprio per sottolineare che si tratta della cosa pubblica, senza nessun genere di influenza. In base all’idea che emergerà sul “cosa fare” si vedrà chi sarà il gestore effettivo”.

Come verranno portate avanti le attività, soprattutto in termini di sostenibilità economica?
“Questo è uno dei nodi cruciali. Una volta assegnata la gestione, l’associazione coinvolta potrebbe ritirarsi, e l’immobile ricadrebbe in disuso. Per questo la prima fase del progetto è essenziale: dobbiamo rafforzare la partecipazione cittadina per non lasciare sola l’associazione. Non le nascondo che percepiamo un po’ di diffidenza, ma siamo convinti che solo facendo luce si possano diminuire le paure”.

A oggi, avete incontrato resistenze da parte di alcuni amministratori pubblici?
“Non proprio. Ora il progetto è in corso con cinque comuni: Milano, San Donato, Rho, Pero, Rozzano. Tra loro molto diversi per problematiche e possibilità. In questi territori abbiamo incrociato bisogno e occasione: si deve cominciare dal problema ma anche dai luoghi in cui c’è qualcuno disposto a risolverlo”.

Teme ostacoli?
“Si, e di diversa natura. Temo ostacoli pratici dati dalla realizzazione effettiva delle nostre attività: dal rispetto dei tempi burocratici, al reperimento dei fondi. Ma temo anche ostacoli culturali, che portano le persone a sottovalutare il problema o a non voler essere coinvolti. La nostra è una sfida”.

Esistono molte iniziative di educazione alla legalità. Secondo lei hanno un senso visto quel che accade intorno?
“Si, assolutamente. Io parlerei di educazione alla cittadinanza, non solo alla legalità. Non si tratta di imparare delle regole ma di rendere i cittadini consapevoli dei propri diritti, doveri ed anche opportunità. A tutti piace la bellezza, e più le cose sono belle più si è disincentivati a compiere azioni criminali, a danno di quel bene. Il senso è far capire l’importanza del contributo di ognuno”.

Nello specifico, che cosa intendete realizzare a Rozzano?
“Rozzano è il primo comune. In febbraio, definiremo il calendario delle attività e organizzeremo un incontro con tutti i partner. Valuteremo anche i progetti pensati da ogni scuola della zona, definendo le attività da promuovere. Sabato 4 febbraio ci sarà una festa inaugurale, durante la quale conosceremo e coinvolgeremo le associazioni, le famiglie, e tutti gli abitanti per sviluppare al meglio “Dopo le Mafie”. Saremo presenti dalle 15 alla biblioteca di Rozzano, e sarà un’esperienza culturale e sociale: uno spettacolo per le famiglie, la conoscenza del progetto e un aperitivo musicale. La prima fase è fondamentale perché solo una comunità unita riuscirà a usufruire al massimo di un bene che le appartiene”.

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