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Giovedì, 03 Maggio 2018 13:46
La protesta

Rozzano, lavoratori forzano la sede di Leroy Merlin In evidenza

La protesta ha corso il rischio di degenerare, sul posto sono intervenuti i carabinieri che hanno tentato di calmare gli animi

I manifestanti hanno riassunto le ragioni del loro gesto in un volantino distribuito ai clienti del centro commerciale I manifestanti hanno riassunto le ragioni del loro gesto in un volantino distribuito ai clienti del centro commerciale

Una ventina di lavoratori hanno forzato i tornelli della sede di Rozzano della Leroy Merlin e hanno tentato di raggiungere gli uffici della multinazionale. Protestavano  perché, a loro dire, l’azienda per cui lavorano è fondata sullo sfruttamento dei propri dipendenti “reclutati” tramite il caporalato.

Il sistema di cooperative

I manifestanti hanno riassunto le ragioni del loro gesto in un volantino distribuito ai clienti del centro commerciale. Nel mirino ci sono i metodi con i quali la multinazionale seleziona il proprio personale che non è assunto direttamente “ma attraverso un sistema di  cooperative che operano come veri e propri intermediari di mano d’opera”, cooperative che si arricchirebbero sottraendo salario e diritti ai lavoratori.

Diritti negati

Il documento sottolinea che “Non solo le cooperative non garantiscono il rispetto del contratto e dei diritti, ma cambiano continuamente denominazione e codice fiscale per sfuggire agli ispettori del lavoro, all’Inps e all’Inail. Se questo non bastasse, denunciano i manifestanti, “in tutta la logistica sono assunti solo stranieri “ricattabili” perché la perdita del posto di lavoro significherebbe per loro mettere a rischio il rinnovo del permesso di soggiorno.

Tre licenziamenti

E' per questi motivi che una trentina di lavoratori aderenti all'Unione sindacale di base della Lombardia hanno dato vita alla protesta nella sede di Leroy Merlin di Rozzano. Il contenzioso riguarda anche il licenziamento di tre operai. Secondo Riccardo Germani, dirigente di Usb Lombardia, "Intorno alle 11 di stamane i lavoratori si sono chiusi all'interno della palazzina N chiedendo di incontrare i vertici dell'azienda per discutere del licenziamento di tre operai iscritti a Usb e delle condizioni di lavoro da caporalato operate nel polo logistico piacentino di Castel San Giovanni".

Le richieste

Cosa chiedono i lavoratori? Che l’azienda interrompa ogni rapporto con il sistema delle cooperative e che assuma in prima persona i propri dipendenti applicando il contratto di riferimento “senza sconti e pagando le tasse nel paese che li ospita”. L'azienda nel frattempo ha dato la sua disponibilità a incontrare i lavoratori in una riunione.

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