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Martedì, 10 Aprile 2018 15:43
Il progetto

Al via un programma per i giovani che affrontano il cancro In evidenza

Si chiama Aya ed è un percorso clinico dedicato ai pazienti oncologici messo a punto da Humanitas Cancer Center di Rozzano

All’interno della special room, i ragazzi si sono interrogati sul volto che il progetto avrebbe potuto avere All’interno della special room, i ragazzi si sono interrogati sul volto che il progetto avrebbe potuto avere

Affrontare l’età adulta senza ansie, magari trovare un lavoro che aiuti a superare le difficoltà derivate dalla malattia. È l’obiettivo che si pone un nuovo percorso terapeutico riservato a giovani pazienti tra i 16 ed i 39 anni, in cura presso il Cancer Center dell’Humanita di Rozzano. Si tratta di una specie di guida nella vita di tutti i giorni, ospedaliera, familiare e lavorativa. Secondo i dati, le patologie onco-ematologiche maligne (fra cui linfomi, leucemie, sarcomi, tumori germinali, tumori cerebrali) nella fascia d’età fra i 16 e i 39 anni rappresentano la causa più comune di morte nelle società industrializzate, dopo omicidi, suicidi e incidenti non intenzionali.

Cifre da paura

Le cifre fanno paura. Negli Usa si registrano 72.000 nuovi casi all’anno, in Europa 66.000, di cui 15.000 solo in Italia. Negli ultimi vent’anni in Humanitas sono stati affrontati almeno 300 nuovi casi ogni anno di giovani pazienti tra i 16 e i 39 anni. La maggior parte di loro è originario della provincia di Milano ma non mancano giovani di altre regioni, in particolare il Sud.

Nasce Aya

Aya è l’ acronimo di “Adolescents and Young Adults”, che definisce la fascia di età, compresa tra il mondo del bambino e quello dell’adulto. “Gli adolescenti e i giovani adulti – ha sottolineato il professor Armando Santoro, responsabile del Cancer Center di Humanitas e   - appartengono ad una ‘no man’s land’, una terra di nessuno, dove la prognosi risulta essere peggiore rispetto ai pazienti pediatrici e ai pazienti adulti”. Mentre la sopravvivenza in oncoematologia per i bambini è cresciuta sensibilmente negli ultimi 20 anni (del 30% prima dei 4 anni e del 40% tra i 5 e i 15 anni), nel gruppo Aya si è assistito solo ad un minimo miglioramento. In questo contesto esiste un reale gap clinico, biologico e psicosociale.

L'obiettivo

È qui che si inserisce il progetto di Humanitas.  Che ha come fulcro un ambulatorio dedicato e un percorso clinico-assistenziale in cui i pazienti Aya sono supportati dagli specialisti del Cancer Center di Humanitas che li seguono in tutte le fasi della cura attraverso un approccio multidisciplinare (consulto genetico, ginecologia dedicata alla preservazione fertilità, cardiologia, endocrinologia, fisioterapia, psicologia). L’obiettivo è ridurre le complicanze cliniche a lungo termine e a migliorare la qualità della vita, evitando che rimandino un controllo o non seguano una terapia. Ogni passaggio del percorso è fondamentale e non devono essere ammessi posticipi.

Una special-room

Al primo piano del building 2 di Humanitas è stata allestita una stanza speciale, dove i ragazzi trascorrono il loro tempo libero. Un ambiente informale ed accogliente per fare una colazione in compagnia, guardare un film, leggere un libro, sfidarsi ai video-game, tra una terapia ed una visita di controllo. Per loro anche un calendario di corsi settimanali. Che comprende un laboratorio di cucina-sana , un laboratorio di fotografia un laboratorio di scrittura creativa, un laboratorio di teatro.

Un logo scelto dai ragazzi

All’interno della special room, i ragazzi si sono interrogati sul volto che il progetto avrebbe potuto avere. Quale logo può rappresentare al meglio l’anima del progetto? L’idea più votata è stata: il fiore di loto che, per gli orientali è il simbolo della vita.

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