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Mercoledì, 07 Dicembre 2016 16:46
Visto dalla Corte dei Conti

Api, le tappe del dissesto

Era dal 2009 che la società non riusciva a rispettare i propri impegni, tanto che secondo la Corte dei Conti ha utilizzato i fondi ottenuti per realizzare il teleriscaldamento per soddisfare esigenze di cassa

La ex sede dell'Api a Rozzano La ex sede dell'Api a Rozzano

Per comprendere meglio quello che è accaduto tra Api e Comune, il punto di partenza è il giudizio della Corte dei Conti Lombardia sul bilancio di Rozzano. Con una delibera depositata lo scorso 11 agosto, i giudici amministrativi hanno evidenziato tutta una serie di punti critici e di comportamenti poco rispettosi delle regole nei consuntivi 2013-2014. Ciò che soprattutto fa impressione è che la relazione sottolinea come trascurando alcune semplici regole di governo della cosa pubblica, siano stati causati notevoli danni alle casse comunali, quindi alla collettività.

Una voragine senza fondo

Sotto la lente dei magistrati sono transitate le vicende di Api, la società nata da una costola di Ama che a pochi mesi dalla sua fondazione si rivela essere una voragine senza fondo in cui svanisce una grande quantità di risorse pubbliche. Era dal 2009 che la società non riusciva a rispettare i propri impegni, tanto che ha utilizzato i fondi ottenuti per realizzare il teleriscaldamento per soddisfare esigenze di cassa. Già questa scelta prefigura un uso improprio delle risorse ottenute. Il mutuo viene erogato da Monte Paschi e Cassa Depositi e Prestiti. Purtroppo, invece di investire in un progetto industriale, Api dilapida buona parte delle somme ricevute per far fronte alla spesa corrente. Non si tratta mica di noccioline. L'importo concesso dagli Istituti di credito è di 45 milioni di euro. La prima tranche erogata è di 19,5 milioni, la seconda di 9,1 milioni. Di questi 28 milioni solo 9,1 milioni vengono utilizzati per nuovi investimenti, tutto il resto è divorato per ripianare vecchi finanziamenti e pagare debiti verso fornitori, fisco e istituti di previdenza. Alla fine della fiera, il debito complessivo verso le due banche è di circa 31,8 milioni. Perché non 45? Perché la differenza o non è stata erogata o è stata risucchiata da commissioni e spese bancarie.

La patata bollente

La falla riparata nel 2009/2010, quando il sindaco di Rozzano era D’Avolio, il deus ex machina di Api, si riapre nel 2011 quando lo stesso D’Avolio, eletto consigliere regionale lascia la patata bollente nelle mani dei suoi successori. La situazione è ancora più grave. Uno dei motivi dell’appesantimento dei costi è il contratto "derivato di copertura del rischio del tasso" sottoscritto da Api con Mps senza “esperire i dovuti atti necessari a garantire la concorrenza e la convenienza finanziaria per l'Ente” come scrivono i magistrati amministrativi nella loro delibera. In sostanza, per la sola copertura del rischio di finanziamento di circa di 32 milioni di euro, Api ne riversa nelle casse di Mps quasi 11milioni, di cui 3,4 già pagati negli esercizi 2010-13 e 7,5 ancora da pagare.

Il paradosso

Non basta perché a garanzia di questo finanziamento sono state concesse ipoteche immobiliari a favore delle banche, sia da parte di Api sia dello stesso Comune, di rilevante entità. Nell’elenco figurerebbero 4 farmacie, la piscina e il centro sportivo Perseghetto, il centro polifunzionale di via Maggi, il fabbricato industriale di via Leonardo Da Vinci, il fabbricato uffici di viale Lombardia. Si tratta di immobili di proprietà pubblica che in precedenza facevano parte del patrimonio comunale prima e di Ama dopo, e che erano stati attribuiti ad Api proprio perché fungessero da garanzia per l’erogazione del mutuo. Il paradosso di questo dramma è che se l’Api dovesse fallire, Comune o Ama dovrebbero sborsare fior di milioni per tornare in possesso delle loro vecchie proprietà.

L'eventuale azione di rivalsa

Il Monte dei Paschi, però, non è l’unico ente che vanta crediti nei confronti della municipalizzata rozzanese. L’istituto di credito fiorentino, oltre al finanziamento dei 45 milioni di euro, aveva concesso ad Api, sin dal 2007, un'apertura di credito in conto corrente di circa 7 milioni. Dove siano finiti, nessuno lo sa.  Un altro creditore è GasPiù che nel 2011 ha pagato anticipatamente 4,5 milioni di euro di canoni di locazione della rete e degli impianti per la distribuzione del gas. GaspiùPiù aveva vinto la gara d’appalto, ma presto aveva scoperto che la sua era una vittoria di Pirro perché la seconda classificata, Enel Rete Gas, aveva presentato un ricorso, poi accolto dal Consiglio di Stato. Il bello è che i 4,5 milioni non sono più stati restituiti: sono spariti, persi, dissolti nell'enorme buco nero dei conti di Api. La stessa fine hanno fatto altri 3 milioni di euro erogati ad Api dallo stesso Comune di Rozzano. In quest’ultimo caso, pero, i giudici amministrativi hanno sottolineato “l'inazione dell'Amministrazione nel richiedere il rimborso del finanziamento” e segnalato l’episodio alla Procura per un'eventuale azione di rivalsa. Non è l’unico favore che il Comune ha fatto ad Api. Per esempio, si è "dimenticato" per anni di riscuotere Ici e Imu. Gli unici avvisi di pagamento sono stati inviati nel 2015 quando ormai il dissesto della Società partecipata era conclamata, e si riferivano alle imposte del 2010. Un altro danno erariale? Probabilmente sì.


I contributi previdenziali

La storia non finisce qui. Come in ogni dissesto che si rispetti, nemmeno quello di Api è immune dal mancato pagamento dei contributi previdenziali che attualmente ammontano a 1,113 milioni di euro (è dal 2009 che non li versa). Quel che ci si chiede è come abbia fatto l'Amministrazione comunale a pagare le fatture emesse nei suoi confronti da Api per le commesse eseguite, non essendo disponibile il Durc, il documento che certifica il pagamento dei suddetti tributi che terrorizza milioni di piccole, medie e grandi aziende che hanno a che fare con l’amministrazione pubblica.

Il conflitto di interessi

C’è poi il capitolo del conflitto di interessi. In Api sono arrivati tecnici, amministratori, consulenti che erano contemporaneamente dipendenti della municipalizzata e titolari, diretti o indiretti tramite propri familiari, di società che da Api ricevevano consistenti commesse. La corte dei Conti ha messo all’indice anche gli organi che avrebbero dovuto controllare i bilanci e certificarli. Il Collegio Sindacale di Api per esempio avrebbe dovuto essere rinnovato ogni tre anni, invece è rimasto in carica ininterrottamente dal 2006. Un’altra dimenticanza del Comune cui “tocca il dovere di nomina e di ricostituzione”.

Il concordato preventivo

A inizio 2016, Api ha chiesto e ottenuto dal Tribunale Fallimentare l'ammissione al concordato preventivo per la ristrutturazione del debito. Secondo il sito piazzafoglia.it, solitamente bene informato, ha un passivo di 42,9 milioni, tra cui circa 7,2 milioni di debiti tributari, 5,5 di debiti verso fornitori e professionisti, 1,8 di altri debiti, compresi quelli verso i dipendenti, e 26,7 verso banche. Di questa cifra, 34,7 milioni sono crediti privilegiati ma ammontando l'attivo a solo 23,9 milioni ben 10,8 milioni non saranno completamente soddisfatti. La beffa finale consiste nel fatto che dei 23,9 milioni di attivo, ben circa 20 milioni saranno pagati ancora dal Comune e da Ama per l'acquisto di beni immobili (a prezzi stracciati) del patrimonio di Api (che già gli appartenevano) e dal pagamento dei debiti che avevano verso l'Azienda in liquidazione. Con buona pace di tutti coloro che fanno fatica ad arrivare alla fine del mese.

Una vera e propria "cassaforte comunale"

Chi volesse farsi un giro sul sito di Api all’indirizzo http://www.apirozzano.it/ ancora attivo sulla Rete, potrebbe leggere sull'home page: In un contesto di riassetto della proprietà dei cespiti il Comune di Rozzano ha deciso di allocare i propri cespiti infrastrutturali in una società di capitali. Questa società patrimoniale di asset management, una vera e propria "cassaforte comunale", è stata creata nella forma giuridica di società a responsabilità limitata, a totale controllo del Comune ed incedibile la cui ragione sociale è: API - Azienda per il Patrimonio Immobiliare Rozzano. La creazione della Società Api rappresenta la premessa per l’esistenza di un "polmone finanziario" locale dotato di una adeguata leva finanziaria, caratterizzato da flussi di cassa “in entrata” abbastanza stabili e prevedibili. Le entrate sono costituite dai canoni d’uso delle reti e impianti, entrate diverse al possesso di altri cespiti. Peccato che si siano viste solo uscite.

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