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Mercoledì, 07 Dicembre 2016 13:16
Questione di etica

Sistema Sesto? No, sistema Rozzano

C’è un filo diretto che collega Sesto San Giovanni a Rozzano? Il comune denominatore è che da sempre le due città sono o sono state amministrate dal partito comunista e dai suoi eredi

Nell'immagine i lavori di posa delle tubature per il teleriscaldamento Nell'immagine i lavori di posa delle tubature per il teleriscaldamento

Che cos’era quello che la stampa ha definito per anni “Il sistema Sesto”? Secondo i giudici del tribunale di Monza che appena qualche mese hanno assolto l’ex presidente della Provincia di Milano Filippo Penati dall’accusa di corruzione, era il “luogo di incontro tra gli interessi di imprenditori spregiudicati e le esigenze di finanziamento della politica (in particolare degli eredi del Partito comunista, che da sempre amministravano la città di Sesto San Giovanni). In quel caso, sempre secondo i giudici, “Non è stata provata l’accusa che Filippo Penati abbia compiuto atti contrari ai doveri d’ufficio” per favorire alcuni imprenditori amici. Il collegio giudicante monzese sottolineava che, "quando l’imprenditore pentito Di Caterina comincia a fare rivelazioni all’autorità giudiziaria, dalle conversazioni intercettate, risulta evidente che Penati sia preoccupato perché non sa cosa aspettarsi”. Ma questo rappresenta solo “un indizio della vischiosità di quei rapporti e dell’inopportunità di quelle relazioni intrattenute per anni da pubblici amministratori». Un comportamento che attiene “alla sfera dell’etica, e non del penalmente rilevante”.

Come Sesto San Giovanni

C’è un filo diretto che collega Sesto San Giovanni a Rozzano? Il comune denominatore è che da sempre le due città sono o sono state amministrate dal partito comunista e dai suoi eredi. Un altro elemento è la vicinanza di molti imprenditori ai vertici locali dello stesso partito. Come Sesto San Giovanni, anche Rozzano durante gli ultimi venticinque anni, si è trasformata da anonimo paese della periferia milanese in un polo commerciale, industriale e residenziale in caotico sviluppo.  Cooperative edilizie, fondi, immobiliaristi e chi più ne ha ne metta, hanno trovato qui terreno fertile per realizzare i propri progetti. In alcuni casi si è trattato di vere e proprie speculazioni. Tutto sembrava permesso e quando c’era qualche difficoltà, una variante al piano regolatore metteva tutto a posto.

Il “sistema Rozzano”

Il flusso di capitali ha permesso di soddisfare molte ambizioni, politiche e non. Si è così creato un sistema di clientele, “sistema Rozzano” appunto, che si è radicato anche nelle municipalizzate. Un posto nel loro consiglio di amministrazione non mancava mai a sindaci Pd e affini, magari trombati alle elezioni comunali, provinciali o regionali. Indipendentemente dalle loro competenze. Anche l’Api non è sfuggita a questa regola. Che fosse sovradimensionata era sotto gli occhi di tutti. Che avesse un unico cliente (come sottolineato dalla Corte dei Conti) da cui dipendeva, pure. Che avesse piani poco realistici in tempi grami come quelli che stiamo vivendo, anche.

Una questione di etica

Il sistema è crollato perché troppo costoso e con la crisi non ha più retto. Sono centinaia gli appartamenti invenduti nella zona e decine i progetti come quello previsto sull’area ex Cabassi, fermi al palo. Ci sono stati indizi di vischiosità nei rapporti e nelle relazioni tra pubblici amministratori e imprenditori? Per ora siamo solo al “comportamento che attiene alla sfera dell’etica, e non del penalmente rilevante”. In attesa che qualcuno dimostri il contrario. 

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