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Lunedì, 28 Novembre 2016 08:06
Impacchi e decotti - Foglie emostatiche e cicatrizzanti

La piantaggine, il medicamento del viandante

Antitussigena per eccellenza, depurativa, diuretica, disinfettante. Trova impiego nei disturbi gastrici quali colite, aerofagia, gonfiore addominale, diarrea, dissenteria, stitichezza cronica con infiammazione dell'intestino crasso; nel trattamento decongestionante delle emorroidi

La piantaggine è un piccolo tesoro che la natura ci ha donato e che l'uomo ha imparato a usare nelle pratiche mediche popolari La piantaggine è un piccolo tesoro che la natura ci ha donato e che l'uomo ha imparato a usare nelle pratiche mediche popolari

La piantaggine è un'erba poco appariscente: non attira né per la bellezza dei fiori, né per il profumo che emana anzi, per il fatto di attecchire ovunque e di essere diffusissima dal mare alla montagna, dal Nord Africa all'Europa Settentrionale e alle Americhe, viene spesso considerata alla stregua di un'erba infestante da estirpare. Invece, è un piccolo tesoro che la natura ci ha donato e che l'uomo ha imparato a usare nelle pratiche mediche popolari. Il genere Plantago annovera circa 200 specie, tra cui spiccano per le loro applicazioni fitoterapiche le tre piantaggini (media, lanceolata e major) impiegate in medicina fin dall'antica Grecia e dai Romani, e documentate da Plinio il Vecchio (23 - 79 d.C.). Oggi sono inserite nelle monografie dell'ESCOP (European Scientific Cooperative on Phytotherapy) e nella Farmacopea Ufficiale Tedesca. Il nome deriva dal latino Plantago, sia perché le foglie ricordano l'impronta del piede sia per la consuetudine di applicare le foglie fresche direttamente sulla pelle lesionata come antidoto contro i morsi di serpenti e scorpioni.

Foglie emostatiche e cicatrizzanti

Le piante misurano da 10 a 60 cm di altezza, le foglie nascono direttamente dalla radice rizomatosa, presentano nervature parallele che confluiscono verso la punta. Si utilizza la pianta intera (foglie, spiga fiorale, semi e radice). Le foglie si raccolgono tra giugno e agosto, le spighe piene di semi in agosto - settembre quando cominciano a scurire. Le foglie vanno essiccate il più velocemente possibile in forno a 30° C. Le spighe essiccate si scuotono per ricavare i semi che andranno conservati in contenitori di vetro. Le tre piantaggini contengono grandi quantità di polisaccaridi mucillaginosi (2 - 6,5%) che conferiscono loro proprietà emollienti, espettoranti, antitussigene e bechiche; di tannino che le rende astringenti, emostatiche e cicatrizzanti; di pectina e di alcuni glucosidi cromogenici, come l'aucubina e il catalpolo, dall'azione antinfiammatoria e antitussigena. Inoltre la Plantago major L. contiene acidi fenolici, flavonoidi, colina e l'alcaloide noscapina dalle proprietà antispasmodiche e antitussigene.

L'azione antitosse più efficace

Le piantaggini ammorbidiscono e asciugano contemporaneamente per l'azione combinata delle mucillagini (emollienti e calmanti) con quelle dei tannini (astringenti). Questo attribuisce loro un ampio effetto antinfiammatorio, utile per curare molte affezioni delle mucose dell'apparato respiratorio: bronchiti acute e croniche, catarri bronchiali, asma. Sono state usate, inoltre, per integrare il trattamento specifico della tubercolosi polmonare e della polmonite. La piantaggine è quella che possiede l'azione antitussigena più efficace, allevia gli accessi di tosse della pertosse (azione bechica). La pianta trova impiego nei disturbi gastrici quali colite, aerofagia, gonfiore addominale, diarrea, dissenteria, stitichezza cronica con infiammazione dell'intestino crasso; nel trattamento decongestionante delle emorroidi.

Impacchi e decotti

I lavaggi con il decotto di piantaggine alleviano la congiuntivite e la blefarite. Si possono applicare impacchi di decotto su ulcere varicose, ferite che non cicatrizzano, bruciature. Si dice che le donnole per proteggersi dagli effetti del veleno dei serpenti prima di combattere contro di loro si strofinino sulla piantaggine.  In caso di punture di ragni, api, vespe, zanzare, scorpioni, sfregare con una foglia di piantaggine la zona colpita e applicare un cataplasma o una pomata di foglie.
Questo il decotto: far bollire 20 - 30 g di foglie e/o radice in un litro d'acqua per 3/5 minuti; se ne prendono da 3 a 5 tazze al giorno.
Per le applicazioni locali di foglie: disinfettare le foglie lavandole e scaldandole un minuto in acqua bollente, applicarle sulle ulcere o sulle ferite usando pinzette sterilizzate; fermare le foglie con una benda. Cambiarle 2 o 3 volte al giorno.
E infine l'infuso: 3 g di foglie in 1 dl di acqua, 2 o 3 volte al dì per disturbi intestinali, cistite, tosse e mal di gola con effetto tonico e idratante anche sulla pelle.

Letto 537 volte Ultima modifica il Venerdì, 02 Dicembre 2016 06:50

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