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Domenica, 27 Novembre 2016 18:33
Rimedi naturali - Il carciofo e i suoi fratelli

Rimedi fitoterapici per la depurazione del fegato

Sono numerose le piante, officinali o alimentari, capaci di agire depurando l’organo emuntorio per antonomasia, il fegato. Oltre alle conosciute "erbe amare" (rucola, ortica, cicoria), tra le principali ricordiamo carciofo, cardo mariano, tarassaco, fumaria, boldo. Le modalità di somministrazione spaziano dall’assunzione mediante alimentazione (per il carciofo) alla somministrazione in preparati fitoterapici, come i comuni estratti secchi acquistabili in erboristeria e farmacia sottoforma di capsule o estratti idroalcolici

Sono numerose le piante, officinali o alimentari, capaci di agire depurando il fegato Sono numerose le piante, officinali o alimentari, capaci di agire depurando il fegato

I cambi di stagione rappresentano un momento di transizione anche per il nostro organismo; in particolare, nel passaggio dall’inverno alla primavera, si trova a far fronte a una grande quantità di tossine accumulate a livello epatico durante la stagione fredda, complici l’alimentazione ipercalorica e la sedentarietà che hanno caratterizzato questo periodo. Si riscontrano, dunque, piccoli disturbi, quali astenia mattutina, stanchezza, sonnolenza postprandiale, cefalea, apatia, irascibilità, gonfiore addominale, difficoltà nella digestione. Un importante interessamento si ha anche a livello della pelle che si presenta opaca e grigiastra, talvolta, con la comparsa di brufoli o punti neri.

Il vuoto di fegato

Tale sintomatologia, da un punto di vista più olistico, e nella fattispecie, riferendosi alla millenaria Medicina Tradizionale Cinese, rientra nel quadro clinico definito “vuoto di fegato”, che indica una condizione di mancanza di Qi (energia vitale) a questo stesso organo. Sia la Fitoterapia classica che quella cinese o la stessa medicina occidentale, affrontano questo tipo di problematica agendo proprio a livello dell’organo interessato, attuando protocolli di depurazione.
Numerose sono le piante, officinali o alimentari, capaci di agire depurando l’organo emuntorio per antonomasia, il fegato, per l’appunto. Oltre alle conosciute "erbe amare" (rucola, ortica, cicoria), tra le principali ricordiamo carciofo, cardo mariano, tarassaco, fumaria, boldo. Le modalità di somministrazione spaziano dall’assunzione mediante alimentazione (per il carciofo) alla somministrazione in preparati fitoterapici, come i comuni estratti secchi acquistabili in erboristeria e farmacia sottoforma di capsule o estratti idroalcolici. Tuttavia, la migliore modalità di depurazione rimane il drenaggio; in commercio vi sono numerose varianti di drenanti da diluire in acqua e assumere nell’arco della giornata.

• Carciofo


La Cynara scolymus, volgarmente Carciofo, è una pianta appartenente alla famiglia delle Asteraceae, comunemente utilizzata come alimento nella tradizione mediterranea. Il suo più importante principio attivo, la cinarina, presenta uno spiccato effetto coleretico e colagogo, dimostrandosi efficace nel miglioramento di colestasi, dispepsia e disturbi epatici. Numerosi studi hanno messo in luce, inoltre, un interessante effetto ipolipidemizzante della cinarina stessa che sarebbe in grado, in particolare, di inibire sia la biosintesi del colesterolo che la perossidazione lipidica, riducendo, dunque, gli effetti negativi dello stress ossidativo ed esplicando un effetto epatoprotettivo globale  


• Cardo mariano
Il principio attivo del Silybum marianum, volgarmente Cardo mariano è la silimarina, composto isomerico di silibinina, isosilibinina, silicristina e silidianina, i principali flavonolignani estratti dai frutti del Cardo mariano. Ampiamente apprezzata nella clinica occidentale, la silimarina è largamente utilizzata per il trattamento del danno epatico su base tossica, terapia di supporto in caso di infiammazioni croniche e cirrosi. Recenti ricerche hanno sottolineato l’interessante effetto antiossidante e ipolipidemizzante della silimarina, oltre alla sua azione depurativa e antiossidante agisce sulla remissione della steatosi epatica mediante regolazione del metabolismo lipidico.

• Tarassaco


Il Traxacum officinale, volgarmente Tarassaco comune, è una pianta a fiore appartenente, come carciofo e cardo mariano, alla famiglia delle Asteraceae. Tra le principali molecole   si ritrovano: derivati dell’acido taraxinico, triterpeni e steroidi, flavonoidi e vitamine B1, B2, C ed E (nella foglia); sesquiterpenlactoni, acido taraxinico e taraxacolide, taraxacosidi, acido linoleico (nella radice). Piuttosto conosciuto in passato per le sue proprietà medicamentose, il tarassaco è stato ampiamente utilizzato sia nella tradizione culinaria che nella medicina popolare, dove viene impiegato nell’omonima tarassacoterapia. Negli anni, la ricerca scientifica ha confermato gli effetti benefici attribuiti al tarassaco dalla Fitoterapia popolare, sottolineandone una spiccata azione di protezione a livello epatico.

Il potenziale inibitorio degli estratti

Le tre piante sopracitate rappresentano alcuni tra i principali rimedi fitoterapici utilizzati per la detossificazione del fegato. Un interessante lavoro scientifico in vitro pubblicato sulla rivista Phytomedicine ha, infatti, sottolineato il potenziale inibitorio degli estratti di carciofo, cardo mariano e tarassaco, associati al boldo, su enzimi chiave coinvolti nella patogenesi della sindrome metabolica. Lo studio era volto a valutare gli effetti di un prodotto commerciale a base dei quattro rimedi in questione nel promuovere le fisiologiche funzioni di fegato e colecisti.
 
• Boldo
E' una pianta originaria del Sud America appartenente alla famiglia botanica delle Monimiaceae, Ordine delle Laurales. Contiene monoterpeni, flavonoidi e alcaloidi (di cui il principale è la boldina), che nel complesso esercitano azione lassativa blanda e antiemetica. I primi studi scientifici furono elaborati dall’osservazione della natura: le capre che si nutrivano di questa pianta non andavano incontro a malattie epatiche

• Fumaria


La Fumaria era già nota nell’antichità come regolatrice delle vie biliari. Dioscoride e Galeno ne apprezzavano le proprietà benefiche sulla depurazione del sangue e prescrivevano la Kapnion (Gr.= fumo) per le malattie del fegato, per l’itterizia e per la dermatosi. Nel 1500, veniva chiamata Fumus Terrae perché si credeva fosse generata dalle emanazioni di vapore emesse dal terreno che, dopo la pioggia, consolidandosi, assumevano aspetto di piante. Tale tradizione si è mantenuta anche oltreoceano: nell’America settentrionale, infatti, si credeva che non nascesse da un seme ma fosse un’emanazione della terra, ed il nome Fume Root descrive il modo con cui il fogliame verde bluastro si allarga sul terreno simile ad una nuvola di fumo. Nella metà del XVII secolo, ci  si soffermava sugli effetti benefici della Fumaria per la vista, quando assunta sotto forma di succo fresco, mentre, nel 1885, si considerava il fitocomplesso specifico delle affezioni addominali. Secondo la tradizione popolare, la Fumaria assicura lunga vita, insieme al Frassino ed all’Angelica.  Attualmente, in Germania, la Fumaria officinalis è approvata per l’indicazione: “coliche che interessano la colecisti e le vie biliari, insieme al tratto gastrointestinale”.
E’, tuttavia, da non trascurare l’utilizzo tradizionale della Fumaria per affezioni dermatologiche, quali crosta lattea, eczema, scabbia. A scopo terapeutico si utilizzano le parti aeree e le sommità fiorite. Tra i principi attivi ritroviamo alcaloidi del gruppo della berberina e della protropina, acidi fenolici, flavonoidi, mucillagini, Sali di potassio, esacosanolo, sostanze amare.
Presenta proprietà drenante e depurativa, coleretica,  antispasmodica, ipotensiva, lievemente diuretica e lassativa, regolatrice del flusso biliare, sudorifera, anti-eczematosa, antiserotoninica, antiemicranica, antinfiammatoria, antiaritmica (batmotropa negativa). Oltre alle affezioni epatiche,  è utilizzata anche in dermatologia per il trattamento di acne, eczema, seborrea, pitiriasi, dermatiti, dermatosi allergiche, psoriasi.
Controindicazioni ed effetti collaterali: l’abuso può provocare sonnolenza, aumento della pressione intraoculare ed edema, eccitamento e convulsioni, diarrea.
È sconsigliato in soggetti glaucomatosi, in gravidanza ed allattamento; nella gastroduodenite, in quanto è un fitocomplesso amaro; per il contenuto di alcaloidi si consigliano cicli brevi di trattamento (ipotensione arteriosa).


 (Tratto da: Tesi per Master in Fitoterapia ed Erboristeria “Approccio olistico alle Intolleranze alimentari” di Giuseppe Annunziata).

Letto 476 volte Ultima modifica il Venerdì, 02 Dicembre 2016 06:37

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