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Domenica, 11 Dicembre 2016 18:16
Laghi Gemelli

Acque pure come un amore impossibile

Un fuoriporta per chi ama la montagna. Quella vera. Una destinazione che si trova a un centinaio di chilometri da Milano e regala emozioni pure. Come l'aria che si respira

Una giornata trascorsa sulle rive dei laghi Gemelli, a qualche centinaio di metri dal Passo di Mezzeno, a 2114 metri di altitudine concilia con lo spirito (i paesaggi che si ammirano sono straordinari) con la salute (si tratta di una passeggiata di circa cinque chilometri che porta da circa 1600 metri dal punto di partenza sino al rifugio) e con i sensi (la gastronomia in zona è da provare).

La fontana dedicata a Vittorio Emanuele II

La direzione è quella di Foppolo, ma superata Piazza Brembana si deve deviare per Roncobello e salire sino alle baite di Mezzeno. Già il tragitto da Roncobello a Mezzeno è un'esperienza sensoriale. Si è immersi in una magnifica selva dominata da alti picchi, in cui abeti bianchi, faggi, e mille altre essenze montane danno spettacolo. Di colori e di profumi. La pineta da sola vale la giornata. Nella frazione di Capovalle, val la pena fare una breve sosta per visitare la chiesetta della Madonna della Neve e per il rifornimento d'acqua dalla fontana dedicata a Vittorio Emanuele II. Giunti alle baite di Mezzeno e parcheggiata l'auto (1600 m), si comincia a salire lungo il sentiero che porta alle prese dell'acquedotto. A quota 1800 metri si incrocia un sentiero che conduce ai Tre Pizzi. Non bisogna imboccarlo, naturalmente. La direzione per i laghi Gemelli è indicata su una roccia di granito che invita a una sosta.

Il passo di Mezzeno e la croce di ferro

Superata la baita delle Foppe (1933 m) e quella della Croce si affronta un ripido pendio che conduce al passo di Mezzeno (2142 .m). La vetta è dominata da un crocifisso di ferro alto più di tre o quattro metri, eretto in ricordo di una coppia del luogo, marito e moglie, veri amanti della zona. Alla base del crocifisso, una targa contiene un invito al silenzio che conduce alla scoperta della vera essenza della montagna e quindi della vita. Qui si respira spiritualità. Sarà che il cielo è più vicino, che sembra di poterlo toccare con una mano, di accarezzarlo. Sarà anche che qualche camoscio, per nulla intimidito, ogni tanto guarda incuriosito lo strano incedere degli escursionisti. E che dire dei tassi che ogni tanto attraversano i pascoli, per poi sparire all'improvviso.  Il panorama è spettacolare, da qualsiasi parte gli occhi ruotino è una bellezza incomparabile.

La visione dei laghi Gemelli

Dal passo si può godere di un'ottima visuale sui Laghi Gemelli, e sulla corona di picchi che li circondano. Come il Pizzo del Becco posto a mo' di sentinella aldilà della valle (2507 m), che domina il paesaggio con i suoi ripidissimi dirupi. La zona è conosciuta col nome di "altopiano dei laghi" a causa della presenza di una decina di laghi artificiali a poca distanza tra loro. I laghi Gemelli sono due limpidi specchi d’acqua. Una volta erano separati da una stretta lingua di terra. Poi, con la realizzazione della diga e con l'innalzamento del livello delle acque si sono fusi in un solo bacino.  Tornano a essere gemelli, quando il livello dell'acqua scende. Attorno alla loro origine esiste una leggenda che narra le vicende della figlia di un ricco possidente di Branzi. La giovane era innamorata, ricambiata, di un pastore della Valle Taleggio, poco distante.

L’amore impossibile

Il loro amore era però ostacolato dalla famiglia della ragazza che era stata da tempo promessa dal padre a un proprietario di fucine della Val Fondra, ricco e influente nella zona. La giovane era condannata a passare il resto della sua vita assieme a un uomo che non amava e non avrebbe mai amato. Così la ragazza, che non si era affatto rassegnata, cominciò a non mangiare più e a fingere di essere uscita di senno. Nessuno avrebbe sposato una pazza. Il padre allora interpellò tutti i medici della zona e, insoddisfatto dei risultati, consultò persino i luminari di Bergamo senza risultato.

La beffa

Un giorno qualcuno bussò alla porta della casa della ragazza. Si presentò come medico. Anche se all’apparenza non sembrava affatto un uomo di scienza. Pur di salvare la figlia, il padre accettò permise a quello strano personaggio di visitarla quasi ogni giorno. Tra lo stupore generale, la ragazza cominciò a migliorare. Qual era la terapia adottata? Il medico altri non era se non il pastore che, camuffando la sua vera identità, trascorreva intere giornate con la sua bella.

La fuga

Il gioco però non durò a lungo. Se i due fossero stati scoperti ne avrebbero pagato le conseguenze. Così decisero di scappare. Una notte, lasciarono di nascosto il paese. Per evitare di essere scoperti, scelsero di seguire la strada delle montagne. Dopo poche ore, dalle valli salì furioso il suono delle campane a martello. Erano quelle di Branzi. La loro fuga era stata scoperta.  Alle pendici del monte Farno, la ragazza, nel superare un tratto piuttosto impervio, cadde e batté la testa contro una roccia. Il pastore allora, dopo aver cercato inutilmente di farla rinvenire, la prese tra le sue braccia e si mise a correre su per la montagna, incurante dei pericoli. All'improvviso, i due poveri innamorati precipitarono in un ghiaione, stretti in un abbraccio disperato. Nel luogo dove caddero, si aprirono due conche dalle quali cominciarono a sgorgare due polle d’acqua limpida che, in breve, formarono due laghetti quasi uguali: i laghi Gemelli, appunto.

Il rifugio

Dopo averli costeggiati, si arriva sino fino al rifugio detto proprio dei Laghi Gemelli (1961 m) di proprietà del CAI di Bergamo. Il rifugio è sempre molto pulito e ha una cucina che offre una vasta scelta di piatti. Da provare assolutamente i casoncelli bergamaschi, la polenta con funghi e salciccia, oppure le foiade ai funghi, pappardelle di farina nera, pasta allo strachitunt o al taleggio, al ragù di carne o di selvaggina. Tra le carni, sempre accompagnate dalla polenta, si possono gustare lo stracotto d’asino o di selvaggina, gli arrosti, oppure lo stufato di Lenna, un tradizionale piatto, rievocato da un’antica ricetta, che veniva servito ai viandanti nelle osterie di Lenna. Tra i dolci, la polenta cotta alla vaniglia, assolutamente divina.  Attenzione, resta chiuso nel periodo invernale, ma dalla primavera in poi è uno spettacolo. Info: http://www.rifugiolaghigemelli.it

Letto 501 volte Ultima modifica il Mercoledì, 14 Dicembre 2016 08:20

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