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Sabato, 10 Dicembre 2016 18:41
Non solo I. Q.

“Come” sono intelligente

Lo psicologo americano Howard Gardner, all’inizio degli anni ’8O, ha elaborato la sua teoria sulle intelligenze multiple secondo la quale misurare solo la quantità di intelligenza è molto limitativo. Esistono anche e soprattutto le qualità dell’intelligenza, non rilevabili con I. Q., ma certamente più individualizzanti (non il “quanto”, ma il “come”)

Esistono anche e soprattutto le qualità dell’intelligenza, non rilevabili con I.Q Esistono anche e soprattutto le qualità dell’intelligenza, non rilevabili con I.Q

Secondo Wikipedia l’intelligenza è “la capacità di ragionare, apprendere, risolvere problemi, comprendere a fondo la realtà, le idee, il linguaggio”. Tutto qui?
Fino a non molti anni fa l’unità di misura dell’intelligenza era l’I.Q., il Quoziente Intellettuale, un numero derivante dal rapporto tra età mentale (ricavata dalla somministrazione di appositi test, quali Stanford Binet, Wais) ed età cronologica, moltiplicato per 100. Il valore 100 era considerato il valore medio di intelligenza della popolazione.
Poi l’illuminazione dello psicologo americano Howard Gardner, all’inizio degli anni ’80, e la sua teoria sulle intelligenze multiple: misurare solo la quantità di intelligenza è molto limitativo; esistono anche e soprattutto le qualità dell’intelligenza, non rilevabili con I.Q., ma certamente più individualizzanti (non il “quanto”, ma il “come”).
Sulla scia di questa intuizione, si muovono persino scrittori e registi: a modo loro, intendono dimostrare che anche un basso livello di I.Q. può portare a buoni risultati nella vita, o viceversa.
In “Rain man”, pellicola del 1988, si scopre che il protagonista, affetto da autismo e ritenuto un incapace, possiede una straordinaria dote nel ricordare numeri ed eseguire calcoli complicati, che gli fa vincere forti somme al Casinò di Las Vegas. Se rapportiamo questo tipo di intelligenza alla scrittura, possiamo dire che l’ipotetica grafia del protagonista, con una non comune propensione per la matematica, corrisponderebbe a una scrittura di piccole dimensioni, unita alla presenza costante di lettere legate l’una all’altra.



Forrest Gump, personaggio principale dell’omonimo film del 1994 ha, da bambino, un I.Q. di 85 che non gli permette di frequentare la scuola pubblica, però nella vita diventa campione sportivo, va all’Università, si laurea, si salva nella guerra del Vietnam e infine diventa milionario con la pesca dei gamberi.
La sua evidente propensione per lo sport, in genere, corrisponde a una scrittura grande e con allunghi inferiori pronunciati.


Una vicenda un po’ diversa ma reale: un I.Q. di circa 150, quello di John Forbes Nash jr, uno dei matematici americani più brillanti del ‘900, la cui storia è portata sullo schermo nel 2001 dal regista Ron Howard nel film “A beautiful mind”. Allo scienziato, la forma di schizofrenia paranoide che per anni offusca l’intelligenza e la creatività e lo costringe a frequenti ricoveri in ospedali psichiatrici, complica enormemente la vita, il lavoro e i normali rapporti umani. Ciononostante gli viene assegnato, nel 1994, il Premio Nobel. Le lettere legate l’una all’altra, cioè tracciate senza sollevare la penna dal foglio, caratterizzano l’intelligenza sintetica, razionale, logica, tipica degli scienziati come Nash.


Ultima citazione, direttamente da Oliver Sachs, professore di neurologia all’Albert Einstein College of Medicine di New York. Nel libro “L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello” (ed. italiana 1985), cita il caso di un suo paziente, un certo dottor P., eminente musicista e cantante, pittore di talento e dotato di ottima vista che non è, però, in grado di riconoscere il viso delle persone, che scambia per oggetti e viceversa. Alla ricerca del proprio cappello, nello studio di Sachs, egli allunga la mano e afferra la testa di sua moglie cercando di sollevarla e di calzarsela sulla testa.
Le doti musicali, che indubbiamente dovevano appartenere al dottor P., sono messe in evidenza, secondo la psicologia della scrittura, dalla grafia fluttuante (cioè che alterna grafemi grandi e piccoli in una stessa parola), unita alla scattante (lettere che sbalzano al di sopra e al di sotto della linea di base del rigo) e all’ascendente (v. sopra).
Un ruolo non indifferente nella qualificazione dell’intelligenza è giocato anche dal sesso di appartenenza. È scientificamente dimostrato, infatti, che il cervello maschile e quello femminile hanno architetture agli antipodi, ragionano in maniera totalmente opposta. Studi riportati nella rivista 'New Scientist' affermano: “Le donne hanno un'organizzazione cerebrale che le rende più brave a prendere decisioni e a concentrarsi maggiormente sulle emozioni. Gli uomini invece sono più indirizzati dalla loro stessa materia grigia verso la materialità e l'azione”.


Quindi anche i loro tipi di intelligenza hanno delle valenze diverse, dalle quali non si può prescindere, come dimostra lo psicologo francese Simon Baron-Cohen, nel suo libro “Questione di cervello” (2004). Analizzate le differenze tra cervello maschile e cervello femminile, propone un test fotografico per individuare chi possiede un’intelligenza sociale o “empatia”, cioè la capacità di svolgere bene ogni ruolo che la richieda, e giunge alla conclusione che, generalmente, per questo test, le donne riescono a dare risposte esatte meglio degli uomini. Indicatrice di empatia è la scrittura oscillante (cioè con gli assi delle lettere che tendono progressivamente ad allargarsi a ventaglio), unita ad assottigliamenti delle linee ascendenti e alla presenza di aste curve.


Altri esempi:
Lettere grandi, sopra la media, tracciate in modo non conforme al comune modello calligrafico (antimodello), con andamento fluido (cioè con la penna che scorre velocemente sul foglio) e rigo ascendente (cioè che sale da sinistra verso destra), sono generalmente indice di spiccata creatività artistica.


Una propensione generica per l’arte, sotto qualunque forma, è indicata anche dagli occhielli (lettere a, o, d, g, q) scoperti in alto, cioè non completati nella parte superiore.


L’insieme dei segni "legata" e "fluida" (v. sopra per la definizione di entrambi) caratterizza invece l’intelligenza degli scrittori.









In conclusione, non può esistere una definizione universale di intelligenza, bensì esistono molteplici tipologie di intelligenza che fanno sì che ciascuno, diverso dall’altro, con le sue doti e le sue imperfezioni, sia semplicemente se stesso.

Letto 324 volte Ultima modifica il Sabato, 10 Dicembre 2016 19:03
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